La convergenza di crescente militarizzazione e aumento della fame non è casuale. Mostra un mondo formato da conflitti, disuguaglianza e priorità politiche che favoriscono la sicurezza attraverso la forza sulla sopravvivenza umana

 

Nel 2025, l’ordine globale ha rivelato un acuto paradosso. I conflitti armati, la rivalità geopolitica e la preparazione militare hanno portato la spesa militare mondiale a un 2,887 trilioni di dollari senza precedenti. Nel frattempo, la fame ha rafforzato la presa sulle popolazioni più a rischio. Due terzi di tutte le persone che affrontano un’insicurezza alimentare acuta – circa 266 milioni – sono concentrate in soli dieci paesi, la maggior parte devastati dal conflitto.

Questa convergenza di crescente militarizzazione e aumento della fame non è casuale. Mostra un mondo formato da conflitti, disuguaglianza e priorità politiche che favoriscono la sicurezza attraverso la forza sulla sopravvivenza umana. I dati delle Nazioni Unite e dell’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI) dipinge un quadro che fa riflettere: un sistema globale in cui le risorse per la guerra si espandono anche se la capacità di nutrire il mondo diminuisce.

La geografia della fame: il conflitto come epicentro

L’ultimo rapporto globale sulle crisi alimentari, sostenuto dalle agenzie delle Nazioni Unite, dall’Unione europea e dai partner internazionali, conferma un notevole cambiamento nella fame globale. Non è più diffuso o episodico ma concentrato, persistente e sempre più strutturale.

Nel 2025, 266 milioni di persone in 47 paesi hanno sperimentato alti livelli di insicurezza alimentare acuta, secondo il rapporto delle Nazioni Unite. Più sorprendente è la concentrazione: due terzi di queste persone vivono in soli dieci paesi, come evidenziato nello stesso rapporto.

Questi includono l’Afghanistan, la Repubblica Democratica del Congo, il Sudan, il Sud Sudan, lo Yemen, la Siria, la Nigeria, il Pakistan, il Bangladesh e il Myanmar, secondo il rapporto delle Nazioni Unite sulla fame globale.

Queste non sono posizioni casuali. Sono prevalentemente zone di conflitto o stati fragili definiti da instabilità politica, violenza e collasso economico.

Il conflitto persiste come il singolo più grande motore della fame, rappresentando più della metà di tutti i casi gravi di insicurezza alimentare a livello globale, secondo la valutazione sostenuta dalle Nazioni Unite.

Questa concentrazione denota una trasformazione pericolosa. La fame non è più un’emergenza umanitaria temporanea, ma si sta radicando in crisi prolungate. Come ha osservato una valutazione delle Nazioni Unite, l’insicurezza alimentare oggi è “persistente e ricorrente”, una caratteristica strutturale delle società colpite dal conflitto piuttosto che uno shock episodico. Iscriviti

Dalla crisi alla catastrofe

L’approfondimento della gravità della fame è visibile nell’emergere di condizioni di carestia. Nel 2025, è stata dichiarata la carestia sia in Sudan che a Gaza, uno sviluppo allarmante non visto nelle precedenti edizioni del rapporto globale.

In più regioni, 1,4 milioni di persone hanno affrontato una fame catastrofica e 35,5 milioni di bambini erano gravemente malnutriti, quasi 10 milioni gravemente, secondo i dati umanitari delle Nazioni Unite.

Molteplici shock di rinforzo stanno aggravando la crisi: conflitti armati, estremi climatici come siccità e ondate di calore, instabilità economica e inflazione e declino degli aiuti umanitari.

I finanziamenti umanitari per l’assistenza alimentare sono diminuiti drasticamente nel 2025, con un calo del 39% dei finanziamenti del settore alimentare e almeno un calo del 15% dell’assistenza allo sviluppo, secondo l’analisi delle Nazioni Unite.

Le implicazioni sono chiare: anche se la fame si intensifica, la risposta globale si sta indebolendo.

Clima, conflitto e debolezza dei sistemi alimentari

Al di là della guerra, il cambiamento climatico accelera il crollo dei sistemi alimentari. Il caldo estremo, le piogge irregolari e il degrado ambientale riducono i raccolti, uccidono il bestiame e minano la pesca.

Un recente rapporto legato alle Nazioni Unite ha avvertito che i sistemi alimentari globali vengono “spinti al punto di sta” dall’aumento delle temperature, minacciando i mezzi di sussistenza di oltre un miliardo di persone.

