L’Europa è sotto attacco per spezzarla, frantumarla, da almeno tre agenti oscuri di questa frantumazione

 

L’unica cosa certa e chiara, anzi chiarissima: l’accoppiata USA-Russia, con il supporto seminascosto della Gran Bretagna, stanno riuscendo nel proprio disegno, polverizzare l’Europa. Che, poi, Ursula von der Leyen ‘dimentichi’ gli USA è solo servilismo di prassi.

L’Europa, cioè l’unica entità capace, culturalmente innanzitutto (sia pure con molti che con la cultura fanno a pugni), politicamente, economicamente e tecnologicamente di opporsi con successo alla invadenza economico-politica di Cina, Russia e USA. Di opporsi e di diventare un soggetto politico temibile (e, infatti, temuto) alternativo al duopolio politico-economico Cina-USA. Purché abbia, meglio avesse, la capacità di elaborare una politica unica industriale ed energetica.

La Cina, dicevo, che prosegue. silenziosamente e perfino con un sorriso, la sua ‘occupazione pacifica’ della economia europea e della tecnologia europea. E, su un altro tavolo, gioca la carta della mediazione tra Russia e Ucraina, ribadendo i ‘valori’ della alleanza dei cosiddetti BRICS, che sono quelli della politica senza l’uso della forza, ‘terzi’ rispetto alle due super-potenze tradizionali: cosa logica per Paesi molto meno forti, militarmente, dei due big. Valori, peraltro, un po’ stazzonati se non altro dalla presenza della Russia.

Gli USA, in ritirata sempre più simile ad una rotta, cercano di preservare per sé il massimo del gigantesco mercato europeo, al quale rifilare armi, più o meno usate, e tecnologia incontrollata e incontrollabile da chi la riceve e la usa, ma, questa è la novità, non del tutto da chi la produce. Non del tutto, perché è di questi giorni la ‘rivolta’ dei gestori e inventori della ‘intelligenza artificiale’, che, parrebbe, si sono resi conto che la ‘intelligenza artificiale’ rischia di scappare di mano a chi la ha creata e, così, di colpire esattamente chi la ha creata, gli USA (che per degli speculatori come sono i padri della ‘intelligenza artificiale’ non sarebbe un problema) ma anche le stesse aziende gigantesche che la hanno prodotta. Colpisce, infatti, nel vedere che Musk, sia stato pronto a dichiararsi a favore di un maggiore controllo della “intelligenza artificiale”.

Cosa quest’ultima, certamente positiva, se vera, ma che avrebbe un effetto secondario micidiale: dare il tempo alla Cina e alla Russia (e, perché no, al Brasile se gli USA non riescono a ‘fare fuori’ Lula) di perfezionare la propria a danno della imbelle e stolida Europa dei sovranisti, che di ‘intelligenza artificiale’ è del tutto priva. Pur essendo, in realtà, la ‘intelligenza artificiale’ frutto della scienza e della tecnologia europea, più o meno forzatamente trasferitasi in USA.Potrebbe sempre tornare.

Lo ripeto, anche se sono certo che avete letto bene: ‘il gigantesco’ mercato europeo. Un mercato enorme ed evoluto (cioè alla ricerca di beni di qualità e tecnologicamente avanzati) ricco, benché decadente se non decaduto, dove gli apostoli della frantumazione fanno seguaci ogni giorno, millantando che le ‘nazioni’ da sole possano fare stare meglio la gente, magari come in passato stampando moneta o coltivando il grano a Piazza Venezia, fino a che la bolla non salti e si ritorni tutti al tram a cavalli.

Sono, dunque, stupidi i nostri governanti e magnati di vario tipo e livello?

No, assolutamente no. Sono solo la moltiplicazione alla ennesima potenza della mentalità da Briatore, Berlusconi, Santanché, Musk, ecc. Loro sono quelli che ora guadagnano e si preparano in un futuro impoverito di sfrecciare con le loro Porsche per le strade italiane, facendo lo sberleffo alla famosa classe media (‘agevolata’ da questo Governo, ve ne siete accorti?) che sarà diventata la classe povera, semplicemente povera.

