L’invio degli aerei in Arabia Saudita è una partecipazione ad una guerra della stessa, il problema non è solo che il Presidente della Repubblica non ne è stato informato, ma che non ne è stato informato il Parlamento italiano

 

Donald John Crosetto si è espresso, con la solita nobiltà di accenti e altezza di contenuti: “abbiamo scortato navi italiane a passare lo stretto di Bab el Mandab, se volete che proteggiamo anche le vostre  … dovete pagare!” più o meno questa è la dichiarazione cortese del vero capo del nostro Governo.

Ma ha fatto questa elegante dichiarazione, con la quale ci ha comunicato, incidentalmente bontà sua, che una nostra fregata ha scortato una nave italiana ad entrare nel Mar Rosso e quindi dirigersi a Suez, senza ricordare che Crosetto non c’entra nulla, se ne vanta soltanto. Perché quella operazione fa parte di un impegno, questo sì ben noto e accettato dal nostro Parlamento (che, con buona pace del ministro, sarebbe l’unico deputato a decidere sull’uso delle nostre forzearmate) è parte di una operazione europea – l’odiata Europa – «EUNAVFOR Aspides» – del 19.2.2024 – destinata esattamente alla difesa delle navi che attraversano il golfo di Bab el Mandab, dirette a o provenienti da Suez. La missione europea fu, in qualche modo, “aggiunta” all’altra operazione (Atalanta) precedente, inventata per proteggere la navigazione dai “pirati” somali e non solo, fin dal 2008.

Fin qui, diciamo così, tutto bene, salva la vanteria per una operazione già in atto. È infatti, o forse sarebbe, la evidente dimostrazione della estrema importanza di quel tanto di armamenti, in comune con l’Europa, che possono servire a questi scopi strettamente difensivi, diversamente da altre operazioni simili statunitensi molto aggressive. Questo è detto per buona norma del “pacifista” sig. pochette.

Ciò che, mi pare, è inaccettabile e frutto dalla mentalità nazionalistica e arrogante del nostro Governo, è che si ponga in termini così sgarbati ed anche volgari la necessità di aiuto economico dagli altri Paesi europei, minacciando che, mancando adeguati finanziamenti (ritardati, ci avrei scommesso, dalla “burocrazia” europea) le forze italiane si limiterebbero a difendere le sole navi italiane.

Ma al bravo Crosetto non ne va una dritta. Già gli hanno, apparentemente, bloccato il dono di una portaerei a non ricordo quale Paese, già ha fatto una figura barbina a farsi trovare a Dubai il giorno dell’inizio della guerra, ma va anche oltre.

Proprio mentre fa quella dichiarazione a dir poco “inusuale”, si scopre, letteralmente si scopre, che la nostra aviazione militare ha una “base” in Arabia Saudita. Per di più, molto mal protetta, visto che uno degli aerei in quella base è stato colpito e danneggiato da un bombardamento, forse degli Houthi, amici dell’Iran. Anzi, sicuramente da loro, che infatti emettono un comunicato apparentemente cortese, ma durissimo, quando dicono: «La nostra è una resistenza armata legittima di fronte alla prolungata aggressione saudita. Non siamo in guerra con l’Italia e non intendiamo coinvolgere il vostro Paese. Ma ci chiediamo cosa ci fanno gli aerei italiani in Arabia Saudita a sostegno della guerra di Riad contro di noi».

Chiariamo bene le cose. Il comunicato afferma due cose: 1.- che gli Houthi conducono una resistenza armata ad una aggressione; 2.- ci chiedono perché noi aiutiamo l’Arabia Saudita, cioè ci dicono che se la aiutiamo ne siamo complici. La stessa identica cosa che sta cercando di dirci da anni Putin … hanno studiato nella stessa Università!

Il discorso, in termini tecnici sarebbe lungo, ma lo sintetizzo in poche parole, sperando di essere abbastanza chiaro.

Lo si voglia o no, gli Houthi da anni, molti anni, combattono quella che per loro è una lotta di liberazione nazionale, che può piacere o meno, ma che è tale ed è arrivata ad un livello, per il diritto internazionale, molto rilevante: governano di fatto una buona parte del territorio yemenita. Non posso qui, e a dire il vero, non ho approfondito il caso specifico, ma un fatto certo c’è: si tratta di un soggetto di diritto internazionale, che rivendica da tempo, operativamente, e con successo, la propria identità.

