La vita e la carriera del leader venezuelano, il successore di Hugo Chávez oggi catturato insieme alla moglie Cilia dagli Stati Uniti di Donald Trump
Donald Trump ha annunciato oggi la cattura del Presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, e della moglie Cilia Flores a seguito dei raid condotti dagli Stati Uniti nella notte su Caracas e diverse regioni del Paese, accompagnati da forti esplosioni. Ma chi è Nicolas Maduro?
Nato a Caracas il 23 novembre 1962, Nicolas Maduro, 63 anni, è presidente del Venezuela dal 2013 dopo la morte di Hugo Chavez, Presidente populista di sinistra e mentore di Maduro.

Nel 2024 si è candidato alle elezioni per un terzo mandato ed è stato dichiarato vincitore dal governo venezuelano, anche se i leader dell’opposizione e gli osservatori internazionali hanno contestato il risultato elettorale e hanno accusato il regime di rubare voti. Gli Stati Uniti hanno riconosciuto il candidato dell’opposizione, Edmundo González, come vincitore e hanno imposto sanzioni ai funzionari elettorali per presunta manipolazione del risultato. Nonostante le proteste globali, Maduro ha prestato giuramento per il suo terzo mandato a gennaio.
I funzionari americani dell’amministrazione Trump affermano che Maduro guida il cosiddetto ‘Cartello dei Soli’ che inonda gli Stati Uniti di droga, ed è un presidente illegittimo. Maduro nega ogni illecito e alla fine dello scorso anno aveva detto ai suoi sostenitori: “Non riusciranno mai a distoglierci dal cammino verso la rivoluzione. Vittoria per sempre! Vittoria per sempre! Vittoria per sempre!”.
I sostenitori lo chiamano «el gallo pinto», il gallo combattente. Maduro è arrivato alla politica in modo ‘anomalo’: ha iniziato la sua vita lavorativa come autista di autobus, poi è diventato un leader sindacale, respirando la vita del mondo popolare, protagonista della rivoluzione bolivariana.
L’esordio nella vita pubblica risale agli anni Novanta, ben prima della salita al potere di Hugo Chávez. Infatti, Maduro si forma all’interno di quel movimento radicale che denuncia le disuguaglianze e critica l’imperialismo. Pur non brillando come leader carismatico, ma apparendo piuttosto un disciplinato funzionario, si fa strada nel chavismo montante, che riceverà la consacrazione elettorale nel 1998.
La vittoria alle elezioni di Chávez segna l’inizio della cosiddetta rivoluzione bolivariana, grazie alla quale Maduro entra ufficialmente nelle istituzioni. Viene eletto deputato all’Assemblea Nazionale, contraddistinguendosi come uomo di apparato e, tra il 2005 e il 2006 ricopre anche il ruolo di Presidente del Parlamento, consolidando la propria esperienza istituzionale. In seguito, nel 2006, da vero e proprio fedelissimo di Chávez, diviene Ministro degli Esteri: nei sei anni da capo della diplomazia (un vero e proprio record per un ministro di Caracas), configura la linea estera venezuelana, contrapponendosi fortemente agli Stati Uniti e stringendo solidi rapporti con Cuba, Cina e Russia. Pur non essendo un diplomatico di professione, si sente insignito del compito di difendere e diffondere il chavismo all’estero.
Nel 2012, viene scelto quale vicepresidente ed erede politico da Chávez, già gravemente malato. Alla morte del leader, nel marzo 2013, gli succede alla guida del partito, pur non avendo lo stesso carisma e la stessa popolarità. A quel punto, però, Maduro assume la guida ad interim del Paese e si candida alle elezioni presidenziali anticipate che lo vedono prevalere con un margine estremamente ridotto.
Il Venezuela che lascia Chávez (sussidi e controlli sui prezzi) e che Maduro si appresta a guidare è molto fragile, con un’economia dipendente dal petrolio i cui prezzi crollano, flagellata da corruzione e sanzioni. Alla svalutazione della moneta consequenziale all’iper-inflazione, corrisponde la carenza di ogni bene essenziale, costringendo circa 8 milioni di persone ad emigrare.
Contestualmente, l’opposizione viene messa a tacere. Il Parlamento, conquistato da essa nel 2015, viene progressivamente svuotato di funzioni; le elezioni che si tengono nel 2018 e nel 2024, ma sono poco più che una farsa. La credibilità del regime è sempre più bassa anche a livello internazionale.
