Ci si sarebbe aspettati dal capo del governo una definizione chiara delle regole e la volontà altrettanto chiara di proporsi di vederle rispettate, di rispettarle e di farle rispettare
Siamo, dice il “Signor Presidente del Consiglio on.le Giorgia Meloni” al Senato della Repubblica italiana, ad una evidente «crisi» del diritto internazionale, anzi a un «venir meno di un ordine mondiale condiviso» (non dice da chi, ma sorvoliamo … e invece sarebbe fondamentale) nel quale «interventi unilaterali» sono condotti «fuori del perimetro del diritto internazionale» dove dobbiamo «dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano; un intervento a cui – lo dico subito, a scanso di ogni equivoco – l’Italia non prende parte e non intende prendere parte». Si galleggia?
Processo, continua il Presidente, che però rappresenta «come ho già detto, un punto di svolta ben preciso, ovvero l’anomalia dell’invasione di una Nazione vicina da parte di un membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, cioè proprio di quell’organismo che del diritto internazionale dovrebbe essere il primo garante. La destabilizzazione globale che ne è derivata ha avuto le sue ripercussioni anche in Medio Oriente, dove pure l’attuale conflittualità ha una data di inizio chiara e non è quella del 28 febbraio 2026, ma quella del 7ottobre 2023».
Beninteso nell’intento di evitare la solita rituale «escalation», tanto per non dimenticare la solita parola di moda. Ma, per “evitare l’escalation”, devi fare qualcosa, devi dire qualcosa, devi proporre qualcosa, non limitarti a constatare che siamo nel pieno della bolgia: questo lo vediamo tutti benissimo da soli.
E quindi, permettetemelo, torno all’inizio: la crisi. Che vuol dire che “c’è una crisi”: è un terremoto? Quello certo non possiamo evitarlo. È questo che intende dire il Signor Presidente del Consiglio a nome dell’Italia, anzi come dice lei della nazione italiana (magari in accordo con la “nazione” dell’Oman e con la “nazione” del Qatar!) a nome dell’Italia e di tutti gli italiani?
Ma se, come dice la signora Meloni questi interventi sono avvenuti fuori del “perimetro” del diritto internazionale, vuol dire che il diritto internazionale c’è ed è stato violato … che il suo “perimetro” è stato superato.
Non resta che dire da chi e, almeno da un certo punto di vista almeno una posizione viene presa: umiliante ma comprensibile. Ma invece si fa subito marcia indietro, affermando una parte talmente minima e marginale della realtà, da dire praticamente il contrario di essa e continuare a galleggiare. La causa della “crisi” starebbe nel fatto che una potenza membro del CdS delle NU ha invaso un paese confinante. Si riferisce alla Russia, senza nominarla, hai visto mai. Ma poi supera sé stessa (e purtroppo fa fare a noi una figura davvero barbina) quando aggiunge che da quell’intervento deriva la devastazione del «Medio Oriente … la cui data di inizio chiara non è quella del 28.2.2026, ma quella del 7.10.2023»!
Insomma, la colpa è della Russia e della Palestina. Neanche la minima sensibilità di ricordare, almeno ricordare non di più, che il “7 Ottobre” (ormai una sorta di slogan) è purtroppo “semplicemente” un episodio di una guerra di distruzione di una popolazione iniziata a dir poco nel 1922 e da allora mai interrotta. Guerra, anzi, alla quale la nostra Presidente del Consiglio, vorrebbe prendere parte, almeno negli ultimi scampoli, attraverso la semi-comica partecipazione di Tajani alla prima riunione del cosiddetto Board of Peace, con cappellino rosso di prammatica.
La “crisi” del diritto internazionale, come la crisi di qualunque ordine giuridico si determina quando alcuni criminali violano il diritto e il sistema violato non sa o non può reagire applicando le norme esistenti e imponendone il rispetto a chi le viola. Quando Riina assassinava la gente, nessuno ha begato la validità del diritto penale, né lo ha “superato”.
È questo il punto. Ed è su questo che io, come immagino ogni italiano ragionevole, mi sarei aspettato dal capo del governo una definizione chiara delle regole e la volontà altrettanto chiara di proporsi di vederle rispettate, di rispettarle e di farle rispettare.
E invece, con una uscita molto “apprezzata” per la sua furbizia da parte di molti, la “Signor Presidente del Consiglio on.le Giorgia Meloni” “scarica” sul Parlamento (e quindi sull’opposizione) la decisione sull’eventuale uso delle basi militari statunitensi ai fini della conduzione di questa guerra degli Usa e di Israele contro (è così che stanno le cose in realtà) l’Iran, il Libano e la Palestina.
E nemmeno, a quanto pare, chi ci governa (ma purtroppo non solo, anche la gran parte della “opposizione”) si è reso conto che, nei termini di una situazione definibile, sì, di un “bandito contro un bandito e mezzo”, l’Iran ci ha appena ricordato una regola fondamentale del diritto internazionale “in crisi” e cioè quella per cui se uno stato partecipa in qualche modo allo sforzo bellico contro un altro Stato ne diventa, per usare un termine facile e usuale, “nemico” e quindi legittimamente bersaglio di una sua reazione. L’Iran ce lo ha ricordato spedendo, non per sbaglio, due missili contro Cipro, il secondo dei quali attraverso la Turchia.
E lo ha subito confermato. Stanotte, poi, l’attacco alla base italiana di Erbil, anche se non ne è chiara la responsabilità. Ma noi, per fortuna siamo difesi dal ministro Crosetto, che ci tranquillizza.
