Agendo come dichiara di avere agito, ha in sostanza violato mezzo codice di procedura penale e tre quarti della Costituzione, per non parlare del codice penale tout court
Mentre in Italia ci accapigliamo, anche con qualche ironia francamente un po’ rozza, sulla italianità più o meno vantata o presunta di un ragazzotto indisponente di nome Sinner, su cui torno tra un istante, passa quasi sotto silenzio quella che viene ‘narrata’ – terminologia da romanzieri non da giornalisti o politici – come una «figuraccia», l’ennesima, del Governo Meloni e, in particolare, dei suoi ‘ministri’ Nordio e Piantedosi, ma invero seppure di sfuggita, Tajani quello per il quale il diritto internazionale se pure c’è conta fino ad un certo punto … quale non dice.
Su Sinner solo due parole. Pare abbia dichiarato di ‘sentirsi’ felicemente italiano, buon per lui. Sorvolo sul ‘felicemente’, io avrei preferito leggere ‘lealmente’. Un italiano ‘normale’, felice o meno di essere tale, paga, magari sbuffando come un cavallo bolso, le tasse … in Italia. E questo basta per farne un italiano serio, vero. Sul ‘vero’ magari si può discutere visto che gli italiani veri non è che abbiano al primo loro pensiero al mattino lo scontrino del macellaio, ma sul serio e specialmente leale no. Non si discute: sei italiano non per tua colpa né merito, e peraltro nemmeno degli italiani tutti E infatti: primo, non parli bene l’italiano perché sei di madre-lingua tedesca, bene nulla di male … forse uno sforzo potresti farlo, ma tant’è; ti ritieni fortunato di essere nato in Italia, bene fortuna tua; fai andare fuori di testa, gli austriaci più o meno sud-tirolesi e gli italiani più o meno nord-tirolesi e ancora va bene, ci siamo abituati, alla cretineria non vi è mai fine.
Ma, poi, da buon ‘italiota’ quando può e tu puoi, ti trasferisci di residenza a Montecarlo, senza assumerne la cittadinanza, ma pagando lì le loro tasse, non le nostre.
Orbene, con tutto il rispetto, la simpatia, l’ammirazione, l’affetto, l’umiltà, l’invidia e quant’altro per Gramellini, per una volta hanno ragione Fedez e brunovespez, ecc., e magari (ma ormai se ne è venuto fuori per fare il ‘federatore’) per il capo delle tasse italiano Ernesto Maria Ruffini.
Ma sei, verso tutti noi italiani ‘normali’, anzi verso l’Italia tutta, sleale e arrogante; a Napoli (dove ne sanno una più de diavolo e due più degli altoatesini) direbbero ‘strafottente’. Tanto più che l’Italia ti ha dato tutto, diciamoci francamente la verità, comprese le visite infastidite a un vecchio rompiscatole al Quirinale e, quando ti degni, ti riempiamo gli stadi. Tu, però, non partecipi alla Coppa Davis per non ‘stancarti’ troppo, eviti il torneo del Foro Italico per arrivare più riposato al Roland Garros, vai dal Papa e gli regali ‘una racchetta come la mia’… non ‘la’ tua (ci siamo capiti), e specialmente non paghi le tasse, almeno da noi poveri italiani.
Eh no, così non va: non sei “apolide” come dice il mitico e mite Gramellini, tanto più che quando pubblicizzi gli spaghetti dici che “siamo fatti della stessa pasta” … eh no, ripeto, adagiarsi sul vincente o potente è comodo, ma: se quella è la pasta, io mangio fagioli!
E veniamo ad Almasri.
