È questa, ormai, l’immagine del nostro Paese…
La scorsa notte, l’ho passata praticamente in bianco. Non perché soffrissi di insonnia, ma per un sogno, forse un incubo che mi tormentava: appena mi appisolavo, l’incubo tornava implacabile.
Sono in un aereo di quelli moderni enormi, dove mettono 5 o 600 passeggeri disposti a strati e quasi alla fine di quel viaggio, la voce del comandante esce chiara dagli altoparlanti: «Signore e Signori tra pochi minuti atterreremo all’aeroporto Silvio Berlusconi di Milano, allacciate le cinture» … e sobbalzavo nel letto con gli occhi sgranati, tormentato dalla risata, sommessamente discreta, degli altro 599 passeggeri.
È questa, ormai, l’immagine del nostro Paese, anzi, come dice la “Premier” – nominata da re Carlo III, suppongo – della nostra “nazzione”, che poi pronuncia Morettì o Montanà, due vocaboli perfettamente italiani, ma non Jessicà. Siamo, insomma, identificati con un uomo, se volete unico e geniale, benefattore dell’umanità, ma anche dedito a distrazioni di dubbia legittimità e di “dubbissima” eleganza, a conflitti di interesse mostruosi, di frodi fiscali conclamate e passate in giudicato, di inefficienza nel governo del Paese e della sua economia (“i ristoranti sono pieni … “, Novembre 2011) e così via … tra qualche settimana “parte” il processo “nipote di Mubarak 3”.
E neanche a farlo apposta, i giornali sono pieni delle vicende di una organizzatrice o partecipe della scoperta di quella parentela e di altro, poi condannata per i reati di peculato e sfruttamento della prostituzione, salvo ad esserne, oggi, graziata.
È l’immagine molto realistica di un Paese in cui ogni anno sono evase, o semplicemente non pagate grazie a condoni vari, 100 miliardi di tasse, mentre, sforate le previsioni di bilancio (come ho già notato grazie a ragionieri non proprio bravissimi), il Governo approva, dopo ben quattro anni dall’insediamento, un piano casa decennale, che vedrà quest’anno (sic!) la consegna di 60.000 case ristrutturate e sgomberate da vendere o fare riscattare a chi ne avrà bisogno. Statene certi e preparate i pacchi per il trasloco, ci pensa, nonostante l’opposizione di Giuli, il solito superpagato Commissario straordinario!
Naturalmente gli eventuali debiti necessari per fare ciò (traslochi, impacchettamenti, magari qualche riverniciatura, ecc.) e magari anche un acquisto o riscatto scontatissimi di quelle case, saranno realizzati dai cittadini mediante un «indebitamento strategico», suggerito cinicamente dal capintesta della Banca Intesa, messo a tacere da una Gabanelli letteralmente inferocita, davanti ad un Vespa attonito e stordito.
È il Paese dove, per imperscrutabili motivi di polemica con il direttore della Biennale di Venezia, la “giuria” che dovrebbe assegnare il premio, si dimette in blocco, non prima di avere affermato che comunque mai avrebbe dato il premio a Russia o Israele … oh, bene, queste sì che sono giurie, rassicuranti, sicure, chiare, trasparenti. C’era bisogno degli “ispettori” di Giuli per dire la bannalità per cui escludere a priori dei “premiandi” non è molto equo? Per tacere del fatto che a quel punto molti altri avrebbero dovuto essere esclusi a priori, a partire dagli USA.
Analoghe, queste giurie, a quelle (definite magari arbitri!) che si dimettono o vengono costrette a dimettersi, per presunti favoreggiamenti vari, in un ambiente del calcio che puzza di bruciato lontano mille miglia. Ma, si sa, quello è un gioco di squadra, si dice, dove necessariamente circolano molti soldi – e quindi usarne un po’ in modo creativo non fa male a nessuno! – diversamente dagli altri “sport” specieindividuali o simili, dove invece ciascuno deve fare da sé e senza soldi. Si allude, immagino, al mito italiano, invitato due volte ma andato solo una, dal Capo dello Stato, per complimentarsi dei suoi successi, ma che casualmente risiede nel Principato di Monaco (perché ci sono molti campi da tennis) oppure come l’autista della Mercedes (perché ci sono molte piste, immagino) o come il motociclista questo o quello, magari a Londra dove è più chic anche se meno economico e così via, passando per gli sciatori, i pattinatori, i corridori, ecc.
