L’Europa è un possibile avversario commerciale, economico e perfino militare da distruggere. Nell’unico modo possibile, cioè impedendone l’unione

 

Vi sono un paio di cose che in queste ultime convulse settimane mi sono rimaste vividamente impresse negli occhi e nella mente.

Una è la scena, incredibile, inimmaginabile, di Maria Corona Machado che consegna l’involucro del premio Nobel per la pace (e qui ci sarebbe veramente da chiedersi su quali basi vengano assegnati i premi Nobel spesso a dir poco sorprendenti) che ha appena ottenuto a Trump in dono: visto che non lo hai avuto tu direttamente ti regalo il mio! Chiunque avrebbe immaginato una cosa del genere come una sottile, e nemmeno tanto, presa in giro, come un gioco, insomma mai come una cosa seria. E invece la faccia felice soddisfatta di Trump in quella foto lascia a bocca aperta: era veramente soddisfatto del “dono”. Così come interdetto mi lascia il viso seriamente sorridente, se così si potesse dire, della signora Machado. Un sorriso, duole dirlo, umile, servile, speranzoso realmente di ottenerne qualcosa. Cosa? Il potere in regalo. Non credo sia un caso, quindi, che in questi giorni si legga qua e là di una frequentazione della predetta signora degli uffici del dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America. Vedremo, ma sarebbe davvero devastante per il popolo venezuelano se alla fine veramente il governo venezuelano forse messo nelle mani di una persona del genere.

L’altra cosa che mi ha colpito è stata il discorso di Zelensky ai capi di Stato e di governo dell’Unione europea a Davos. Come ben sapete, coloro almeno che mi leggono talvolta qui, io non sono un ammiratore di Zelensky. Ma è difficile negare, anzi è impossibile che quello sia stato un discorso chiaro, duro ma specialmente razionale come pochi. In fondo, ridotto in poche parole, Zelensky si limitava a dire a noi europei: datevi da fare, unitevi, createvi una forza propria per essere autonomi e indipendenti rispetto a tutte le altre potenze, ivi compresi gli Stati Uniti, che intanto si vogliono prendere la Groenlandia. Non chiedeva nemmeno più un intervento armato, ma solo una affermazione di personalità, di spina dorsale. Già solo il fatto che un discorso del genere venga fatto da Zelensky, che deriva e vuole derivare ogni sua forza direttamente e unicamente dagli Stati Uniti dovrebbe fare una certa impressione. Dovrebbe cioè indicare il fatto che realmente gli Stati Uniti non sono più, o almeno non sono più sentiti come affidabili anche da parte di coloro che derivano interamente da loro.

Il discorso, voglio dire, è stato come una frustata, volutamente molto dura, da parte di chi in piena coscienza sa bene che la sua volontà di difesa dalle pretese russe è stata in larghissima se non esclusiva misura voluta, difesa e sostenuta dagli Stati Uniti. I quali oggi hanno, non improvvisamente, cambiato opinione, anzi rovesciata la propria posizione. Oggi, come ho scritto molte volte, gli Stati Uniti hanno scelto una strada opposta a quella seguita finora: niente più confronto, niente più scontro con l’Unione Sovietica e poi con la Russia. Ad Anchorage, e anche questo l’ho scritto molte volte, è stato stipulato un patto chiarissimo netto inequivocabile: Stati Uniti e Russia non sono più nemici, non si combattono più in una guerra fredda o calda che sia. Sono concorrenti, solo ma fortemente concorrenti. E quindi non si fanno più la guerra, si fanno la concorrenza commerciale, ed economica in senso lato; ciascuno nella parte di mondo che riesce a dominare e a controllare e che riesce, anzi ha stipulato di riuscire a controllare in maniera esclusiva: a Yalta lo si era già fatto, già prima nel 1270 a.C. anche, ora si fa ancora. Gli Stati Uniti nelle Americhe, la Russia nel nord Asia, entrambe nell’Artico. E la loro guerra commerciale è senza esclusione di colpi, prova ne sia che gli Stati Uniti si affannano, con la collaborazione ottusa dell’Europa, a impedire il commercio in nero del petrolio russo o qualunque altra cosa venga dalla Russia. La guerra è commerciale, la Russia va sconfitta sul piano commerciale, non su quello militare; forse anche perché si sa di non poterla vincere una guerra.

Una sola cosa, ripeto una sola, unisce perfettamente in assoluta concordia i due: l’ostilità verso l’Europa. L’Europa è un possibile avversario commerciale, economico e perfino militare da distruggere. Nell’unico modo possibile, cioè impedendone l’unione: si tratta di un mercato di 500 milioni di persone: se si unisce diventa un temibile concorrente!

Ciò che colpisce me, e a quanto pare ha colpito anche Zelensky, è che ancora molti in Europa, sia la, purtroppo, ancillare signora Meloniche viene ritratta in quadri sontuosi nella vesti di angelo … con bandiera sia alcuni importanti gestori delle nostre tanto vantate forze armate come l’ammiraglio Cova Dragoni, qualche giorno fa. Ma anche il nostro guerrafondaio professionale, il ministro Crosetto, privo del numero di Trump come a suo tempo si diceva dell’Europa (sic!), che scrive strani messaggi tra l’implorante e l’incoraggiante al capo, per così dire, della NATO «Scusa se ti scrivo ma non ho il numero di Trump. Se ti capita di parlare con lui, ricordagli che l’Italia, come molte altre nazioni della Nato, ha mandato i suoi soldati in ogni parte del mondo quando ce n’era bisogno. Sempre. Decine e decine di migliaia. Anche noi, come altri abbiamo i nostri caduti. La maggior parte di queste missioni era stata intrapresa su richiesta degli Stati Uniti. Scusa ancora per il messaggio ma le parole di Trump sono inaccettabili. Non voglio litigare pubblicamente ma almeno in privato sento che sia mio dovere farlo». Allegato elenco e foto dei soldati caduti in Afghanistan.

Toni sbagliati e fuorvianti specie se vengono dalla parte militare del nostro paese. L’Europa unita, ha tecnologia capacità imprenditoriali, risorse e armi attuali e future più che sufficienti per la propria difesa e più che sufficienti anche per aiutare e sostenere, ma non intervenire, per l’Ucraina. Lo spiegano anche Draghi e Letta in due rapporti alla commissione dell’unione europea.

Sarebbe ora di tirare su le maniche e di mettersi a lavorare insieme per finirla di costruire, questa Europa, prima che Stati Uniti e Russia se la mangino tutta così come sta accadendo, in questi giorni lo vediamo, lo vediamo giorno per giorno, come sta accadendo al Venezuela, al Panama e ora a Cuba: destinata letteralmente a morire di fame!

Vogliamo fare la stessa fine? Magari in nome di una evanescente ‘nazione’?

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.