Che il Governo la abbia fatta grossa nel riportarlo a casa, per di più su un aereo di lusso, con rinfreschi e quant’altro, è ormai un fatto noto e acquisito. È stata una cosa vergognosa, che indurrebbe perfino Sinner a chiedersi se non sia meglio vantarsi di un’altra cittadinanza, ma per di più la vicenda è staa gestita in maniera frettolosa confusa e specialmente ambigua: a Napoli si direbbe “tirando la pretella e nasconnenno ‘a manella”. E questo un Governo che sia un Governo non lo fa: al massimo lo fa un governo. Il nostro sì, perché tanto la maggioranza in Parlamento ce la ha e quindi la autorizzazione a procedere la scappotta, salvo a mettere nei guai quella che viene descritta come la ‘testa pensante’ dell’operazione, una capa di Gabinetto (o qualcosa del genere) della quale non ricordo il nome, ma che per ora non ha l’immunità parlamentare.
Ma al Ministero (giustizia, interni, Palazzo Chigi, non si sa bene) quando hanno saputo dell’arresto di Al Masri in Libia hanno ‘scoperto’ che c’era anche una richiesta di estradizione dalla Libia, proprio da lì dove lo avevano portato, e non gli è parso vero. Non so se gli stessi dell’altra volta, non parlamentari inclusi, o qualche altro geniaccio, è subito saltato sulla cosa, per dire che il Governo non ha cortesemente riaccompagnata Al Masri a casa, ma lo ha ridato ai libici per estradizione.
Di nuovo: eh no, proprio no. Anzi, al di là del ridicolo, così è anche peggio.
Pur a prescindere dalla, come sempre, precisa e puntuale ricostruzione di Nello Scavo e dall’«impegno» del Governo a fissare procedure più precise in caso di nuove richieste dalla Corte Penale Internazionale (cosa del tutto inutile, perché le norme procedurali sono chiarissime: sono quelle sostanziali che mancano, ma lasciamo perdere), il governo (e i suoi vari capi di Gabinetto) cade, per così dire, dalla padella nella brace, anzi ci si infila proprio dritto, e anche tutto contento e soddisfatto di sé.
Essì perché, Costituzione a parte della quale pare nessuno più si preoccupi gran che, l’estradizione non è cosa che si fa così, come una lavatina di mani … l’allusione è puramente voluta. La procedura, infatti è minuziosamente definita dagli articoli 697 e seguenti del codice di procedura penale. Dove, all’art. 697.1bis si dice espressamente: «Il Ministro della giustizia non dà corso alla domanda di estradizione quando questa può compromettere la sovranità, la sicurezza o altri interessi essenziali dello Stato» e al punto 2 precisa: «Nel concorso di più domande di estradizione, il Ministro della giustizia ne stabilisce l’ordine di precedenza. A tal fine egli tiene conto di tutte le circostanze del caso e in particolare … della possibilità di una riestradizione dallo Stato richiedente a un altro Stato». E infine, l’art. 701 (il più importante in questo caso) afferma: «L’estradizione di un imputato o di un condannato all’estero non può essere concessa senza la decisione favorevole della corte di appello».
In altre parole, non solo il governo avrebbe dovuto comunque tenere conto e ‘mettere’ in lista le due richieste e decidere a quale dare luogo anche per evitare di fare uno sgarbo alla Corte Penale Internazionale ledendo così un interesse nazionale, ma, principalmente, se avesse deciso di privilegiare la richiesta libica (peraltro arrivata dopo!) avrebbe dovuto arrestare il presunto criminale, trasferirlo in carcere con uno di quei cellulari dove non si respira, e attendere il giudizio della Corte di Appello e l’eventuale ricorso contro di essa, pima di poter decidere se estradare o no.
Agendo, invece, come dichiara di avere agito, ha in sostanza violato mezzo codice di procedura penale e tre quarti della Costituzione, per non parlare del codice penale tout court, perché, credo, Al Masri per qualcosa è perseguibile anche in Italia.
Se poi a qualche PM che abbia fra le mani una copia del codice di procedura penale, venisse in mente di esercitare l’obbligo di perseguire un possibile reato, e lo facesse come fanno loro, almeno per ora poi referendum deciderà, emettendo un avviso di garanzia, di cosa mai potrebbero lamentarsi, gli ‘avvisati’?
Suvvia: da quel buon italiano che è, ci metterebbe la firma anche il ‘pastaiolo’ Sinner: non credete?
