Gli avvoltoi approfittano del ‘patologico narcisismo’ del Presidente Trump che travolge il mondo intero in una guerra di aggressione stolidamente fine a se stessa, e senza remore affermano brutalmente «faremo come a Gaza», parlando del Libano

 

Mai come oggi, la prima e unica parola che mi viene in mente per descrivere una situazione al di fuori di ogni forma di umanità intesa come comportamento da uomini, è la parola «avvoltoio». Sulla legittimità sorvolo.

Nel giorno in cui muore Jürgen Habermas, antinazista di ferro, europeista convinto, gli avvoltoi approfittano del ‘patologico narcisismo’ del Presidente Trump che travolge il mondo intero in una guerra di aggressione stolidamente fine a se stessa, e senza remore affermano brutalmente «faremo come a Gaza», parlando del Libano. Il Libano, sogno di sempre dei sionisti più accesi, degli “ebrei cristiani”, come si dice spesso dagli storici, con riferimento alla loro vicinanza agli “evangelici” statunitensi (quelli che benedivano Trump nel suo studio!) e che io, e lo rivendico, ho definito «selvaggi», oggi tornano alla carica, sicuri di avere mano libera: il mondo è troppo “distratto” da faccende “molto più gravi”. E quindi Israele, mentre continua a massacrare Gaza e Cisgiordania, si prepara ad invadere il Libano per l’ennesima volta, proponendosi senza vergogna alcuna, di occupare (e quindi, stavolta temo, annettere) il territorio libanese «fino al fiume Litani» … quasi a Beirut!

E, appunto, nel giorno in cui muore Habermas, torna vivida sotto gli occhi la sua voce, quando dice senza mezze parole: «Il fenomeno più sorprendente e tuttora inspiegabile di questa presa di potere strisciante ma perseguita con risolutezza è la pusillanimità di una società civile ampiamente incapace di opporre resistenza, per non parlare dell’acquiescenza di studenti e professori che poco tempo prima avevano spinto all’estremo la loro resistenza senza ritegno contro la presunta potenza coloniale israeliana nei loro campus. Non sto sostenendo che noi ci siamo comportati diversamente. A tutt’oggi, non vedo segnali convincenti di un’inversione di rotta rispetto al percorso intrapreso verso un sistema sociale a guida politica autoritaria, gestito tecnocraticamente, ma economicamente libertario». Sì, capisco, il sogno della signora Meloni (che non per nulla ospita oggi, insieme a Crosetto, il livido e oscuro miliardario Thiel … e il suo anticristo!), che però trascura oltra alla propria (diciamoci la verità) insufficienza, il costo sociale immenso di questa conversione all’autoritarismo, appunto, economicamente libertario per chi ha molti soldi, ma umanamente illiberale e repressivo. Quando non addirittura pericoloso se solo pensiamo ai ben due colpi sparati contro di noi in pochi giorni (Erbil e Kuwait) e al rischio tremendo del terrorismo cieco e disperato, contro di noi, marginali ma evidenti. Cieco perché ci confonde, ci sovrappone, per la colpevole inerzia e pressappochismo tentennante del governo, a quelli che sono gli aggressori – se vi fa piacere, mutatis mutandis, i nuovi aggressori – di un paese di novanta milioni di persone, già sottoposte ad un regime umiliante e violento e ora anche alle bombe di chi vuole “liberarlo” dalla … ricchezza del petrolio. Ci confonde, ripeto, ci sovrappone e permette di nascondere la realtà della espansione senza freni di un popolo (ormai si deve dire così, purtroppo, non ci si può più schermare dietro Netanyahu) che si costruisce uno stato prendendosi il territorio altrui: sempre più ottuso nella sua pretesa di costruirsi uno spazio usando gli spazi altrui.

È su tutto ciò che ruota la «crisi» del diritto internazionale, come la definisce il nostro governo, e che ha costretto per l’ennesima volta il Presidente Mattarella a alzare la voce e fare affermare al Consiglio Supremo di Difesa (alla presenza degli inconsci Crosetto e Tajani) «l’indebolimento delle istituzioni multilaterali e le numerose violazioni del diritto internazionale» e sottolineare «l’importanza dell’iniziativa assunta dal Governo di operare insieme ai principali alleati europei, in particolare Francia, Germania e Regno Unito, per coordinare le iniziative sul piano della difesa degli interessi comuni e su quello più generale della sicurezza …  nonché dei rischi che il conflitto in Iran sta producendo sul piano della sicurezza economica ed energetica, sia a livello nazionale che internazionale». E tutti noi sappiamo con quanta riluttanza il “Governo” ha ingoiato quella dichiarazione, che cocciutamente mantiene mentre i droni arrivano sulla nostre basi, che noi coraggiosamente lasciamo … in parte. Galleggiare: è l’imperativo!

La “crisi” c’è, sicuramente, eccome. Ma è crisi di sistema: due grandi potenze sgomitano sempre più forte per garantirsi un margine di sicurezza (è la parola di moda, ormai!) a spese degli altri, ma anche perché temono di essere colpite ciascuna dall’altra e entrambe da quella emergente: la Cina forse o la Cina attraverso i BRICS, i paesi fino ad oggi in via di sviluppo.

In questa lotta di sopravvivenza tra due potenze in grande crisi e quindi autrici di colpi di coda sempre più devastanti, chi paga è, da un lato, la popolazione, assoggettata a regimi sempre più autoritari e ottusi, e dall’altra, come ovvio, il diritto internazionale, che non va oltre poche parole di generica condanna e di ipocrisia sconvolgente al punto di avere la faccia tosta di affermare, nella risoluzione del CdS delle NU 2817 «Affirming the inherent right of individual or collective self-defense in response to the deplorable armed attacks by the Islamic Republic of Iran, as recognized by Article 51 of the United Nations Charter» … cioè l’aggressore è l’Iran! (Cadin, 15.3.2026)

Nel giorno della morte di Jürgen Habermas, non resta che concludere mestamente proprio con le sue parole, riferite anche e molto amaramente al proprio paese: «Così facendo, il governo tedesco persegue l’ipocrita politica  europea praticata sotto la cancelliera Merkel: pur essendo sempre stato retoricamente filoeuropeo, negli ultimi decenni ha respinto diverse iniziative francesi per una maggiore integrazione economica …  il cancelliere Merz che in questo è in gran parte figlio di Schäuble – il duro nazionalista anti-europeo – , vede gli eurobond come il fumo negli occhi  … Pertanto, ritengo probabile che l’Europa sarà meno in grado che mai di sganciarsi dall’attuale potenza dominante, gli Stati Uniti. La sfida centrale sarà quindi se, trascinata in questo gorgo, riuscirà a mantenere il suo quadro normativo finora ancora democratico e liberale. Al termine di una vita politicamente piuttosto privilegiata, non mi è facile trarre una conclusione che ha comunque il senso di uno scongiuro: un’ulteriore integrazione politica, almeno nel cuore dell’Unione Europea, non è mai stata così vitale per la nostra sopravvivenza come lo è oggi. E mai è sembrata così improbabile»

Ma, se potessi parlargli: è l’unica speranza, in un sistema profondamente riformato, di diventare ciò che siamo, ma non abbiamo il coraggio e l’unità per realizzarlo: un soggetto collettivo, una Federazione, indipendente da ogni gruppo di potere, e non spazio di scorrerie finanziarie il cui unico sbocco, come vediamo, è la guerra.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.