Parallelamente, gli shock geopolitici come le interruzioni delle forniture di fertilizzanti a causa del conflitto aumentano i costi di produzione e minacciano i raccolti futuri.

Il risultato è un pericoloso ciclo di feedback:

1. Il conflitto interrompe la produzione e le catene di approvvigionamento.

2. Il cambiamento climatico riduce la resilienza agricola.

3. Gli shock economici limitano l’accesso al cibo.

4. La fame alimenta l’instabilità e ulteriori conflitti.

L’aumento della spesa militare globale

Mentre la fame si approfondisce, la spesa militare globale continua la sua inesorante salita. Secondo SIPRI, la spesa militare mondiale ha raggiunto 2,887 trilioni di dollari nel 2025, segnando l’11° anno consecutivo di crescita.

Le tendenze chiave includono un aumento del 2,9% a termine rispetto al 2024. La spesa militare equivale al 2,5% del PIL globale, il più alto dal 2009, che costituisce un aumento del 41% nell’ultimo decennio.

Ancora più rivelatrice è la distribuzione regionale di questa crescita: Europa: +14%; Asia e Oceania: +8,1%; Stati Uniti: –7,5% (un calo temporaneo legato alla riduzione degli aiuti all’Ucraina). Ma il calo della spesa statunitense non ha ridotto i totali globali. È stato compensato dall’aumento delle spese altrove, specialmente tra gli alleati degli Stati Uniti e le regioni colpite dal conflitto.

Il Triangolo del Potere: USA, Cina e Russia

La concentrazione della potenza militare corrisponde alla concentrazione della fame, anche se al contrario.

I tre maggiori spender militari sono gli Stati Uniti, la Cina e la Russia. Insieme, hanno rappresentato 1,488 trilioni di dollari, o il 511% della spesa militare globale. Questa concentrazione sottolinea un sistema globale dominato dalla competizione delle grandi potenze, in cui la rivalità strategica spinge verso l’alto i bilanci della difesa.

La spesa militare della Cina ha continuato la sua espansione a lungo termine, aumentando del 7,4% a 336 miliardi di dollari, mentre la Russia ha aumentato la sua spesa a 190 miliardi di dollari, equivalenti al 7,5% del suo PIL.

Nel frattempo, gli Stati Uniti sono rimasti il più grande spenditore a 954 miliardi di dollari, nonostante il loro temporaneo declino.

Il riarmo dell’Europa e l’accumulo strategico dell’Asia

L’aumento della spesa militare in Europa riflette un grave cambiamento geopolitico guidato dalla guerra e dall’insicurezza. Ha raggiunto 864 miliardi di dollari nel 2025. La Germania da sola ha aumentato la spesa del 24%, superando l’obiettivo del PIL del 2% della NATO per la prima volta dal 1990.

Questi sviluppi sono dettagliati nei risultati di spesa europei di SIPRI.

In Asia e Oceania, la spesa regionale ha raggiunto 681 miliardi di dollari. La crescita è stata la più rapida in oltre un decennio.

Paesi come il Giappone, l’India e Taiwan stanno espandendo le loro capacità militari tra la crescente incertezza sugli accordi di sicurezza e sull’equilibrio regionale.

La militarizzazione dell’insicurezza

L’aumento simultaneo della fame e della spesa militare non è un caso. Riflette come l’insicurezza è definita e affrontata a livello globale.

Gli Stati stanno rispondendo all’insicurezza principalmente attraverso mezzi militari: aumentare i budget per la difesa; espandere le forze armate; e finanziare sistemi d’arma avanzati.

Eppure le cause alla radice dell’insicurezza – fame, povertà, cambiamenti climatici e disuguaglianza – rimangono sottofinanziate.

Questo squilibrio suscita domande critiche:

· La forza militare può compensare la vulnerabilità umana?

· L’aumento della militarizzazione migliora o mina la stabilità sostenuta?

Le prove suggeriscono che l’eccessiva spesa militare può sminuire gli investimenti nello sviluppo sociale ed economico, limitando la capacità degli Stati di affrontare i fattori sottostanti dell’instabilità.

Il fardello della guerra: la fame come danno collaterale

La relazione tra conflitto e fame è evidente e devastante.

La guerra interrompe la produzione agricola, le catene di approvvigionamento, i mercati, le rotte commerciali e l’accesso umanitario.

In paesi come Sudan, Yemen e Siria, i sistemi alimentari sono stati deliberatamente smantellati a causa di anni di conflitto. In alcuni casi, la fame è stata usata come arma di guerra.

Allo stesso tempo, le controversie globali esercitano ripercussioni più ampie:

· L’aumento dei prezzi dell’energia aumenta i costi alimentari.

