L’approccio del Presidente riflette, da un lato, la sua posizione sulle grandi questioni globali, dall’altro la volontà di sfruttare e consolidare la leadership che gli Stati Uniti possiedono nel settore, considerata un vantaggio strategico da capitalizzare di fronte alle ambizioni dei loro competitor, in primis la Cina

 

Le critiche di Donald Trump a quanti, negli ultimi giorni, da più parti hanno chiesto di rallentare la corsa allo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale sempre più potenti si inseriscono nel dibattito più ampio che da qualche tempo circonda la questione e che l’ha posta al centro della competizione fra i grandi attori internazionali. Nel complesso, l’approccio del Presidente riflette, da un lato, la sua posizione sulle grandi questioni globali, dall’altro la volontà di sfruttare e consolidare la leadership che gli Stati Uniti possiedono nel settore, considerata un vantaggio strategico da capitalizzare di fronte alle ambizioni dei loro competitor, in primis la Cina. Non esternazioni occasionali, quindi, ma il riflesso della visione della sicurezza (e, più in generale, dei rapporti internazionali) che ispira l’azione dell’amministrazione e si rispecchia nei suoi documenti strategici. Significativamente, l’AI Action Plan, rilasciato dalla Casa Bianca nel luglio 2025, ha come titolo ‘Winning the Race’ e individua come primo pilastro per il raggiungimento di questo obiettivo la rimozione dei “red tape” e delle “regolamentazioni onerose” che ostacolano la crescita del settore.

Non si tratta di una posizione isolata. Per esempio, un recente studio di RAND (un noto think tank legato agli ambienti della Difesa) indica nel mantenimento della propria libertà di azione la priorità per difendere il “vantaggio geopolitico” di cui gli Stati Uniti godono nell’“incerto percorso verso la superintelligenza”. Anche sul piano legislativo, gli ultimi mesi hanno visto l’adozione di nuove normative, che mettono in luce alcuni cambiamenti intervenuti nella posizione dell’amministrazione, i cui indirizzi precedenti sembravano rivolti soprattutto ad ‘allentare le briglie’ al settore, fra l’altro revocando le politiche in materia di AI adottate dall’amministrazione Biden e ordinando alle agenzie federali di rimuovere tutti i possibili ostacoli alla leadership degli Stati Uniti nel campo dell’intelligenza artificiale. Al contrario, oggi l’attenzione ai temi della sicurezza appare più evidente, così come più evidente appare l’attenzione per i possibili impieghi militari dell’AI, con il Pentagono che ha già espresso in più occasioni il timore per i rischi che potrebbero derivare dal fatto che, in tale ambito, gli Stati Uniti possano essere superati dai loro competitor.

Gli esiti di questo mutato approccio sono stati l’approvazione – in rapida successione – dell’Executive Order 14409 del 2 giugno, “per promuovere l’innovazione e la sicurezza nel campo dell’intelligenza artificiale avanzata”, e del National Security Presidential Memorandum NSPM-11 del 5 giugno, per accelerare l’uso dell’AI nei settori militare e della Difesa. In particolare, la prima direttiva chiede agli sviluppatori di condividere volontariamente determinati modelli di AI con il governo federale fino a trenta giorni prima di concederne l’accesso ad altri partner; alle agenzie della sicurezza nazionale chiede inoltre di creare un quadro di riferimento per la valutazione dei rischi legati allo sviluppo dell’AI e di istituire un centro di coordinamento per la sicurezza informatica in ambito AI, con obiettivo di “promuovere innovazione e sicurezza nel campo dell’AI”, collaborando con il settore privato “per modernizzare i sistemi informativi governativi e privati e per rafforzarne la resistenza contro le minacce esterne; per proteggere il genio e le proprietà intellettuali americane […] e per sviluppare le capacità avanzate degli Stati Uniti basate sull’AI”.

Anche se il ruolo del settore privato rimane centrale, la nuova normativa sembra quindi inquadrare esplicitamente lo sviluppo dei modelli di AI fra gli strumenti per difendere e promuovere il ruolo degli Stati Uniti nel sistema globale. Non a caso, l’EO 14409 parla apertamente dell’intenzione dell’amministrazione di condurre una politica ‘America First’ anche nel campo dell’intelligenza artificiale. In questa prospettiva, lo spazio che possono trovare gli inviti a limitare l’intensità della competizione appare limitato. Non stupisce che queste iniziative abbiano attirato l’attenzione di Pechino, che ha rimarcato il cambio di prospettiva che esse implicano nella percezione dei rischi associati allo sviluppo dei modelli AI rispetto agli anni dell’amministrazione Biden, quando l’enfasi era in primo luogo sugli aspetti della privacy, della discriminazione, della tutela dei consumatori, della disinformazione e della sicurezza dei modelli e quando i timori per le questioni relative alla sicurezza nazionale erano presenti, ma accanto a una agenda più ampia incentrata sui rischi sociali.

Di Gianluca Pastori

Gianluca Pastori è Professore associato nella Facoltà di Scienze politiche e sociali, Università Cattolica del Sacro Cuore. Nella sede di Milano dell’Ateneo, insegna Storia delle relazioni politiche fra il Nord America e l’Europa e International History; in quella di Brescia, Storia delle relazioni e delle istituzioni internazionali.