Tutti difensori di uno “sport” che da decenni non è più sport, sia per i soldi che direttamente o indirettamente vi ruotano attorno, sia perché senza quei soldi come mai potrebbe uno allenarsi tutti i giorni per anni, per guadagnare un centesimo di secondo sul record precedente?
È il Paese dove un Governo, finalmente dopo quattro anni, protesta debolmente contro l’aggressione di Israele a una flottiglia di illusi (e anche illusòri, a dire il vero) assolutamente innocua e nel pieno diritto di andare a Gaza, attraversando il mare libero, che fino a prova del contrario, non è territorio di Israele. Protesta peraltro solo con blande parole, mentre i nostri meravigliosi Marina e Aviazione e Esercito sono tutti già in vacanza sulla Costa Smeralda a 5/600 euro la settimana pensione completa; del resto, come dice Tajani, “mica possiamo fare guerra a Israele!”. Taccio sulla “diplomazia” ormai purtroppo inesistente: peccato perché la nostra diplomazia è, o era, una delle migliori del mondo e, certamente fino a qualche anno fa, una delle più cólte. Ma se poi la politica estera si limita ancora una volta a cercare di favorire il porto di Trieste solo per danneggiare Marsiglia nei rapporti con l’India, si rivela cosa da cortile e antieuropea, cioè dannosa per l’Italia tutta.
È il Paese dove un mirabile Governo ha realizzato la sostanziale piena occupazione, ben descritta dalla gelidamente crudele vignetta di ElleKappa, oggi.
È il Paese dove una bella signora, sempre perfettamente pettinata e truccata, va da Fazio a dire, come titolava un giornale: «Elly, stai serena», al seguito di un gioco che lei pe prima indica come rivolto principalmente al partito di proprietà dei Berlusconi e, pare, orchestrato dai soliti furbissimi Renzi, Franceschini, Picierno, Bonaccini e via “accentrandosi” … verso destra. Scopo? fregare Schlein e contribuire al risciacquo della immagine non proprio limpida di un Berlusconi, del quale oggi molto si parla, grazie alla sua igienista dentale.
È il Paese dove stupisce anche il Capo dello Stato, vecchio democristiano aperto e attento benché democristiano fino alla suola delle scarpe, che però non sembra cogliere l’occasione per dimostrarsi il vero (l’unico in Italia) statista che è.
Lo capisce chiunque, infatti, che ogni ora, ogni giorno che passa la sua immagine (e quindi quella dell’Italia, già non proprio luminosa) si annebbia, si ingiallisce, si deteriora … ormai il guaio è fatto e uno statista come lui deve semplicemente agire da statista, tagliando la testa al toro, uscendo dalla canea da pollaio, anzi, uscendo dal pollaio: convocare una conferenza stampa al Quirinale e assumere su di sé ogni responsabilità “a prescindere”. E, in none della dignità sua e del nostro Paese dire: “me ne assumo tutta la colpa, anche un Presidente può sbagliare” e magari aggiungere con fermezza “ho ordinato ai dipendenti del Quirinale di esaminare al più presto, lavorando giorno e notte corazzieri inclusi, tutte le pratiche di grazia perché io possa entro due mesi esaurirne l’arretrato.
Coerente, così, al magnifico monologo di Stefano Mazzini, detto seccamente, ma con il cuore visibilmente sanguinante ad un Presidente che non può non esserne colpito al cuore.
Ma intanto che ciò (non) accada: “allacciate la cintura”!
