Il Presidente venezuelano e sua moglie compariranno davanti al tribunale federale di Manhattan per rispondere alle accuse di narco-terrorismo che, se accolte da una giuria, potrebbero farli finire in carcere, su suolo americano, per decenni

 

Se si crede che i somari possano volare allora si dia pure credito a chi sostiene che Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores sono stati catturati dalle Forze Speciali statunitensi in quanto narco-trafficanti internazionali. Non perché non lo siano. È molto probabile, anzi, che con la cocaina si siano enormemente arricchiti. Ci sono precedenti, in famiglia. È il 10 novembre del 2015 quando i trentenni Efraín Campo Flores e Francisco Flores, trentenni, vengono arrestati dalla DEA, l’ente antidroga statunitense ad Haiti. Erano andati a ritirare una prima trance di un pagamento di 11 milioni di dollari per spedire 800 chili di coca in Honduras, da lì sarebbero finiti a New York.

  I due Flores sono i nipoti della moglie di Maduro, figli delle sue due sorelle. Efraín, quasi un figlio adottivo della coppia, spesso ospite nella residenza presidenziale e partecipe alla gestione del potere dei Maduro. I «narcosobrinos», i narconipoti, avevano libero accesso all’hangar presidenziale sulla rampa 4 dell’Aeroporto internazionale Simón Bolívar di Maiquetía, usavano aerei privati per far decollare la cocaina in tutto il Sudamerica.Tagliare’ al 25 per cento quegli 800 chili di coca pura, ecco che diventano 3.200 chili; spacciati a Manhattan il guadagno sarebbe stato tra gli 89 e i100 milioni di dollari. L’iniziale investimento dei nipoti di Maduro era di 20 milioni di dollari; al momento dell’arresto stavano intascando un anticipo della ‘torta’, una fetta da prima di essere arrestati con le mani nel miele, ne stavano ricevendo solo una ‘fetta’, appunto di 11 milioni.

  L’operazione va a monte perché c’è un ‘Giuda’ che tradisce: un appartenente al cartello messicano di Sinaloa, comandato da El ChapoGuzmán e El Mayo Zambada, legatissimo ai Maduro, attraverso il narco José Santos Peña. Arrestato, decide di collaborare e fornisce tutte le informazioni sulla ‘politica’ venezuelana. In tribunale fornisce prove ed ementi, tra cui un audio nel quale i due nipoti parlano di come il governo venezuelano gestisca la coca dei cartelli, di come il ricavato sia usato per sostenere le campagne elettorali, comprare voti, pagare i militari. Efraín Campo Flores e Francisco Flores sono condannati a 18 anni carcere. Successivamente emergono elementi che tirano in ballo Diosdado Cabello, presidente dell’Assemblea costituente, secondo solo al capo del governo Maduro, ma soprattutto a capo del Cártel de los Soles (‘Cartello dei Soli), un gruppo di alti ufficiali dell’esercito venezuelano accusati di controllare i traffici di cocaina.

  Le indagini della Dea dicono che i porti venezuelani sono ormai completamente in mano ai cartelli e la gestione delle spedizioni è diretta emanazione dell’autorità politica. I chiamati in causa hanno sempre ribattuto che si tratta di accuse false, fabbricate per gettare discredito su Maduro e il suo governo, ‘propaganda americana’. Per contro, Leamsy Salazar, ex capo della sicurezza di Hugo Chavez e Maduro ha fornito quelle che per la DEA sono le prove che il Venezuela è un narco Stato, e di come tutto l’entourage di Maduro sia implicato in questi colossali traffici.

  Questo del narco-traffico è il machiavello usato dal segretario di Stato Marco Rubio per condurre loperazione ‘Absolute Resolve’ che ha portato in cella i coniugi Maduro: il pretesto invocato per giustificare il fatto che il Congresso, che dovrebbe essere stato informato a norma di Costituzione, è invece tenuto all’oscuro fino a quando l’operazione non si è conclusa.Timore che uscissero indiscrezioni e notizie”, ha detto con un sorriso Trump ai giornalisti, in viso dipinta l’espressione di chi è ben consapevole di dire qualcosa a cui per primo non crede.