È solo un caso, ma è proprio significativo che la notte tra Domenica e Lunedì, un erede di un ricco calciatore, calciatore ricco a sua volta, abbia schiantato la sua Porsche, contro un’altra auto alle 5.30 del mattino in preda all’alcool e forse agli stupefacenti, almeno a leggere i resoconti giornalistici. Non che sia importante stabilire se si tratti di una cosa vera: ciò che importa è che si tratta di una cosa simbolica … il giovane erede pieno di soldi di una famiglia piena di soldi, guadagnati giocando al pallone non scrivendo libri, abbia fatto la serata da sballo, bruciando mezzo milione o un milione intero di euro. Come diceva quel tale «io so’ io e tu  … ». e la nostra bella stampa ha già dimenticato l’episodio.

Tanto i soldi continueranno ad arrivare (viste anche le sanzioni irrilevanti) e poi, finiti gli incassi, a forzieri pieni si spende e si spande, senza migranti, … quelli saremo diventati noi!

Perfino la signora Ursula von der Leyen si accorge che l’Europa è sotto attacco per spezzarla, frantumarla, anche se ovviamente cita solo la Russia e la Cina come agenti oscuri di questa frantumazione. Come se tutto si risolvesse in un cupo programma diabolicamente elaborato da chi sa quali intelligenze (artificiali) occulte. Tra l’altro, dimenticando gli USA che sono tra i primi a volerne la frantumazione e una buona parte dei governi europei di estrema destra, come l’Italia, ma anche di quelli apparentemente più moderati come la Germania che insiste nel suo progetto, miope ma violento, di assumere la ‘leadership’ europea, rifiutando per l’ennesima volta ogni tentativo di creare quell’indispensabile debito comune del quale si parla ormai da decenni senza realizzarlo e armandosi fino ai capelli. Eppure, solo per fermarmi a questo, non solo l’esigenza di un debito europeo è sostenuta da persone non certo di sinistra come Draghi, ma lo stesso Draghi ha dimostrato quanto sarebbe efficace se lo si facesse davvero, magari con un po’ di fantasia. Come quel «whatever it takes» con cui annunciò il piano rivoluzionario di acquisto del debito pubblico degli stati per difendere con successo la moneta comune e con essa noi tutti.

E in più Ursula von der Leyen parla in continuazione di «sicurezza», intesa come ostilità verso la Russia, e di ampliamento degli orizzonti securitari, offrendo un accordo di associazione al Canada e anche alla Gran Bretagna e alla Norvegia, teso solo a fare un dispettuccio a Trump, creando un ennesimo pasticcio burocratico improvvisato solo per fare rumore. Non per nulla, grande amica della Meloni.

Il fatto è che gli ingegneri della frantumazione – basterebbe il discorso di Trump in Irlanda per capire dove i più ricchi vogliono che vada l’Europa – sono alacremente al lavoro, validamente aiutati da alcuni governi ‘nazionali’,  che rivendicano di fare ciascuno a modo suo e, come sempre, presi dalla frenesia delle ‘prossime’ elezioni, inventano progetti di un populismo disperato come quello di abolire il ‘bollo auto’ (per un anno, a spese del PNRR?, il ‘sogno’ di Berlusconi, mah!), che riduce, strutturalmente o forse no, di pochi euro i costi delle famiglie, ma probabilmente ne copre meglio, ad esempio, la mancata assicurazione o la mancata revisione dei veicoli e in particolare delle moto.

E, poi, per non farsi mancare nulla e per continuare ad adoperarsi per la frammentazione e il nazionalismo, il nostro Governo si diverte a prolungare quell’inutile atto di ostilità verso la Spagna (la sospensione di Schengen) che non serve a nulla che non sia la creazione di rancori, diffidenza e ostilità: il contrario della partecipazione ad un disegno comune.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.