Merz, Macron, Starmer, l’Europa purtroppo senza l’Italia (specie questa Italia ridicola e ‘frescona’, arlecchinesca servitrice di due o tre padroni!) che invece avrebbe un ruolo centrale hanno una occasione formidabile, che continuano a sprecare da tempo, nella lotta di dispetti a chi conta di più


Alla fine vedrete
che sarà Melania Trump a prendere il premio Nobel ora che rappresenta gli USA addirittura al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tutto in  famiglia, questa è la sgradevole sensazione che si ha da parte sia degli attori principali, impegnati con congiunti e figlioli in operazioni sulla cui natura privatistica è inevitabile non avere seri dubbi. Altre famiglie di famigli, si avvoltolano in strane contorsioni, più o meno familiari, alle quali non è estranea né la pochezza stralunata, né l’ambiguità vacanziero/affaristico/mediatoria: mediocre.

Solo una parte dell’Europa sembra avere capito che si sta giocando l’ultima e più decisiva partita per la sua sopravvivenza. Per non dire solo della Spagna, perfino la Gran Bretagna, che nega le basi (un fatto storico) e, con una sorta di alleanza inedita con la Francia cambia in pratica le basi di una possibile futura Europa, mentre l’aspirante ‘leader’ di una Europa senza Eurobond (e quindi ad essa tributaria, ma per quanto ancora?…) si misura con la sostanziale indifferenza (o addirittura incomprensione) USA verso il ‘riarmo’ tedesco, salvo a ringraziarlo per le grandi spese in armi USA (ma meno conscio, Trump, dei grandi investimenti tedeschi in armi proprie, che sarebbe cosa ottima se fosse finalizzata a una crescita collettiva e non alla conquista di una leadership) e a ingoiare la ferma difesa della Spagna: l’unica cosa che emerge dalla solita logorrea degli incontri trumpiani.

Noi, i soliti servetti, recuperiamo un ministro evidentemente inutile, ma guardiamo sempre più da lontano, non ignorati come dicono molti, né disprezzati, ma indifferenti inesistenti per i più. Siamo fuori? Gran successo! Ma l’Italia serve e servirà e di fronte all’inerzia c’è già chi si prepara a sbocconcellarla e forse nemmeno a usarla per le vacanze, tanto ci sarà a breve la riviera di Gaza.

I grandi attori, secondo me, giocano un’altra partita. Lo dico subito, tra di loro potremmo e dovremmo e avremmo la forza di esserci anche noi come Europa. Ma quattro scalzacani (Ungheria, Slovacchia, Italia e qualche altro mezzo brocco) adulatori di un, permettetemi, penoso Merz, che fa gli assi con chi gli capita e siede, imbambolato, sulla ‘poltrona Zelensky’ accanto alla sala da ballo della casa Bianca, in timoroso silenzio, ma che ridiventa smargiasso dopo la scena muta, quando ormai non serve più a nulla. Che pena.

Gli USA, probabilmente pressati e anche ricattati da Israele con i file Epstein, tirano fuori una forza tremenda (e inutile: «siamo devastanti», dicono, ma di che? si affondano navi distanti migliaia di chilometri solo per ammazzare 80 persone!) per rimettere in sella il figlio di Khamenei, e lasciare massacrare migliaia di cittadini anti-regime (in parte di nuovo traditi dalle promesse USA), per ridurre l’Iran a una potenza modesta (per quanto, però?) calcio negli stinchi alla Cina – che però così si stringe ancora di più alla Russia – mentre gli USA si prendono definitivamente il Canale di Panama e progettano di ‘comprarsi’ Cuba, dopo la Groenlandia. Ma il prezzo è l’accordo globale con la Russia e l’abbandono dell’Ucraina … il che sarebbe una gigantesca occasione per l’Europa se riuscisse ad esistere. Sembrerebbe che lo capiscano solo Macron (ormai alla fine), Starmer (sempresull’orlo del tracollo … di nuovo Epstein!) e il polacco Tusk (condizionato dal trumpiano Presidente Nawroscki!), ma è ancora lontano dal capirlo Merz, condizionato dal partito nazista tedesco.