  L’accusa di narco-traffico usata per aggirare le norme che gli avrebbero imposto di passare sotto le forche caudine del Congresso. Trump si appella all’Aumf, una legge di ‘autorizzazione all’uso della forza militare’ varata nel 2001, dopo l’attacco terroristico di Al Qaeda a New York e Washington dell’11 settembre. Norme che consentono interventi immediati, senza approvazione parlamentare, contro organizzazioni terroristiche che minacciano gli Usa: legge usata allora dall’amministrazione Bush per gli attacchi contro i talebani e Al Qaeda e poi, nel 2003, contro l’Iraq.

  Non è la prima volta che Trump usa la forza quando lo ritiene necessario, senza consultare il Congresso: attacchi intensi e mirati: l’eliminazione del generale Souleimani, i bombardamenti degli impianti nucleari iraniani, gli attacchi contro ribelli e terroristi in Yemen, Siria, Nigeria.

  Lo stesso Trump successivamente ha ammesso il vero movente dell’operazione: impadronirsi degli immensi giacimenti di petrolio disseminati nel territorio venezuelano, e consentire che siano terreno di pascolo dalle compagnie petrolifere americane. Non per un caso ha delegittimato Maria Corina Machado, la premio Nobel per la pace ‘naturale’ candidata alla guida del ‘nuovo’ Venezuela. Trump non ci pensa proprio: dice chiaro e tondo che vi sarà un imprecisato periodo di transizione che sarà guidato da Rubio e altri dell’amministrazione USA. Nei disegni di Trump il Venezuela è un “protettorato”.

  Molto più, insomma, della pur evocata dottrina Monroe, secondo la quale nessuna potenza che non siano gli Stati Uniti devepoter “operare” sul suolo americano. Non per un caso Trump lancia un esplicito avvertimento al presidente della vicina Colombia Gustavo Petro: “He better watchhis ass”, “Bene farebbe a pararsi il sedere”. 

  E i Maduro? L’operazione ‘Absolute Resolve’ è considerata da una quantità di giuristi ed esperti una violazione gravissima della sovranità di un altro Paese. A Washington i legali del Dipartimento di Giustizia in queste ore predispongono una strategia giuridica per blindare il processo federale a New York. Il cuore dell’impianto accusatorio, anticipato dal Segretario di Stato Rubio su un assunto: non si può violare l’immunità di un presidente se, per la legge americana, quell’uomo non è presidente.

  Maduro e sua moglie compariranno davanti al tribunale federale di Manhattan per rispondere alle accuse di narco-terrorismo che, se accolte da una giuria, potrebbero farli finire in carcere, su suolo americano, per decenni.

  C’è il precedente del dittatore di Panama Manuel Noriega. SoprannominatoFaccia d’ananas‘ (Cara de piña) per il viso vistosamente butterato, inizialmente sostenuto dalla CIA, entra poi in conflitto con gli Stati Uniti: il Presidente George H. W. Bush lo accusa d’essere al centro di un traffico di droga, nel dicembre 1989 scatta l’operazione “Just Cause”, Panama viene invasa da 27mila soldati degli Stati Uniti, Noriega viene alla fine processato e condannato a 40 anni di carcere perspaccio di droga, estorsione, riciclaggio di denaro sporco e violazione dei diritti umani.

  I Maduro, dopo le procedure di identificazione da parte dei funzionari della Drug Enforcement Administration (Dea) sono ora detenuti presso il Metropolitan Detention Center di Brooklyn, fino alla comparizione in tribunale.

C’è chi già ora obietta che il diritto internazionale non consente al presidente Trump di attaccare unilateralmente un paese straniero e portarne i leader negli Stati Uniti per affrontare accuse penali. Anche questi critici, tuttavia, ammettono che, secondo i precedenti della Corte Suprema, tali argomentazioni difficilmente avranno un impatto significativo sui procedimenti legali federali una volta che Maduro arriverà in un tribunale negli Stati Uniti. Si sottolinea che gli Stati Uniti e altri paesi considerano da tempo Maduro un leader illegittimo rimasto al potere nonostante abbia perso le ultime elezioni. La Casa Bianca presenta l’azione militare contro il Venezuela come una semplice operazione di applicazione della legge, con l’esercito a sostegno del dipartimento della Giustizia nel tentativo di portare qualche esponente del regime davanti al tribunale statunitense. Fondamentalmente, si è trattato dell’arresto di due latitanti incriminati dalla giustizia americana“, sostiene il segretario di stato Rubio.

