Se ‘vincerà’ Netanyahu, avremo una continuazione e un accrescimento della aggressione continua ai palestinesi, ormai da tempo non più alla Palestina. Se ‘vincerà’ l’altro, forse l’aggressività sarà minore, ma la voglia di chiudere la questione allontanando per sempre i palestinesi dalla loro terra permarrà

 

Ci sono due o tre cose che mi colpiscono in questi giorni. E che mi suggeriscono queste poche considerazioni.

Si è votato in Israele, cosa di enorme importanza non solo e non tanto per Israele, quanto per il resto del mondo: «i seggi “si”sono aperti»… altro che intelligenza artificiale!

Temo di poter dire fin d’ora, che, chiunque vinca (una parola orribile che dovrebbe scomparire dal vocabolario giornalistico e ‘politicantesco’ italiano) a mio parere, non cambierà molto. Se ‘vincerà’ Netanyahu, avremo una continuazione e un accrescimento della aggressione continua ai palestinesi, ormai da tempo non più alla Palestina; non per nulla si parla di deportazione in massa magari in Somaliland, un Paese inesistente, ma molto desertico. Se ‘vincerà’ l’altro (più o meno aiutato dai ‘partiti arabi’!) forse l’aggressività sarà minore, ma la voglia di chiudere la questione allontanando per sempre i palestinesi dalla loro terra permarrà.

Ma ciò che dovrebbe sorprendere, e invece non sorprende, è che il tema di quelle elezioni non è la guerra contro la Palestina e l’Iran ecc., ma se Netanyahu abbia o meno saputo ‘difendere’ il popolo israeliano. La distorsione radicale della realtà, diventa il tema delle elezioni, la Palestina e i palestinesi non contano.

Neanche per ‘cattiveria’, ma solo perché ormai gli abitanti di Israele credo che siano in gran parte convinti di averne il diritto, letteralmente. Qualcuno anche perché crede davvero che quella terra gli sia stata data da Dio … figuriamoci! Che la gran parte del resto del mondo la pensi diversamente o sia indifferente al problema, è irrilevante per gli israeliani, che cercano di ripetere il ‘miracolo’ del 1948 (con tutte le sue feroci brutture da tutte le parti) che portò Israele, Stato illegittimo a divenire un soggetto di diritto internazionale legittimo e quindi titolare del diritto ad esistere, ma sul territorio che Israele stessa ‘si assegnò’, non il resto. Mi ha sempre stupito che Enrico Mentana, che presume tutto il meglio di sé, continui ad usare con sprezzo la frase «l’autoproclamata repubblica  … », dimenticando che Israele è nata proprio così e si giustifica solo così.  

In altre parole, lo stato di tensione, anzi di odio reciproco non cesserà, con un altissimo rischio di una ripresa della guerra contro l’Iran. Nella quale sarà decisiva la mano degli USA, specie se Trump perderà, come appare probabile, le elezioni della prossima settimana: i suoi poteri, lo abbiamo visto, sono sufficienti a farlo a dispetto di una eventuale contrarietà del Parlamento: evviva la democrazia!

Tanto più che in Brasile Lula da Silva ha prevalso di larga misura sull’avversario. E il Brasile, credo, in pochi anni sarà uno dei paesi più forti e più ricchi del mondo, parte di un accordo strategico, benché non politico, con India, Sud Africa e Cina. Probabilmente non lo vedrò, ma sono convinto che il Brasile (senza governi reazionari) sostituirà gli USA tra i paesi più importanti del mondo, ma su una base socialmente progressista. Buon per voi!

Tutto ciò per dire che andiamo incontro a grandi sommovimenti, che richiederebbero una grande visione strategica nel nostro Paese e, specialmente, una chiarezza nonché di idee, di comportamenti.

Chiarezza, vuol dire ‘radicalità’ non ‘radicalismo’ o, peggio, estremismo. Radicalità è quella che alcuni, pochissimi, dei nostri politicanti aspiranti politici, sembrano mostrare. E non parlo certamente né di Conte, disperso nel suo viluppo di contorsioni e ambizioni ormai ridicole, né di Fratoianni, alle prese con la sua Tesla e le sue astruserie in tema di ‘patrimoniale’. Sorvolo su Bonelli, lui ha le pietre asciutte.

Anche qui, solo per dire che ormai è questione di giorni se non di ore: o il cosiddetto ‘campo largo’ (una espressione incomprensibile e di malaugurio) insomma la sinistra si muove con decisione e chiarezza o le elezioni le ‘vincerà’ l’attuale maggioranza Vannacci incluso. Solo un demente può pensare che Vannacci non contribuisca al melonismo. Dico ‘sinistra’ senza addolcimenti, perché ‘sinistra’ è un concetto politico, mentre ‘centro sinistra’ è una espressione in politichese stretto, comprensibile solo al ceto dei politicanti. La politica vuole idee e progetti chiari, appunto radicali: se si dice ‘sanità per tutti’ non si può dire ‘quasi sanità per molti’. Il primo è un concetto serio, da riempire di opere, il secondo è roba da chiacchierata oscura di fronte ad una stufa, da compromesso insomma.