· La carenza di fertilizzanti riduce i raccolti.

· I disturbi del mercato limitano la disponibilità di cibo.

I conflitti in corso in Medio Oriente hanno innescato un “triplo shock” di energia, cibo e instabilità economica, minacciando milioni di persone nei paesi in via di sviluppo.

Un mondo di contraddizioni

Il contrasto tra spesa militare e fame è netto:

· 2,887 trilioni di dollari spesi per l’esercito

· Centinaia di milioni di persone non sono in grado di accedere al cibo di base.

Una frazione della spesa militare globale può trasformare i sistemi alimentari, rafforzare la resilienza e prevenire la carestia.

Eppure le priorità politiche rimangono focalizzate sulla sicurezza definita in termini ristretti e incentrati sullo stato.

Questo mostra una contraddizione più profonda nel sistema globale:

· La sicurezza è perseguita attraverso l’armamento.

· La sopravvivenza dipende dal cibo, dalla stabilità climatica e dalle opportunità economiche.

Il declino della risposta multilaterale

La crescente concentrazione della fame nelle zone di conflitto sottolinea anche i limiti dell’attuale sistema internazionale.

Le istituzioni multilaterali, in particolare le Nazioni Unite, stanno lottando per rispondere in modo efficace a causa di:

· carenze di finanziamento

· Divisioni politiche tra le principali potenze

· Crescente complessità delle crisi

La concorrenza geopolitica sta indebolendo la cooperazione internazionale.

Il risultato è una risposta globale frammentata alla fame, anche se il coordinamento militare e le alleanze si espandono.

Ripensare la sicurezza nel XXI secolo

L’attuale traiettoria solleva domande fondamentali sul significato della sicurezza nel mondo moderno.

I sistemi di sicurezza tradizionali sottolineano:

· Difesa territoriale

· Capacità militare

· Protezione strategica

Ma le realtà del XXI secolo richiedono una prospettiva più ampia che includa:

· Sicurezza alimentare

· Resilienza climatica

· Coerenza economica

· Benessere umano

Senza affrontare queste dimensioni, la forza militare da sola non può garantire stabilità.

Verso un ordine globale più stabile

I dati delle Nazioni Unite e del SIPRI suggeriscono un’urgente necessità di riequilibrare le priorità globali. Per trasformare questa urgenza in un cambiamento sostanziale, i responsabili politici possono perseguire misure concrete che affrontino direttamente lo squilibrio tra spesa militare e sicurezza alimentare.

In primo luogo, i governi potrebbero stabilire obiettivi di allocazione del bilancio obbligatori, fissando una percentuale minima dei bilanci nazionali da investire in sistemi alimentari e aiuti umanitari, confrontati con gli attuali livelli di spesa militare.

In secondo luogo, a livello internazionale, i paesi potrebbero negoziare accordi che richiedono che una parte delle riduzioni dei bilanci militari, come attraverso trattati bilaterali di riduzione degli armi, siano stanziate per investimenti congiunti in progetti di sicurezza alimentare e sviluppo sostenibile.

In terzo luogo, la creazione di un fondo internazionale per la robustezza del sistema alimentare, finanziato da un modesto prelievo sulle vendite o sui trasferimenti di armi, potrebbe garantire un pool stabile di risorse per le regioni più a rischio.

Infine, i responsabili politici possono sostenere un monitoraggio trasparente e una rendicontazione pubblica della spesa militare rispetto a quella umanitaria, aumentando la responsabilità e promuovendo un cambiamento nelle priorità politiche. Implementando meccanismi come questi, i leader globali possono andare oltre la retorica e gettare le basi per un ordine internazionale equo e umano.

Le aree chiave per l’azione includono:

1. Investire nei sistemi alimentari

Maggiori investimenti in agricoltura, infrastrutture e resilienza possono ridurre la vulnerabilità agli shock e prevenire le crisi.

2. Rafforzare la risposta umanitaria

Invertire il calo dei finanziamenti per l’assistenza alimentare è fondamentale per affrontare le esigenze immediate. Per rendere ciò possibile, i responsabili politici possono prendere in considerazione una serie di strategie di finanziamento innovative.

Questi includono l’istituzione di meccanismi di finanziamento multilaterali, come fondi internazionali raggruppati dedicati alla sicurezza alimentare; l’incoraggiamento di partenariati pubblico-privato che sfruttano gli investimenti del settore privato negli aiuti umanitari; e la difesa di conferenze globali di impegno in cui paesi e organizzazioni filantropiche assumono impegni concreti.