  Sul capo di Maduro pendono quattro capi d’accusa elaborati dal Souther district di New York: si sostiene che Maduro, la moglie e altri membri della loro cerchia ristretta si sono arricchiti illegalmente cospirando per inondare gli Stati Uniti di cocaina. Tra le accuse: cospirazione per narcoterrorismo, cospirazione per importazione di cocaina e possesso di armi automatiche e dispositivi esplosivi. “Gli imputati e altri membri corrotti del regime hanno facilitato il rafforzamento e la crescita di gruppi narcoterroristi violenti alimentando le loro organizzazioni con i profitti della cocaina“, si legge nell’atto d’accusa. “Queste organizzazioni narcoterroriste non solo hanno lavorato direttamente con alti funzionari venezuelani inviando loro profitti, ma hanno anche beneficiato dell’aumento di valore della cocaina in ogni punto di trasbordo lungo il tragitto verso gli Stati Uniti, dove la domanda e quindi il prezzo della cocaina sono più alti“.

  Trump ha fornito una ampia serie di motivazioni per la cattura di Maduro, dicendo che l’attacco statunitense era giustificato, in parte, perché il Venezuela ha rubato petrolio agli Stati Uniti

  Le argomentazioni di Trump sollevano ulteriori questioni legali. Se gli Stati Uniti rivendicano il diritto di usare la forza militare per invadere e catturare leader stranieri che accusano di condotta criminale, cosa impedisce alla Cina di rivendicare la stessa autorità sulla leadership di Taiwan?“, si chiede il senatore democratico della Virginia Mark R. Warner, membro della commissione del Senato sull’Intelligence. “Cosa impedisce a Vladimir Putin di dare una giustificazione simile per rapire il presidente dell’Ucraina? Una volta superata questa linea, le regole che contengono il caos globale iniziano a crollare e i regimi autoritari saranno i primi a sfruttarla“. Questioni che certamente saranno discusse al Congresso e negli organismi internazionali, ma difficilmente influenzeranno i procedimenti legali contro Maduro e i suoi coimputati nel tribunale americano.

   Ci sono precedenti che possono fare scuola, casi della Corte Suprema che risalgono alla fine del XIX secolo. Geoffrey Corn, direttore del Center for Military Law and Policy alla Texas Tech University ed ex consulente legale di alto livello dell’esercito statunitense, osserva che Maduro non sarà in grado di evitare di essere processato perché è stato rapito, per così dire, anche se riuscisse a dimostrare che ciò ha violato il diritto internazionale. Jack Goldsmith, professore di diritto a Harvard, in passato direttore dellOffice of Legal Counsel del dipartimento della Giustizia nell’Amministrazione di George W. Bush, sostiene che argomentazioni simili a quelle usate contro Maduro furono sollevate dopo che le forze statunitensi deposero il leader panamense Manuel Antonio Noriega. 

  Una voce fortemente critica è quella di JeremyPaul, professore di diritto alla NortheasternUniversity; sostiene che l’Amministrazione Trump non aveva alcuna autorità legale per l’intervento militare, ma è dell’avviso cheprobabilmente ciò non farà deragliare il processo penale di Maduro. La giustificazione dell’Amministrazione è una teoria terrificante, perché si sta fondamentalmente dicendo che i procuratori statunitensi e un grand jury sono tutto ciò di cui hai bisogno come giustificazione per inviare l’esercito in un altro paese. Questa non può essere la legge”.

   Il documento d’accusa contro Maduro è un aggiornamento delle accuse presentate contro di lui e i suoi collaboratori durante la prima Amministrazione Trump nel 2020. All’epocaammisero di non poter entrare in Venezuela e arrestare Maduro. Le accuse lo resero essenzialmente un latitante internazionale, che rischiava l’arresto se avesse viaggiato fuori dal suo paese. 

  Il governo Usa potrebbe produrre un supertestimone nel processo contro i Maduro. Secondo Newsweek, si tratta di Hugo Armando Carvajal Barrios, ex capo dell’intelligence militare venezuelana, cacciato da Maduro per tradimento e arrestato poi dagli Usa per un processo nel quale lo scorso giugno si è dichiarato colpevole di reati che prevedono l’ergastolo, e sono analoghi a quelli contestati al leader venezuelano. È citato nel capo di imputazione e non è ancora stato condannato: segno che i procuratori potrebbero volerlo far testimoniare contro Maduro prima di decidere il suo destino.

  Elie Honig, ex procuratore aggiunto osserva che il rinvio della condanna di un co-cospiratore dopo un patteggiamento è di solito un segnale che ci si sta preparando a una testimonianza.

  Ci sarà ancora molto da scrivere…