Gli italiani di compromessi ne hanno avuti abbastanza. Io non sono di quelli che dicono «tutti gli italiani» o, alla Bocchino «il 57,8%degliitaliani»: dico solo che l’Italia di compromessi più o meno oscuri e dannosi vive da quando è nata, anzi da prima se ci andiamo a rileggere Guicciardini.

Ora basta.

Lo dicono i ragazzi, i ragazzini, sprezzantemente definiti dal potere, ‘maranza’ omettendo di dire che solo alcuni di loro sono «di seconda o terza generazione» (come dire un orso bruno, biondo), mentre la gran parte sono giovani esasperati dalla mancanza di futuro, e che vedono i propri genitori affranti o talmente spaparanzati nel lusso da volerne uscire o, magari più semplicemente, da volere fare chiasso in strada.

Ma la ‘maggioranza’ si chiude a riccio e, da un lato mette in campo un esercito di poliziotti (oltre che parti di esercito vere, quei poveri militari spaesati che non sanno che fare) che è, appunto, il modo migliore per scatenare gli scontri e, dall’altro, si inventa (seguìto dall’intero ‘giornalismo’ italiano) un mostro di astuzia e di diabolica abilità che organizza tutto … dopo che è già accaduto! Ma intanto sta in galera e la sua vita futura è compromessa. Ma il governo ha il suo trofeo … come il monegasco Sinner che torna in campo per vincere facile un’altra coppetta.

E, nel momento in cui per una seconda volta in un anno si vedono i giovani in piazza a chiedere politica vera, il “mondo politico” si muove convulso in difesa, incapace di capire. Il resto è la solita politichetta.

E, quindi, per esempio, ‘scende in campo’, di nuovo, Antonio Di Pietro per candidarsi come membro del Consiglio superiore della Magistratura, dopo essere stato il portabandiera dell’assalto alla Magistratura, appunto fermato da quei ragazzi in piazza. Che, poi, dicono anche sciocchezze in politichese puro, quando ad esempio parlano di «diserzione».

Vivaddio, parlate chiaro almeno voi: essere contro la guerra è infantile e inutile, adoperarsi per non farla o continuarla implica anche sapersi “sporcare le mani” e assumere posizioni chiare e operativamente realizzabili, ma forse sbaglio. Però è il Papa attuale e precedente che lo spiega a gran voce: pace significa “agire per … “ la pace: dire semplicemente no – come mi sembra accennare David Lazzari – salva forse un pezzetto di anima, ma non impedisce né esclude la guerra, “affidandola” ad altri e alla loro anima.

I giovani dicono una cosa semplicissima ma durissima specie per noi vecchi: «non voglio più avere paura» (lo rilevava Donato Carrisi a ‘In altre parole’ il 25.10 su LA7). Una frase tremenda, che dovrebbe tenere tutti svegli di notte e di giorno, ma che si perde nel fragore soddisfatto dei fumogeni e dei manganelli.

Mentre altri, si ‘riposizionano’ anche con qualche rozzezza che si sarebbe dovuta evitare. Come il Enrico Mentana – quello che parla di ‘Stato ebraico’, cioè Stato razzista, ma dubito che lo comprenda – che abbandona l’editore che lo ha stipendiato per vent’anni senza nemmeno confrontarsi con lui, e che insulta la sua stessa redazione e altre testate lasciando trapelare (vere o false che siano, le leggo sui giornali) che ‘si’ vorrebbe fare della La7 una sorta di Rai3 … siamo di nuovo a ‘Tele-Kabul’. E intanto, pubblica i soliti sondaggi del Lunedì, mostrando i risultati dei partiti divisi in due colonne ‘destra’ e ‘sinistra’ così facendo sfuggire gli incrementi o diminuzioni di ciascuno, per quel nulla che statisticamente contano e … lasciando da parte Vannacci, Calenda e non so chi altri, ma non il fatto che FdI ha una percentuale maggiore del PD: questa sì che è buona informazione.

E il suo ‘datore di lavoro’, giustamente, lo tratta come merita: «Mentana non dica che ci ha messo 16 anni a scoprire da che parte sta La7» (cosa comunque sbagliata, un giornale dovrebbe essere “neutro” non neutrale e nemmeno “da una parte”): fossi in lui (Mentana) mi sotterrerei molto a fondo, ma proprio molto!

Eh sì, le elezioni anche da noi sono vicine … teniamoci forte, è solo l’inizio: Mattarella permettendo, ma spero di no, se ne riparla a Maggio.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.