Il diritto internazionale è chiarissimo e questa guerra non può durare oltre qualche altro giorno, a meno di diventare un nuovo Vietnam
E dunque: noi siamo codardi. Un insulto bello e buono e del tutto gratuito, visto che la guerra contro l’Iran è stata voluta da USA e Israele, senza minimamente consultare o avvertire gli “alleati”. Né basterebbe a legittimarla il fatto che l’Iran finanzia e usa atti terroristici, come dimostra la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia, con la sentenza Nicaragua contro USA, della quale ho già parlato.
Come vedremo tra un momento, la risposta degli europei (non dell’Europa, purtroppo) è stata secca anche se evidentemente condizionata dagli “amici strutturali” del Presidente Trump … non degli USA! Che ha dichiarato: «Senza gli Stati Uniti, la Nato è una tigre di carta! Non hanno voluto unirsi alla lotta per impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari … si lamentano degli alti prezzi del petrolio che sono costretti a pagare, ma non vogliono contribuire a riaprire lo Stretto di Hormuz, una semplice manovra militare che è l’unica ragione dell’aumento dei prezzi del petrolio. Sarebbe così facile per loro farlo, con un rischio minimo. Codardi, e noi lo ricorderemo». Sulla tigre di carta vi sarebbe molto da discutere, visto che l’Iran è tutto fuorché una “grande e temibile potenza”. Quanto a una “semplice” manovra militare, perché non la fa lui, visto che ha portato lì mezze forze armate USA?
I quali USA, intanto, determinano un embargo radicale contro Cuba. Un Paese il cui unico torto è stato ed è quello di avere cacciato dal suo territorio le bande criminali statunitensi – “Cosa nostra”, per capirci -, instaurando un regime “comunista”, peraltro ormai sostanzialmente cessato. Cuba, però, fu attaccata militarmente dagli USA con l’operazione della Baia dei porci, fallita, ma opera del mitico Kennedy. Peraltro, Cuba, si è limitata all’episodio discutibile del tentativo di installare missili URSS sul suo territorio che provocò quasi una guerra tra USA, di nuovo del mitico Kennedy, e URSS, guidata da Nikita Sergeevič Chruščëv. Ma alla fine non accadde nulla, tranne un inasprimento delle “sanzioni” USA contro Cuba, oggi dal Presidente Trump portate oltre ogni limite: c’è infatti un popolo portato alla fame, privo di carburante, ccc.
In virtù di quali norme, non è chiaro. L’embargo è imposto dagli USA, ma le aziende non statunitensi che volessero commerciare con Cuba non lo fanno perché “ricattate” dagli USA: ”se commerciate con Cuba, noi non commerciamo più con voi”. Escludo che vi sia dubbio sulla totale illegittimità di tutto ciò, anche perché la motivazione data anche di recente da Trump è a dir poco ridicola: l’embargo dura finché non vi saranno a Cuba “libere elezioni”! l’idea che ad uno o più stati sia consentito di imporre un sistema politico qualunque, è cosa non solo «fuori o oltre» il diritto internazionale (la cosiddetta Responsibility to Protect) che vieta simili cose, che, infatti, hanno portato a più danni di quanti ne abbiano “sanati”: Libia, Iraq, Afghanistan, ecc., lo dimostrano.
Infine nell’ennesima guerra scatenata dagli USA (insieme o, più probabilmente, spinti da Israele), contro l’Iran, si determinano due effetti negativi: una inattesa capacità strategica di reazione iraniana, che colpisce i Paesi arabi del Golfo o non e minaccia fortemente il resto del mondo, innanzitutto la Gran Bretagna, Europa inclusa. Inoltre, mentre l’Iran dimostra di essere in grado di colpire anche a 4.000 km di distanza, la pretesa di imporre un diverso regime, per ora si risolve in un aumento della repressione interna all’Iran, ma anche (e non va trascurato) in accenti sempre più frequenti di repressione interna in USA!