Inoltre, l’applicazione di piccole tasse sulle transazioni o contributi di solidarietà volontari su attività finanziarie selezionate potrebbe generare nuovi flussi di entrate umanitarie. Sfruttare nuove tecnologie digitali e piattaforme fintech può anche migliorare la divulgazione e attirare un sostegno più ampio dei cittadini per i fondi alimentari di emergenza.

3. Affrontare il conflitto

Risolvere i conflitti rimane il modo più efficace per ridurre la fame, dato il forte legame tra guerra e insicurezza alimentare. Per promuovere questo obiettivo, i responsabili politici possono dare priorità alla cooperazione diplomatica, incluso il sostegno a negoziati di pace inclusivi e agli sforzi di mediazione locale che affrontano le lamentele dei gruppi colpiti.

Promuovere la cooperazione economica tra gruppi rivali, investire in progetti di sviluppo sensibili ai conflitti e sostenere iniziative di riconciliazione guidate dalla comunità sono strategie comprovate per rompere i cicli di violenza.

I partner internazionali possono incentivare ulteriormente la pace condizionando alcuni tipi di aiuti ai progressi nella risoluzione dei conflitti e sostenendo missioni multilaterali che monitorano il cessate il fuoco o facilitano il dialogo. Impegnandosi in misure diplomatiche, economiche e di costruzione della pace sia a livello nazionale che regionale, i governi possono aiutare ad affrontare le cause profonde della fame guidata dal conflitto e promuovere una stabilità duratura.

4. Riassegnazione delle risorse

Reindirizzare una piccola parte della spesa militare verso lo sviluppo potrebbe avere conseguenze di vasta portata. I governi possono rendere operativo questo cambiamento attraverso una serie di meccanismi pratici. Ad esempio, i legislatori nazionali possono approvare emendamenti di bilancio o creare fondi stanziati che assegnano automaticamente una percentuale fissa delle spese militari allo sviluppo interno o alle iniziative internazionali di assistenza alimentare. Sulla scena internazionale, i paesi potrebbero negoziare patti che fissano obiettivi comuni per reindirizzare porzioni della futura crescita del bilancio militare verso obiettivi di sviluppo sostenibile.

Inoltre, le istituzioni multilaterali come le Nazioni Unite o gli enti regionali possono facilitare accordi che richiedono a ciascuno Stato membro di contribuire con una quota dei risparmi per la difesa ai fondi collettivi per la sicurezza alimentare. Questi meccanismi garantiscono percorsi concreti per tradurre gli impegni politici in spostamenti di risorse applicabili e a lungo termine che affrontano sia i bisogni umanitari immediati che la resilienza a lungo termine. Iscriviti

Una scelta tra pistole e pane

Il mondo si trova a un bivio. Su un percorso si trova la continua militarizzazione, l’aumento dei bilanci della difesa e l’approfondimento della rivalità geopolitica. D’altra parte, investimenti nella sicurezza umana: cibo, salute e sviluppo sostenibile.

La traiettoria attuale rivela che l’equilibrio si sta inclinando verso il primo.

Eppure le conseguenze sono sempre più visibili: un mondo in cui la fame è concentrata, persistente e peggiora, anche se le risorse per la guerra si espandono.

La giustapposizione di 2,887 trilioni di dollari di spesa militare e 266 milioni di persone che affrontano una fame acuta non è semplicemente una statistica, è un’accusa morale e politica delle priorità globali.

In definitiva, la questione non è se il mondo abbia le risorse per porre fine alla fame. Chiaramente lo fa. La domanda è se ha la volontà di scegliere il pane rispetto ai proiettili.

In questo momento decisivo, i responsabili politici hanno il potere e la responsabilità di agire con decisione. È tempo di impegni concreti: destinare una quota fissa dei bilanci alla sicurezza alimentare, incorporare la resistenza del sistema alimentare nelle agende nazionali e internazionali e stabilire meccanismi globali per tracciare e riferire in modo trasparente sull’equilibrio tra la spesa militare e quella umanitaria.

Solo attraverso scelte politiche audaci e coordinate possiamo spostare l’ordine globale verso uno che valorizzi onestamente la vita e la stabilità rispetto al conflitto e alla crisi. La finestra per la modifica è aperta. I leader mondiali devono superarlo, ora.

Di Ramesh Jaura

Ramesh Jaura è un giornalista, autore, pubblicista, moderatore e oratore pubblico. Giornalista con più di 60 anni di esperienza, è stato anche il fondatore-redattore di IDN-InDepthNews.