La Premier italiana si è legata a quello che ho chiamato ‘assicello’ con Merz e ne favorisce le aspirazioni di controllo dell’Europa, sperando, forse, che ciò possa ridurre il ‘peso’ delle strutture europee sulle fantasie finanziarie italiane

 

Quello che l’altro giorno ho definito ‘assicello’, oggi fa la sua riapparizione, in uno scorcio, peraltro importantissimo della iniziativa francese per un accordo di cooperazione tra molti Paesi, europei e non, per lo sblocco definitivo, cioè il possibile sminamento, dello stretto di Hormuz.

Mi spiego meglio. Al termine dell’incontro personale tra Emmanuel Macron, Keir Starmer, Friedrich Merz e (eccezionalmente!) Giorgia Meloni, i tre hanno brevemente spiegato di cosa si era discusso. Merz, in particolare è stato chiaro su due cose: una autorizzazione (o qualcosa del genere) da parte dele Nazioni Unite – oltre all’ovvio consenso del Parlamento tedesco, che però ha un significato fortemente nazionalista -, che sono comunque cose ovvie, ma fumo negli occhi per gli attuali USA, anche la ‘necessità’ di un coinvolgimento degli USA.

Che, invece erano stati nemmeno menzionati da Macron e Starmer (e quest’ultimo molto colpisce). Per cui, mentre il riferimento alle Nazioni Unite era sicuramente un dito nell’occhio di Trump, ma anche un importante riferimento alla necessità di un ritorno al diritto internazionale vigente e quindi una sorta di cancellazione di quel Board of Peace che piace tanto alla Meloni. Dall’altra parte, Merz non cita l’Europa e non per distrazione, se è vero come è vero che attualmente la Germania ha mire diverse da quelle degli altri Paesi europei … Italia di Meloni esclusa. La Germania ha stanziato una cifra enorme (che noi nemmeno ci sogniamo mai di poter stanziare per qualsiasi cosa) per acquisti (e produzione!) di armi allo scopo dichiarato di diventare la potenza egemone in Europa e, al minimo, prendere il controllo della UE, che in gran parte ha già attraverso la scialba von der Leyen, ma che nella forma attuale non è perfettamente dominata dalla Germania.

Questa aspirazione tedesca, pericolosissima perchè distruggerebbe ogni sogno di Europa federale non per nulla odiato dai nazisti tedeschi come dai fascisti italiani, è abbastanza gradita alla Meloni, se non fascista, certamente nazionalista e anti-europeista, che certo non può investire denaro in armi in termini paragonabili, ma ha fatto due cose significative e ancora più pericolose: si è legata a quello che ho chiamato ‘assicello’ con Merz e ne favorisce le aspirazioni di controllo dell’Europa, sperando, forse, che ciò possa ridurre il ‘peso’ delle strutture europee sulle fantasie finanziarie italiane.

Ma inoltre, nel suo intervento a Parigi, in evidente ossequio a Trump che la ha clamorosamente ripudiata – non ci crederei nemmeno se me lo dicesse lui personalmente in una telefonata dalla Casa Bianca! –  non cita le Nazioni Unite, ma conclude con una leggera sviolinata agli USA, più leggera di quella esplicita di Merz, ma egualmente evidente. Merz vuole gli USA per comprarvi rapidamente molte armi a buon prezzo, Meloni vuole gli USA perché vuole Trump o almeno non sa rinunciarvi.

Dal punto di vista della Comunità internazionale, la riunione di Parigi è, comunque, di fondamentale importanza perché offre una partecipazione indiretta alla pacificazione del MO, chiarendo che, però, si potrà fare qualcosa solo a guerra finita, il che implica anche la cessazione della aggressione israeliana al Libano e (forse) a Gaza. Il silenzio plumbeo dei quattro sul punto è di pessimo auspicio, dato che, come è sempre accaduto, ci penserà Israele («scioccata» dall’ordine di Trump di cessare il fuoco in Libano … cioè a dire “come ti permetti, ora ci penso io a mandare tutto all’aria!”) che presto troverà il modo almeno per riprendere la sua distruzione sistematica del Libano meridionale che Israele vuole occupare da decenni.

Quanto alla apertura dello Stretto di Hormuz, è già in bilico per la pretesa statunitense di attuare un “blocco” (incomprensibile) che, rendendone inutile la riapertura, danneggia l’Iran, ma butta all’aria tutte le speranze europee di accedere di nuovo e presto ai rifornimenti dal Golfo Persico. Per ora mancano reazioni comprensibili dagli USA! Il Presidente Trump afferma che i negoziati vanno avanti meravigliosamente e che nessun può ricattare gli USA, cosa significhi tutto ciò, non saprei!

Dal punto di vista interno italiano, la situazione non sembra meno complicata, benché in parte comica con i soliti inverecondi balletti suicidi dei vari Conte, Salis nel senso di Silvia, Renzi e chi più ne ha più ne metta, l’ambiguità permanente del governo, diviso verticalmente tra le mire clamorosamente devastanti di Salvini (adunata per la remigrazione che ora non si chiama più così, aspirazione a comprare gas russo, ecc.) e posizione in bilico di FI, completamente dominato dai padroni Berlusconi e con un avviso di licenziamento già in tasca.

La “famiglia”, infatti, mi sembra orientata a cercare un possibile futuro accordo con un “centro un po’ raffazzonato che potrebbe comprendere oltre Calenda e Renzi, qualche transfuga dal PD, come i cosiddetti “riformisti”, guidati dalla on.le Picierno, o forse Franceschini e i suoi, già entusiasti dalla signora Schlein e oggi meno entusiasti per la sua presunta incapacità di affascinare il pubblico, come il meravigliosoConte, autonominatosi “avvocato del popolo”, ripreso di spalle mentre scrive al computer “comparse” eccellenti e che poi si volta lentamenteverso la telecamera e guarda la stessa con sguardo conturbante.

C’è chi si immagina nei panni di Gesù guaritore e chi in quella di ammaliatore … legale!

E infine, c’è chi litiga con Trump, a proposito del quale, come oggi scrive Andrea Graziosi: «il problema non è Trump: è che le persone abbiano votato uno come lui ... Ciò detto, non scompariranno le radici per cui è stata votata una persona così. È un aspetto fondamentale da capire, che possiamo vedere anche nella politica italianail rapporto tra Europa e Stati Uniti non tornerà più quello di prima Potremmo essere più grandi se ci mettessimo tutti d’accordo, almeno quelli che ci stannoMeloni mi sembra una donna intelligente, ... È stata prigioniera della risposta, irrealizzabile, della galassia conservatrice alla grande crisi del nostro Occidente». E intanto, zitta zitta, decide con un decreto legge (Trump lo chiama Ordine Esecutivo!) che  sia corrisposto «un incentivo economico, 615 euro, all’avvocato che convinca il proprio assistito ad aderire al “rimpatrio volontario” »: una cosa nonché platealmente incostotuzionale in gravissima violzione degli obblighi dell’avvocato, che deve difendere il suoa assstito a tutti i costi e con tutti i mezzi, purché legittimi! Opera, naturalmente, di una “manina” esterna.

Condivido e nel mio piccolo ho detto qualcosa del genere più volte, sia pure riferendomi al “West” inteso come ideologia di conquista, ma non condivido la conclusione: la signora Meloni ha provato a tornare al vecchio nazionalismo autoritario, ma è stata costretta a lasciare il suo punto di riferimento, che, per ora fa, direbbero a Napoli, lo “zito contegnoso”, ma tornerà ad essere il suo mito … certe cose non si cancellano con un litigio. scommettiamo?  

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.