Ragione per la quale, la guerra dell’Arabia Saudita contro di loro, non solo è una guerra in senso tecnico (alla quale cioè, si applicano le regole della guerra) ma è una guerra per l’autodeterminazione dei popoli del popolo, o di una parte del popolo, yemenita.

Sorvoliamo anche sul diritto internazionale, ma è un fatto certo che: 1.- l’art 11 della nostra Costituzione (poco amata da questo nostro governo) afferma esplicitamente che l’Italia ripudia la guerra «come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli» e che gli Houti siano un popolo, per di più in guerra con altri soggetti di diritto internazionale è ovvio; 2.-  l’Italia, checché ne pensi il sig. Crosetto, fa parte della Comunità internazionale e quindi ha l’obbligo di garantire, di non impedire l’autodeterminazione di altri “popoli”, appunto.

Ora, a parte il fatto che l’invio degli aerei in Arabia Saudita è una partecipazione ad una guerra della stessa, il problema non è solo che il Presidente della Repubblica non ne è stato informato, ma che non ne è stato informato il Parlamento italiano del quale il sig. Crosetto fa, ahimè, parte: Parlamento, cioè popolo italiano. Parlamento dove, dice l’art. 78 della Costituzione: «Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari». Che vuol dire che, se il Governo non lo fa, si comporta in maniera anti-costituzionale.

Tanto più che, di nuovo diritto internazionale a parte, l’art. 10 co. 3, oltre a garantire imperativamente l’applicazione immediata del diritto internazionale generale nel nostro ordinamento, esplicitamente si dichiara a favore di quei popoli dove i diritti fondamentali non siano garantiti, offrendo, infatti, l’asilo a chi fugga da un regime che non rispetti quei fondamentali principî. So bene che questo nostro governo non ama la nostra Costituzione e il diritto internazionale, ma le cose, per ora, stanno così … dopo le prossime elezioni, magari, il governo cambierà tutto, ma per ora è così.

Ma la giornata “storta” di Crosetto & co., continua anche per un altro gravissimo episodio.

Ricorderete di certo che il 17 Settembre scorso, molto si parlò e anche molto orgogliosamente, di due aerei da combattimento italiani in Lituania (ma quanti ne abbiamo … ce ne è qualcuno anche in Italia?) che avevano “intercettato” due velivoli russi che avevano sconfinato in Lituania. E, in precedenza due presunti (ripeto: presunti) droni russi, ma forse ucraini, almeno a giudicare dalle prime informazioni.

Bufala, la prima, grandiosa. Il responsabile delle forze armate lituane (molto pressato e impossibilitato a non dirlo) ha affermato un paio di giorni dopo, come riportato dalle agenzie di stampa, ma poco pubblicato: «Secondo quanto riportato dalle Forze armate lituane, i due velivoli russi del 17 settembre non hanno violato lo spazio aereo lituano, ma hanno attraversato lo spazio aereo internazionale». Una bella differenza.

Per concludere.

Premesso che resto interdetto nell’apprendere dalla viva voce del “responsabile della politica estera del PD”, che lui, parlamentare di lunghissimo corso (non molto utile, direi), non aveva idea dell’invio di nostri aerei da guerra in Arabia Saudita (sic!) resto ancora più interdetto dalle dichiarazioni reboanti dell’aspirante presidente del consiglio, il sig. pochette, che parla di inutilità di forze armate, sia pure europee: “con le armi, ha più o meno detto, non si fa nulla e meno che mai la pace”.

Quando cominceranno a maturare questi nostri politicanti arroganti e assetati di potere e a capire che le armi offensive, per esempio in Ucraina, non servono a fare la pace, ma servono moltissimo quelle difensive. E che la neutralità va rispettata, altrimenti non è più neutralità.

Ma ormai ho imparato che cercare di fare un discorso serio con i nostri politicanti, in ottima compagnia di moltissimi loro colleghi europei, è tempo perso: capiscono solo il potere e, magari, i danari, ma quanto ad idee e competenze, tutta fuffa. E intanto Crosetto ci porta sempre più vicini alla guerra effettiva, tanto nessuno se ne accorge.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.