La premier italiana ha ‘dato buca’ ad una occasione importante come quella dell’Assemblea Generale, privilegiando i propri interessi propagandistici interni, specie nella sua finta lotta contro l’invadenza di Vannacci
Dopo averci riempito le orecchie per quattro anni filati sulla sua estrema capacità nelle relazioni internazionali, nel momento più importante e in qualche modo decisivo nella politica internazionale, la «Signor Presidente del Consiglio on. le Giorgia Meloni» resta a casa.
Momento importante, dico, perché siamo, almeno all’apparenza, non lontani da punti cruciali nei tre conflitti che attirano la massima attenzione mondiale e comunque italiana: il conflitto Israele-Palestina-Libano-Iran-Giordania; il conflitto USA-Iran; il conflitto in Ucraina. Non mi sembra poco.
Ebbene, due giorni fa si è aperta la sessione 2026-27 della Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove, mai come oggi, tutti questi conflitti, anzi usiamo il termine corretto, guerre trovano nella predetta riunione occasione di confronti, incontri, trattative, mediazioni, accordi.
Ma Meloni è assente e lascia la gestione di tutto questo marasma nelle mani di Antonio Tajani, sempre che riesca a distrarsi un momento dalle sue attenzioni verso le forme delle donne.
Ha invece preferito una ‘comparsata’ in TV a Porta a Porta, con un disastrato Bruno Vespa. Al quale, intanto, vanno i miei auguri di pronta e specialmente completa guarigione e anche i complimenti per la forza con la quale ha fatto il suo lavoro, nonostante la evidente menomazionee sofferenza. Solo per precisare, Bruno Vespa non mi piace, ha intervistato la Meloni facendo domande e non replicando mai, ma lasciando tutto il possibile spazio al diluvio di parole della Meloni. Dunque, tanto di cappello a Vespa, ma che intervista è quella dove l’intervistatore non interloquisce … con lei?
Il fatto in sé non sarebbe assolutamente importante e le cose dette dalla Meloni non meritano commento alcuno, ma resta il fatto che evidentemente vi sono forti novità nella idea di sé stessa della Meloni. Sempre arrogante e aggressiva, ma poco all’altezza del suo compito. Non tanto per la volgare “contestazione” di Mattarella, da sempre la sua bestia nera – che ha risposto duramente, cosa molto inusitata, specie se il governo vuole decidere con un Decreto Legge – quanto per il fatto di avere ‘dato buca’ ad una occasione importante come quella a New York, dove, invece, tutti i maggiori responsabili politici specialmente europei hanno partecipato.
Per non parlare del fatto di grande importanza, contemporaneamente in svolgimento a Washington: l’incontro Trump-Xi!
Inoltre, diciamola tutta, sarebbe stata una buona occasione per ‘difendere’ (invece del poco credibile Crosetto nel Parlamento italiano) e magari spiegare l’origine e le ragioni della OIR (Operation InherentResolve): una follia per la quale noi con la nostra aviazione (che, appunto, viene bombardata … poi si accorge che è un po’ “scoperta” e cambia aeroporto!) partecipiamo praticamente da soli ad una attività anti-ISIS (morto da tempo) e ormai solo a difesa dell’Arabia Saudita (Dio solo e Crosetto sanno perché … o forse anche Renzi) che ha soldi abbastanza per comprarsi, come ha comprato, migliaia di arei da combattimento nuovi di zecca … ma poi la “difendiamo” noi!
Ma, per completare sulla assoluta inopportunità della assenza della Meloni dalla Assemblea Generale, vi sarebbero almeno altre due questioni.
La prima, suscitata anche da un accenno nel discorso di Trump, su una riforma del Consiglio di Sicurezza. Ovviamente l’idea di Trump è quella di rafforzare il potere USA sulle Nazioni Unite, meglio ancora di sostituirlo: ne ha parlato più volte nel suo irrefrenabile e confuso discorso. Ebbene proprio l’Italia, non quella della Meloni, ma nemmeno quella di altri Presidenti del Consiglio, ma opera vera e propria della diplomazia italiana (e ovviamente non solo) fortemente voluta dall’amb. Fulci parecchi anni fa e dibattuta in una sorta di conferenza parallela Unitingfor Consensus, che proponeva e propone, con comportamenti tipicamente diplomatici, una soluzione di ‘democratizzazione’ del Consiglio di Sicurezza, senza togliere, ma regolamentando il potere di veto dei cinque ‘grandi’, aumentando in qualche maniera il potere dei membri non permanenti del Consiglio stesso.
Una ipotesi certo osteggiata (in parte) dai Membri Permanenti, ma sempre più gradita ad un sempre maggior numero di stati membri. Proprio in queste ore si riuniva quella conferenza, dove la partecipazione autorevole di capi di governo certamente darebbe maggior peso alle sue decisioni. Non voglio dire, ovviamente, che la Meloni sarebbe stata decisiva per adottare la proposta di modifica, ma solo che, tirandosene fuori, fa perdere peso proprio al Paese che ha ‘inventato’ e perseguito con costanza quella proposta. A tacere del fatto che sarebbe stata una ottima occasione per distanziarsi un po’ dagli USA e da Trump, ovviamente del tutto ostili, affermando una sostanziale indipendenza dell’Italia: cosa tutt’altro che secondaria e meno che mai scontata.
L’altro tema, importantissimo, dove l’assenza del capo del governo, isola ancora di più l’Italia, sarebbe stata la riunione, a margine della Assemblea Generale, del ‘Consiglio di Sicurezza dell’Ucraina’, dove Tajani si è limitato a dire le solite cose, in particolare sulla necessità di un cessate il fuoco e poi di un inizio delle trattative. Cosa solo apparentemente ragionevole, ma osteggiatissima dalla Russia. Sarebbe stata, se si fosse voluto, una ottima occasione, per la Meloni, e specialmente per i suoi, ma anche per altri non ‘filo’ ma raziocinanti, per ammorbidire (o almeno provarci) la ‘durezza’ della posizione dei cosiddetti “volenterosi’ non per caso guidati dalla Gran Bretagna e dalla Francia, paesi notoriamente non proprio innamorati della Russia.
Ma, e concludo qui queste righe, la Meloni, trascurando di essere il Presidente del Consiglio della Repubblica italiana, anzi il «Signor Presidente del Consiglio on. le Giorgia Meloni», ha privilegiato i propri interessi propagandistici interni, specie nella sua finta lotta contro l’invadenza di Vannacci, per continuare con chi sa quali altri provvedimenti raffazzonati e improbabili, ma sempre dispendiosi, la sua frenetica campagna elettorale, condotta senza esclusione di colpi oltre un anno prima della scadenza della legislatura … o forse solo pochi mesi? Lascio a voi una risposta. Ma:
la legge di bilancio è alle porte e quel minimo di flessibilità ancora compatibile con il deficit eccessivo dell’Italia, potrebbe consentire al Governo di parlare di spese significative atte ad attirare l’attenzione dei cittadini italiani e poi chiamarli subito a votare.
Sempre che, e non so fino a che punto i calcoli siano stati fatti con adeguatezza, Mattarella permetta. Sia l’eventuale decreto legge sulla presenza di stranieri nelle scuole (razzismo puro, ma in certi casi molto popolare) sia lo scioglimento delle Camere, dipendono dalla firma del Presidente Mattarella … e se si rompe un braccio Bruno Vespa, non potrebbe venire … un herpes a quello di Mattarella?
Per carità, scherzo.
