Un suggerimento al Quirinale: chiudere l’intera vicenda Minetti & co., assumendosene la ‘responsabilità istituzionale’
Come è del tutto ovvio, mai nemmeno per un istante mi sono illuso che qualcuno al Quirinale proponesse al Presidente di prendere in considerazione il mio suggerimento di “tagliare la testa al toro” e di chiudere l’intera vicenda Minetti & co., assumendosene la “responsabilità istituzionale” (o, se volete, morale) e chiuderla lì. Non farlo significherà, ma già significa continuare in questo parapiglia tra poteri e organi dello stato, al termine del quale l’unica cosa che resterà sarà la possibilità di tirare questo o quello in ballo alle prossime delezioni. Un parapiglia che rischia di risolversi in una annosa diatriba tra poteri dello stato e in una possibile assai dubbia “revoca” della grazia, una contraddizione in termini o la conferma della grazia, una “sconfitta” del Quirinale.
Non parlo del fatto che ci sarà inevitabilmente chi penserà che le cose dipendano da un Ministro ostile o incapace o da una Presidente del Consiglio inferocita per il referendum e i vari pasticci in cui è convolta lei stessa e il Governo o, ancora e tanto per cambiare, che il tutto dipenda dalla ben nota superficialità e “rossismo” dei Magistrati. Parlo, invece, del fatto che ci sarà chi (come me, tanto per essere chiari, ma anche se ho ben compreso il tono suadente con cui lo ha fatto “scappare”, il prof Zagrebelski a “in altre parole”) pensa e teme che il Presidente Mattarella sia stato fatto cadere in una trappola deliberata, fondata magari sul suo generoso interesse a difendere un bambino – che, vedrete, lo indurrà a non annullare la grazia – o perfino a non apparire come un nemico preconcetto dei Berlusconi & co. Una trappola, secondo me, costruita a tavolino per screditarlo e per “lanciare messaggi” sul futuro Governo.
Eh sì, perché troppe cose “strane” stanno accadendo in questi ultimi giorni: tutte cose che ruotano intorno ai soliti ben noti mestatori. A cominciare dalla rivendicazione fuori tempo ma orgogliosa (di che non so) per la quale l’aeroporto principale di Milano sia “chiamato” Berlusconi, per proseguire con la volgare e violenta convocazione a Cologno Monzese, sede di Mediaset, del cosiddetto segretario di Forza Italia per sostanzialmente cacciarlo e anche in malo modo. Anche quello della sede dell’incontro è un messaggio preciso: quello è il cuore dell’impero economico e poco trasparente di Berlusconi, il suo quartier generale costruito grazie ai tanti ammiccamenti con Craxi, la cui figliola, guarda caso, è stata nominata capogruppo (o capagruppo o, magari, capagruppa!) di Forza Italia, senza nemmeno informarne Tajani.
In quasi perfetta coincidenza, anzi giusto un soffio prima, della intervista-bomba della signora Salis (nel senso di Silvia), già denominata da gran parte della stampa come un «Elly, stai serena», al femminile, appunto. Qualcuno ha rilevato che, credo per la prima volta nella nostra lunga storia, stiamo assistendo ad una battaglia tra donne, che quanto a leggerezza e femminilità non sono esattamente il massimo. Una battaglia, a mio parere, violenta e quasi feroce, studiata per, raggiunga o meno quello scopo, conquistare Palazzo Chigi. Magari senza primarie, ma, perché no (e questo mi sconvolge personalmente)con la orrenda legge elettorale proposta dalle teste d’uovo della “Signor Presidente del Consiglio on.le Giorgia Meloni”. Una legge che, se ben capisco, potrebbe garantire la maggiorana assoluta, compresa l’elezione del Presidente della Repubblica, che, da un lato, potrebbe diventare una maggioranza eterna e, dall’altro, condizionerebbe la scelta dei membri della Corte Costituzionale e di moltissime altri cariche e incarichi dello stato. Un regime “autoritario costituzionale”: ne abbiamo inventate tante, perché non anche questa?
Dietro alcune di queste donne pugnaci, si cela vistosamente un gruppo di “pensatori politicanti” piuttosto evidente e sempre e da sempre uguale a se stesso: da Renzi a Bonaccini a Franceschini a eredi Berlusconi e magari perfino a Calenda, ammesso che un perché della sua esistenza esista. La battaglia è tanto più violenta e sarà tanto più sanguinosa, perché la Meloni alle spalle ha, bene che le vada, Buttafuoco e Zaia e Fazzolari, che, si dice, la Meloni considera un genio, ma certo poi ci sono i vari Mantovano, Bartolozzi, il granitico, e perciò intoccabile, Nordio , ecc.
Meno chiaro, a dire il vero, è chi dia una mano alla molto meno visibile, ma caparbia e decisa, signora Schlein, odiata da tutti (innanzitutto dai “suoi”) ma che rivendica un indubbio successo nella guida del PD e il sostegno di una delle pochissime persone perbene della nostra vita politica, come Bersani. Ma che ha almeno due nemici giurati: Renzi (e tutta la sua scia dentro e fori il PD) e il solito Giuseppi (e, badate, anche questo è importante) Conte, che però credo abbia ormai finalmente capito che spazi non ne ha e quindi comincerà a scalciare come un cavallo imbizzarrito, appena tornerà in scena dalla parentesi ospedaliera, spero superata e innocua per il futuro.
Ma ora, ecco la novità, arriva anche la potenza di fuoco della famiglia Berlusconi, che sta chiaramente manovrando per costruire, ovviamente senza Tajani, con Renzi e Salis e vari transfughi del PD un ennesimo “centro”, una ennesima Democrazia Cristiana, dove la relativamente piccola Forza Italia (rigenerata) potrebbe nonché determinare la linea del Governo (specie nella sua parte più affaristica e di … comunicazione), essere decisiva nella elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Che poi la “famiglia” sia solo un imitazione dei ben noti Musk, Bezos, Zucherberg, ecc. è anche nella logica della sostituzione strutturale del potere economico a quello politico. Molto più brutale e rozzo da noi, ma insomma la pappa è quella.
In questa situazione, per spiegare le mie affermazioni iniziali, è del tutto logico il tentativo di spiazzare o indebolire Mattarella, se non altro per avere le mani più libere senza i suoi puntuali interventi. Tanto più che lo stesso Mattarella è, ora come ora, tenuto stretto al collo dalla follia del decreto legge che corregge il decreto legge convertito in legge perché la conversione in legge dell’ultimo decreto legge (sembra uno scioglilingua, ma purtroppo non lo è) non è affatto sicura. Anzi: è una promessa molto poco affidabile, che comunque è già vinta (se così si può dire) dal Governo perché la formulazione del decreto ultimo è tale che non esclude affatto un “uso improprio” degli avvocati, anche se in teoria, aggiunge anche altre figure e anche se da una frase contorta si potrebbe evincere che il tutto sarebbe indipendente dall’effettivo rimpatrio del migrante.
E dunque, in questo mostruoso pasticcio di politicanti, ribadisco il mio modesto suggerimento al Presidente: interrompa questa commedia forsennata, per riacquistare quelle mani libere che ha finora usato in maniera egregia.