E dunque: Israele, potenziuccia locale -non si illuda, questo è, ed è anche criminale e odiata – che avrà in mano il Medio Oriente, finché avrà armi e uomini a sufficienza specie dagli USA, che, assicuratisi un po’ di problemi a Hormuz, possono riprendere il loro ‘ritiro’ nella fortezza Donroe. Forse si prenderanno Cuba e un pezzetto di Groenlandia, ma sul Brasile non credo proprio. E Israele ben presto si accorgerà di essere rimasta sola: armata fino ai denti, circondata da un mondo ostile.

Mi permetto solo di aggiungere un ‘sospetto’: per l’ennesima volta saranno spinti i curdi ad agire con il loro indomabile coraggio e infinita ricerca di una patria, ma, temo, saranno ancora una volta lasciati soli sul terreno.

La Cina, a sua volta, si attrezza sempre di più sul piano militare, di nuovo sostanzialmente per ‘deterrenza’ – ma, attenzione, una deterrenza ben diversa da quella mistificata e immaginata da Merz non si sa verso chi o cosa verso gli USA, che si sono attestati, con la solita mentalità solo militaristica, sulla linea delle due barriere insulari … un’idea (mi permetto di dire anche se sono tutto fuor che un esperto militare) vecchia, quasi quanto la vecchissima idea militare russa, tutta trincee e carri armati.

Sì, dicevo, Merz, Macron, Starmer, l’Europa purtroppo senza l’Italia (specie questa Italia ridicola e ‘frescona’, arlecchinesca servitrice di due o tre padroni!) che invece avrebbe un ruolo centrale hanno una occasione formidabile, che continuano a sprecare da tempo, nella lotta di dispetti a chi conta di più, dimenticando sempre stolidamente che siamo un mercato doppio degli USA, triplo della Russia e attrezzato culturalmente e tecnologicamente come pochi, USA inclusa. Ma specialmente, nazionalisti idioti a parte, abituata a ragionare in termini di diritto, di doveri, di regole, ammalata magari di burocrazia (quella che ci porta ad esempio ad avere l’assurdo di un “mercato unico” con dazi interni!) ma, nonostante tutto specie nei suoi giovani, a non capire più la distinzione tra “nazioni”, come direbbe la Meloni, tra stati, come direbbero alcuni statisti, in realtà: tra popoli. Sono quelli, come sempre nella storia, che si uniscono, indipendentemente dai governi e dalle ideologie. Le frontiere europee, imposte in qualche modo fin dai tempi di W. Wilson (nei famosi 14 punti) e, poi, dell’accordo Churchill-Roosevelt del 1941, ormai scatenano qualche dissapore tra qualche imbecille sud-tirolese e qualche idiota alto-atesino. Le frontiere, certo in Europa ma presto nel mondo, non contano più.

Voglio dire, a costo ancora una volta di andare in senso opposto a mezza stampa italiana e non solo, voglio dire che alla terza guerra mondiale non credo: i ‘big’ sono troppo big e hanno ormai paura l’uno dell’altro, ma specialmente ‘temono’ la crescita dei ‘minori’: Brasile, India, Indonesia … Europa.

Il prossimo mondo (spero per i miei nipoti di non sbagliare) sarà multipolare, “spalmato” sull’intera terra alla ricerca di energia rinnovabile o esterna, integrata, se volete a forza, da una realtà che diversamente da ciò che si dice può sopravvivere e crescere solo se si integra, si amalgama e, magari, nel superare le “grandi potenze egemoni”, superi anche le grandi super aziende egemoni.

Ma perché ciò avvenga presto, occorre una ‘legge’ comune, un ordine accettato e subìto al tempo stesso, da tutti. E in questo l’Europa avrebbe un ruolo decisivo … certo non l’Europa di Meloni, di Orbàn, di Le Pen … di Crosetto.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.