Si possono distinguere due mercati petroliferi, collegati ma con dinamiche diverse: quello fisico e quello finanziario (‘cartaceo’)
Dall’inizio del conflitto in Iran, il 28 febbraio, i prezzi del petrolio sono aumentati sensibilmente a causa di una grave interruzione dell’offerta: oltre 10 milioni di barili al giorno sono mancati dai mercati globali per più di 50 giorni. In questo periodo, i prezzi sono stati molto instabili, salendo quando si diffondevano notizie di danni a infrastrutture e trasporti, e scendendo in presenza di segnali di progressi diplomatici.
Si possono distinguere due mercati petroliferi, collegati ma con dinamiche diverse: quello fisico e quello finanziario (“cartaceo”). Il primo rispecchia meglio i cambiamenti reali tra domanda e offerta in situazioni eccezionali.
Differenza tra petrolio fisico e cartaceo
I prezzi del petrolio fisico sono quelli effettivamente pagati da chi produce e da chi riceve consegne reali di greggio entro un periodo breve, generalmente tra due e quattro settimane. Tra i venditori rientrano i produttori statunitensi e le compagnie petrolifere nazionali dei paesi membri dell’OPEC, mentre gli acquirenti principali sono le raffinerie.
Il riferimento principale è il Brent del Mare del Nord, rispetto al quale altri greggi vengono venduti con premi o sconti in base a qualità, disponibilità e costi di trasporto.
I prezzi del petrolio “cartaceo”, invece, si riferiscono a strumenti finanziari collegati a consegne future di petrolio. I principali sono i contratti futures su Brent e West Texas Intermediate (WTI), negoziati rispettivamente sull’Intercontinental Exchange (ICE) e sul Chicago Mercantile Exchange (CME). A questi si aggiungono opzioni e swap petroliferi, questi ultimi spesso scambiati privatamente nel mercato over-the-counter (OTC).
Partecipanti e utilizzo dei mercati
Nel mercato fisico operano produttori, raffinerie e intermediari che comprano e vendono petrolio reale. Il mercato finanziario è usato soprattutto per copertura del rischio e speculazione. In genere, chi opera nei futures non arriva mai alla consegna fisica, chiudendo le posizioni prima della scadenza.
La copertura permette ai venditori di proteggersi da cali di prezzo e agli acquirenti da aumenti. La speculazione, invece, consiste nel puntare sull’andamento futuro dei prezzi.
Nel mercato fisico agiscono produttori, raffinerie e intermediari commerciali, che determinano i prezzi delle transazioni reali. Il mercato finanziario, invece, viene utilizzato principalmente per coprirsi dal rischio di variazione dei prezzi o per attività speculative. Una differenza chiave è che nel mercato “cartaceo” raramente avviene la consegna effettiva del petrolio: gli operatori tendono a chiudere le posizioni prima della scadenza tramite operazioni compensative.
La copertura (hedging) consente sia ai venditori sia agli acquirenti di proteggersi dalle oscillazioni dei prezzi. Ad esempio, un produttore teme un calo dei prezzi futuri e può quindi vendere futures per fissare il prezzo attuale. Al contrario, una raffineria, esposta al rischio di rincari, acquista futures per tutelarsi da aumenti del greggio.
Nel caso dei prodotti raffinati (benzina, diesel, carburante per aerei), la raffineria agisce come venditore e si protegge da eventuali ribassi dei prezzi, mentre i clienti, come le compagnie aeree, si difendono dal rischio opposto, cioè l’aumento dei prezzi.
L’attività speculativa, invece, consiste nel prendere posizione sui movimenti futuri dei prezzi basandosi su aspettative legate ai fondamentali di domanda e offerta.
Qual è la differenza tipica tra i due prezzi e cosa rende particolare la situazione attuale?
In condizioni normali, i prezzi del petrolio fisico e quelli dei futures si muovono in modo parallelo, con scarti minimi, spesso limitati a pochi centesimi al barile, e tendono a convergere man mano che i contratti si avvicinano alla scadenza.
Tuttavia, in situazioni eccezionali come l’attuale blocco delle esportazioni dal Golfo mediorientale, superiore a 10 milioni di barili al giorno, può verificarsi una forte divergenza. Da un lato, le raffinerie sono disposte a pagare di più pur di assicurarsi il greggio necessario a mantenere operativi gli impianti; dall’altro, molti operatori finanziari restano cauti, temendo perdite improvvise legate anche a fattori mediatici, e preferiscono posizioni più neutrali. Questo atteggiamento ha contribuito a una pressione al ribasso nei mercati finanziari.
In tali circostanze, il petrolio con consegna immediata può essere scambiato a prezzi molto più elevati rispetto ai futures, come dimostra il differenziale eccezionale di circa 30 dollari osservato all’inizio di aprile.
Cosa indica questa divergenza sull’impatto della crisi?
A differenza dell’aumento dei prezzi del 2007-2008, dovuto a una crescita della domanda (soprattutto cinese), la situazione attuale rappresenta uno shock di offerta simile a quelli degli anni ’70. Le scorte globali si stanno riducendo, mentre le raffinerie faticano a reperire greggio a prezzi sostenibili, e alcune aree affrontano carenze di carburante per trasporti e usi domestici.
Sia il mercato fisico sia quello finanziario riflettono la portata eccezionale della crisi, con oltre mezzo miliardo di barili sottratti al mercato globale. Le politiche adottate, sia dal lato dell’offerta (come l’uso delle riserve strategiche o l’allentamento di alcune normative) sia dal lato della domanda (tasse e sussidi), non sono in grado di compensare completamente l’impatto economico.
Gli analisti prevedono che i prezzi possano raggiungere livelli tali da ridurre i consumi, fenomeno noto come “distruzione della domanda”. Questo processo si manifesta soprattutto nel mercato fisico. Alcuni segnali indicano che ciò è già in atto, con prezzi del greggio vicini ai 150 dollari e carburante per aerei in Asia oltre i 200 dollari.
Interventi dei governi
Molti governi stanno introducendo sussidi e limiti ai prezzi per proteggere consumatori e imprese. Tuttavia, interventi troppo ampi possono distorcere i segnali di mercato e aggravare la crisi. Alcuni paesi stanno anche promuovendo misure per ridurre i consumi energetici.
Rischi nell’uso dei prezzi finanziari come riferimento
Poiché i futures sono facilmente accessibili e aggiornati in tempo reale, spesso vengono considerati il “vero” prezzo del petrolio. Tuttavia, in momenti come questo possono essere fuorvianti, mostrando valori più bassi rispetto a quelli effettivamente pagati per il petrolio fisico.
Prospettive future
Con il ripristino delle esportazioni, i prezzi potrebbero scendere, ma il mercato fisico resterà sotto pressione più a lungo a causa delle difficoltà nelle catene di approvvigionamento. Di conseguenza, carburanti come benzina, diesel e jet fuel potrebbero mantenere prezzi elevati anche dopo il calo dei futures.
