Il «cambiamento di regime» non c’è: la vice presidente, benché fedifraga, continua il regime. Poi certo, cambierà qualcosa, ma il regime resta quello e ciò spiega perché Trump e anche Rubio si siano rifiutati di parlare di elezioni

 

Mi ha molto divertito, per non dire disgustato, in questa tragedia venezuelana e mondiale, il titolo forse involontariamente surreale di un giornale ieri: «la teoria sottostante», che poi peggiora le cose parlando nei sottotitoli di «lettura alternativa» delle regole. Mi ha fatto venire in mente la famosissima, ma anche molto ironica, canzone di Enzo Jannacci, Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto «la canzone intelligente», che sarebbe tale se segue un filo logico importante, è piena di ragionamenti e spiega un po’ tutto e un po’ niente. L’articolo poi, dice cose molto ragionevoli e condivisibili, tra cui in particolare, e mi sembra importante sottolinearlo, che : «Il diritto internazionale non serve a proteggere i colpevoli, ma a impedire che la giustizia diventi prerogativa discrezionale del più forte». Appunto, ma mai come in questo caso, si mescolano pesantemente sistemi giuridici e strumenti diversi, per derivarne una curiosa insalata mista in cui la pretesa proterva si accomuna alla difesa dei diritti fondamentali. O finge di accomunarsi, perché alla fine le reazioni sono nulle, sia all’esterno che nel paese.

E vediamo meglio. Cominciando da quanto dicevo ieri a proposito del fatto che una quinta colonna dovesse esserci, anzi anche una sesta. Ebbene c’erano, lo dice chiaro oggi il ‘New York Times’, parlando della combattiva, apparentemente almeno, vice presidente del Venezuela, Delcy Rodrìguez, con la quale da tempo l’amministrazione statunitense ‘parlava’. Così come, a quanto pare visto il comunicato tutt’altro che combattivo dell’esercito.

E allora, solo a questo volevo arrivare, chiudiamo subito questa filiera di discussioni, che, oltre tutto, non mi competono: c’è, per dirla in termini banali e magari volgari, un traditore, che lo fa anche per garantire lo sfruttamento del petrolio venezuelano da pate delle aziende USA. Vedremo come va a finire, ma nello stesso articolo citato e in altri sullo stesso numero del giornale, si accenna ai dubbi statunitensi, rinforzati dalla ripetuta minaccia di Trump circa possibili nuovi e più pesanti interventi. Su ciò, mi permetto di avere qualche dubbio: c’è un limite a tutto e poi ormai il Venezuela è fermato. Perfino taluni residui Stati indipendenti dell’America Latina, si limitano a reazioni più simili al singhiozzo che alla reazione: «Expresamos nuestra profunda preocupación» e invitano a una soluzione pacifica.

Insomma il o i fedifraghi – che poi facilmente cercheranno di presentarsi come i salvatori del Venezuela, se non saranno stati fatto fuori anche loro – hanno il ‘potere’, ma anche una pistola puntata alla nuca. Grazie a ciò e ad altri , che poi come spesso accade, diventeranno ‘patrioti’, l’operazione sembrerebbe essere riuscita facilmente, anche se con oltre 80 morti ‘ufficiali’, ovviamente venezuelani.

Ma se le cose stanno così, il «cambiamento di regime» non c’è: la vice presidente, benché fedifraga, continua il regime. Poi certo, cambierà qualcosa, ma il regime resta quello e ciò spiega perché Trump e anche Rubio si siano rifiutati di parlare di elezioni.

Ma se il regime resta quello, Maduro resta un Capo di Stato, protetto da un principio fondamentale del diritto internazionale (rivendicato a grandissima e altissima voce da Trump, Putin, Netanyahu, ecc.) quello della immunità. Certo, Maduro potrebbe essere giudicato per il commercio della droga o altro, ma in Venezuela e un volta privato della immunità che spesso (ne sappiamo qualcosa noi italiani!) spetta ai politici. In Venezuela non negli USA; o magari davanti alla Corte Penale Internazionale, disconosciuta dagli USA. Ma comunque non da un tribunale statunitense.

Sia chiaro: non sto dicendo che Maduro non verrà condannato a una pena durissima dal tribunale ‘indipendente’ USA, al contrario! Dico solo che questo sì che è un precedente importante e devastante, perché in quanto capo di Stato, verrebbe processato per reati comuni.

Qui, voglio solo dire, non è questione di eccezione a una regola – a parte il fatto che per definizione una norma non può avere eccezioni, ma qui il discorso sarebbe complicato e mi fermo subito – non è, dico una eccezione alla norma, ma è il sovvertimento del sistema che trasforma un ordinamento giuridico formalmente paritario (grazie al principio di sovranità) in un sistema in cui vi sono dei soggetti  … più soggetti degli altri, con diritti diversi e maggiori degli altri per così dire sudditi.

È evidente che, se un tribunale statunitense o no, riconoscerà la perseguibilità giuridica di Maduro, affermerà il principio per cui un Capo di Stato può essere processato e condannato da un tribunale interno di un altro Stato oppure che gli USA non sono un soggetto di diritto internazionale come gli altri, ma un soggetto con maggiori diritti. Esattamente quello che ha detto ieri Trump, quando ha ribadito, nella solita confusa e alluvionale conferenza stampa da casa sua, che le risorse dell’America sono risorse degli USA e, magari, non soltanto quelle dell’America, ma, perché no, anche quelle della Groenlandia.

Attenzione, perché l’appetito, come si dice, viene mangiando. E, non per nulla, il ministro degli esteri USA Rubio, ha detto chiaro che anche Cuba è un grosso problema per gli USA, forse perché il fumo dei sigari fa male?

Il punto sarà di capire fino a che punto la ‘fedifraga’ resterà tale o non si rivolterà contro ‘l’oppressore’… il caso del Nicaragua insegna e Trump e i suoi non sono eterni. Per ora si parla solo di «transizione», e il vergognoso comunicato della signora von der Leyen lo conferma!

Infine, un’ultima parola, preoccupante. Il tono sprezzante sia di Trump che degli altri, a proposito della premio Nobel signora Machado, piegata in tre da anni verso gli USA contro il Governo del proprio Paese, fino ad oggi formalmente legittimo, che viene ripagata della sua “fedeltà”, forse con qualche aiuto a uscire dal Paese, ma con un forte calcio in faccia. Perché, e anche questo onestamente va detto, lo si voglia o no, le elezioni di Maduro sono formalmente legittime: lo riconosce indirettamente la sociologa dell’Università di Caracas Colette Capriles, che sostiene: «We said as much in the 2024 elections, in which tallies gathered by thousands of volunteers showed an overwhelming opposition victory». Anche qui siamo ai limiti delle ‘eccezioni’: bastano alcuni, magari eroici, volontari a documentare dei brogli elettorali? Ma certo, il problema c’è: è lei stessa, in quello stesso articolo, che ricorda che il popolo venezuelano non era poi tanto contrario a Chavez e poi a Maduro e questo potrebbe contare molto, Vietnam insegna.

Per concludere, una osservazione: se io fossi un Capo di Governo europeo, francamente, comincerei a preoccuparmi seriamente. Salvo, beninteso, nel suo grigio piccolo, la “Signor Presidente del Consiglio on. le Giorgia Meloni” che oggi «ha parlato» con la signora Machado», estromessa dallo stesso Trump. Siamo nel ‘grande gioco’ ragazzi …! o nel ridicolo, se non complici di un crimine internazionale.!

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.