A Putin e a Xi Jinping fa comodo che gli Stati Uniti si muovano nel loro emisfero come se fosse roba loro: questo legittima che la Russia si muova come vuole nel ‘suo’ emisfero. E così la Cina

 

  Venezuela: le ‘tessere’ del mosaico sono ancora troppo frammentate, si può, al momento, cercare di mettere in fila i punti fermi di una situazione in evoluzione.

  A) Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Contrariamente alle enfatiche assicurazioni del pre/elezioni, e contrariamente alle strampalate dichiarazioni ricorrenti di meritare il premio Nobel per la pace perché ha chiuso una decina di conflitti, la sua politica estera è sostanzialmente una catena di obiettivi mancati: a Gaza la situazione è più che mai precaria e instabile, la fase due del ‘piano’ non decolla. La guerra in Ucraina continua, atroce e sanguinosa come sempre. L’invasore russo non demorde dalle sue condizioni per la pace, che giustamente gli ucraini considerano inaccettabili. Sul fronte ‘interno’ le cose non vanno meglio. L’inflazione galoppa, il costo della vita per l’americano medio aumenta, le promesse di un’età dell’oro restano tali; le recenti elezioni e i sondaggi rivelano che la popolarità di Trump è ai ‘minimi’. Le elezioni di ‘medio-termine’ incombono. Cosa fare, per risalire la china, e recuperare consenso? Niente di meglio che giocare la carta Maduro/Venezuela.

 B) Nicolas Maduro, erede di Hugo Chavez è senza dubbio un dittatore che nessuno rimpiangerà. Il Venezuela è un Paese che letteralmente galleggia sul petrolio, potrebbe attirare centinaia di migliaia di turisti, per il suo clima, la sua natura, la sua bellezza. Chavez e Maduro lo hanno ridotto un Paese alla fame, preda di bande criminali para-militari, dove nessuno è disposto a investire, dove la cosa più ragionevole è fuggire, espatriare: cosa che hanno fatto, quando hanno potuto farlo, migliaia di venezuelani.

 C) Il potere di Chavez e di Maduro poggiava sulle Forze Armate. Gli ufficiali venezuelani. Se Maduro e la moglie sono stati catturati e trasferiti negli Stati Uniti, significa che una parte consistente delle forze armate venezuelane, il puntello del regime, è scesa a patti con Trump, ha ricevuto ‘assicurazioni’, e consegnato di fatto lo scalpo di Maduro.

  D) Un intervento militare come quello in Venezuela non si improvvisa. Deve poter contare su massicci contingenti armati che sono intervenuti dall’’esterno’: ma senza dubbio hanno agito e operato i ‘servizi’, preparando il terreno.

  E) Ad onta di una supposta vocazione ‘isolazionista’ (cara al vice-presidente J.D. Vance e al Maga), l’amministrazione Trump ha fatto sua la ‘dottrina Monroe’ (James Monroe, quinto presidente USA, 1817 – 1825), secondo la quale tutte e tre le Americhe devono essere soggette all’influenza degli Stati Uniti, e senza interferenze e/o eccezioni. Trump, nella sua conferenza stampa a Mar-a-lago lo ha chiaramente sillabato.

  F) L’intervento USA in Venezuela è un chiaro segnale rivolto in particolare a Mosca e a Pechino. Putin e Xi, dopo la ignominiosa fuga dall’Afghanistan, forse hanno creduto che gli Stati Uniti si ‘ritirassero’ nei loro confini, indifferenti a quello che accade nel resto del mondo. Trump ha voluto chiarire che gli Stati Uniti, come in passato, continueranno a tutelare in tutti i modi possibili, i loro interessi. Non per caso ha detto (sempre nel corso della conferenza stampa a Mar-a-Lago) che il petrolio venezuelano sarà gestito dalle compagnie statunitensi, e gli USA considerano il Venezuela una sorta di protettorato, si riservano di valutare loro quale futuro governo e chi ne farà parte.

  G) In quadro geopolitico si annuncia incerto e confuso, ma un fatto è certo: più che una nuova Yalta, si sta celebrando una sorta di congresso di Vienna post napoleonico, le super potenze di fatto si stanno ridividendo il pianeta. Un possibile scenario: Trump ‘opera’ nel cortile di casa, con Putin e Xi che si limitano ad abbaiare proteste di rito; Putin libero sostanzialmente di ‘operare’ in Ucraina, spalleggiato nei fatti da Trump e Xi; Xi che a questo punto si sentirà ‘legittimato’ ad ‘operare’ a Taiwan. L’attacco al Venezuela, da questo punto di vista, è un preciso segnale. È l’affossamento dell’ordine internazionale nel quale siamo vissuti dal dopoguerra. Mosca e Pechino ne ricaveranno che nell’era Trump si fa così. A Putin e a Xi fa comodo che gli Stati Uniti si muovano nel loro emisfero come se fosse roba loro: questo legittima che la Russia si muova come vuole nel ‘suo’ emisfero. E così la Cina. Se ne prenda atto: l’ordine internazionale nato nel dopoguerra non esiste più.

  H) Nessuna simpatia o indulgenza per Maduro. E’un criminale; il suo regime una dittatura; molto probabilmente un narcotrafficante. Ciò non toglie che con questa invasione Trump si pone al livello di Putin. Non regge neppure la ‘giustificazione’ che il Venezuela di Maduro costituiva una minaccia reale per gli Stati Uniti. Se ci si dovesse credere, dovremmo anche dar credito a Putin quando dà del pericoloso nazista a Zelensky.

  I) L’Europa. La strada è obbligata: sostenere l’Ucraina e dotarci di capacità militari di primo livello, il molto evocato esercito comune europeo. Quello che non si riuscì a fare negli anni Cinquanta per la miope opposizione francese.  

  Oggi è vano, illusorio invocare la forza del diritto se in parallelo non si dispone di una forza capace di farne valere le ragioni. Lo diceva già Cosimo de’ Medici, ripreso da messer Machiavelli: “Gli Stati non si governano con i pater noster”. Figuriamoci l’Unione Europea.