Per di più, gli USA e Israele (che intanto “aumm aumm” continua a bombardare Gaza, occupa altri pezzi della Palestina e invade il Libano … per tenersene una parte: scommettiamo?) non sembrano in grado di andare molto al di là dei bombardamenti devastanti, in buona parte affidati ad Israele e non sembrano disposti ad invadere militarmente l’Iran per cambiare, come dicono, il regime. Non molto diversamente da ciò che hanno fatto in Venezuela, almeno risparmiando la strage di civili.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con la risoluzione 2817 del 11.3.2026 (una risoluzione alquanto “irreale”) non tocca nemmeno il tema della aggressione di Israele e USA all’Iran, ma … condanna l’Iran per i suoi bombardamenti su altri Paesi arabi e non solo: «1. Reiterates its strong support for the territorial integrity, sovereignty and political independence of …; 2. Condemns in the strongest terms the egregious attacks by the Islamic Republic of Iran against the territories of … and determines that such acts constitute a breach of international law and a serious threat to international peace and security…8. Condemns any actions or threats by the Islamic Republic of Iran aimed at closing, obstructing, or otherwise interfering with international navigation through the Strait of Hormuz».
È questo il punto al quale volevo arrivare: il tipo di ragionamento (a mio parere a dir poco sbagliato) al quale ricorre la Comunità internazionale: giuridicamente inconsistente. Ripetuto in gran parte nel “Joint statement from the leaders of the United Kingdom … on the Straitof Hormuz” del 19.32026, dove si ripetono molto più debolmente le affermazioni del CdS, ma si sottolineano tre punti fondamentali: 1.- l’affermazione del principio sacrosanto del diritto internazionale sulla libertà di navigazione nel Golfo non interamente coperto da acque territoriali degli stati che vi si affacciano, 2. L’obbligo di permettere il passaggio nello stretto di Hormuz – «We express our readiness to contribute to appropriate efforts to ensure safe passage through the Strait» -, obbligo che prescinde da un eventuale stato di guerra perché gli stretti servono a tutti e il diritto internazionale generale (cioè non scritto!) ne ha fatto una questione di principio, 3. La condanna senza aggettivi della guerra – includendo cioè, nonostante le evidenti opposizioni di qualcuno degli stati redattori del documento): «We express our deep concern about the escalating conflict … In this regard, we call for an immediate comprehensive moratorium on attacks on civilian infrastructure, including oil and gas installations», senza specificare a chi si riferisca l’invito, volutamente ambiguo, ma adatto a comprendervi tutti gli stati, quindi anche gli USA. Tanto più che il documento si conclude con una sorta di “contentino” agli USA, che è solo destinato a “tenerli tranquilli”, ma non implica un possibile uso della forza, anche – e ciò va sottolineato molte volte – perché la stessa Meloni non avrebbe mai potuto firmare un documento in cui si parli di uso della forza, senza provocare una reazione negativa in Italia … con il referendum alle porte!
L’Iran, per parte sua, propone sei condizioni per la fine della guerra: condizioni certamente inaccettabili, ma che implicano una apertura al dialogo con gli USA, che, invece finora di dialoghi con l’Iran non ne hanno fatto alcuno. Le proposte dell’Iran sarebbero, tra l’altro: la chiusura elle basi USA nella regione e il pagamento di un risarcimento all’Iran – cose ovviamente inaccettabili per gli USA -, ma anche la creazione di un nuovo regime internazionale per lo stretto di Hormuz. La risposta USA, per ora, è un ultimatum, ma di alleati per portare a termine con la forza la “riapertura” dello Stretto, sembrerebbe che non ve ne siano, salvo il Giappone, che “studia” lo sminamento dello Stretto.
La situazione è dunque molto complicata, ma il diritto internazionale sul punto è chiarissimo e questa guerra non può durare oltre qualche altro giorno, a meno di diventare un nuovo Vietnam.
