Gli USA (e forse non solo) ritengono di avere il diritto di decidere ciò che vogliono, almeno nella parte di mondo che essi stessi si sono auto-attribuita come esclusiva

 

È relativamente poco importante capire come e fino a quanto altri Stati e parti della società venezuelana siano coinvolti e parte interessata al colpo di mano militare degli USA in Venezuela: è certo che sono molti e non hanno problemi a farsi la barba la mattina.

Come sempre ora si alzeranno cortine di fumo spessissimo per coprire tutto e forse i nostri nipoti capiranno qualcosa. A quanto pare, però il ‘premio Nobel Machado’ non prenderà il potere subito; saranno smantellate le aziende venezuelane che sfruttano il petrolio venezuelano; vi sarà un cambio di regime. Quello che è chiaro è che: 1.- gli USA, e quindi il suo potenziale economico/imprenditoriale, d’ora in poi controlleranno il Venezuela, d’accordo o non che ne sia il popolo; 2.- ormai nella Comunità internazionale governa la forza bruta e solo quella, la foto di Maduro in manette e bendato è roba da film-western di terza categoria; 3.- il colpo statunitense, da un lato indurrà a farne altri, ma specialmente rafforzerà enormemente i governi autoritari o alla ricerca di maggiore autoritarismo nel mondo intero.

E infatti le reazioni, anche quelle ‘contrarie’, sono poco più che rituali e molto caute. Salvo Javier Milei, ovviamente esultante, colpiscono solo le reazioni della inconsistente ‘Ministro degli esteri’ dell’UE, Kaja Kallas, che afferma: «l’Unione Europea ha ripetutamente affermato che il presidente venezuelano Nicolas Maduro manca di legittimità» …  se lo dice lei! E, poco dopo la Presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, precisa che segue «da vicino la situazione in Venezuela, siamo al fianco del popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica. Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite». In attesa che si ‘definisca’ una linea europea, per ora si va un po’ a tentoni. Però si volta subito pagina e già si parla di transizione, ma beninteso con riferimento al ‘popolo’, alla ‘democrazia’ e al rispetto della Carta delle Nazioni Unite. Qualcuno, invero, accenna anche al principio di autodeterminazione, il Presidente della Colombia Petro.

Insomma, non solo la reazione è minima, ma è cautissima quando non consenziente. Compresa la nostra ‘Signor Presidente del Consiglio on. le Giorgia Meloni’, sempre in stretto contatto con … Tajani che la aggiorna attingendo dal suo famoso manuale di diritto internazionale!

Visto, però, che tutti non fanno altro che parlare di diritto internazionale, forse due parole su questa branca ormai devastata del diritto potrebbe non guastare, visto che si legge di tutto e di più.

Nel diritto internazionale almeno due norme  sono chiare: il monopolio dell’uso legittimo della forza, che in un soggetto di diritto interno è dello stato, nel diritto internazionale è della Comunità internazionale, spesso espressa dalle Nazioni Unite, le quali, a loro volta (maledizione del ‘veto’ a parte) possono chiederne o autorizzarne l’uso, ma non usarla direttamente: articoli 45-48 della Carta delle Nazioni Unite. Il singolo Stato di sua iniziativa, non può legittimamente usare la forza, legittima difesa a parte.

Il principio di autodeterminazione dei popoli è chiaro anch’esso, ma non mi sembra che sia molto tenuto in conto in questi ultimi decenni. Il principio in concreto afferma che ogni popolo, ma appunto solo ogni popolo, può legittimamente decidere del proprio governo e quant’altro: liberamente. Solo alla Comunità internazionale, non ai singoli, spetta stabilire se il regime di uno Stato sia o meno legittimo.

Diversamente da ciò che, come accennavo, dice il nostro ‘Signor Presidente del Consiglio on. le Giorgia Meloni’, che sembra apprezzare l’uso della forza senza mezzi termini come quella mostrata brutalmente in TV quando a nome degli italiani afferma: il governo italiano considera «legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico». L’’intervento di natura difensiva’ è un capolavoro giuridico al di sopra delle mie capacità.

Ma familiare al Presidente Trump, che dice che il commercio della droga è un «attacco mortale» agli USA che se ne possono difendere anche contro uno Stato che non può o non vuole impedirlo. Una idea tutta degli USA purché vi sia un beneficio economico: già dai tempi di Noriega con l’impossessamento del Canale di Panama, e oggi con Maduro per il petrolio. E, infatti, Trump subito spiega senza mezzi termini che gli USA terranno l’amministrazione del Venezuela fino a nuove elezioni, organizzate dagli stessi USA o almeno sotto il loro controllo, ma senza un controllo diretto … cioè attraverso le quinte colonne di cui parlavo prima. Un pasticcio, ma vedremo.

Tutto ciò, in nome della autodeterminazione dei popoli, perché il petrolio porterà ricchezze inaudite ai venezuelani! Ma comunque in nome della ‘dottrina Monroe (anzi ‘Donroe’, spiritoso!) cioè dell’assunto per cui le risorse venezuelane e in generale americane «sono degli USA» e quindi non possono essere usate in maniera dannosa cioè non lucrosa -per noi”! in America latina hanno capito.

Le parole non servono. Ciò che è chiaro è che gli USA (e forse non solo) ritengono di avere il diritto di decidere ciò che vogliono, almeno nella parte di mondo che essi stessi si sono auto-attribuita come esclusiva, magari ‘dividendosela’ con altri come la Russia, che infatti si limita ad un sommesso borbottìo.

Imperialismo? Forse, ma decadente.

Confesso, che le mie preoccupazioni per il futuro dei miei figli e nipoti, non è mai stata così alta. Posso solo tranquillizzarmi pensando che se sapranno essere ubbidienti e rispettosi, degli USA e di qualche suo rappresentante in Italia, vivranno ragionevolmente tranquilli … liberi non so; però ci sarà sempre qualche generale USA, come quello accanto a Trump oggi, che saprà minuto per minuto dove si trova, cosa mangia e con chi sta ognuno, compreso il nostro ‘Signor Presidente del Consiglio on. le Giorgia Meloni’.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.