Il costo del petrolio cresce, i commerci sono rallentati, l’Europa è alla canna del gas … statunitense. Trump e i suoi amici straricchi, straguadagnano

 

«Cul de Sac» è una espressione francese tutt’altro che sboccata, ma estesamente espressiva di una situazione dalla quale è impossibile uscire … certo, a meno di romperlo quel sacco, ma dall’esterno.

‘Cul de Sac’ è la situazione della guerra in Iran, specialmente per la chiusura dello stretto di Hormuz. In essa, certamente tale è quella degli USA, aggressori ottusi e violenti – io li ho paragonati ai cow-boy alla Leone o tipo «Ombre rosse», i veri yankee – ‘corrotti’ dalle Lobby ebraica e capitalistica. Ora, visto che con l’Iran non riescono ad imporre nulla con la forza tanto più che gli USA sono a corto di munizioni, cominciano a capire che, finché non si metteranno a trattare sul serio a nulla mai si arriverà. Ciò che evidentemente manca è una strategia. Oltre alle minacce tanto violente quanto ridicole, altro non possono né sanno fare che bloccare il Golfo Persico, già bloccato dall’Iran … al massimo possono allargare il confitto bombardando anche l’Oman! Quella “seconda amministrazione” USA, della quale ho parlato altre volte, non sembra andare oltre il mancato rifornimento di munizioni a Trump tanto più che, credo, l’abbandono dei passeggeri sull’aereo in pericolo di attentati, non ha giovato al Presidente degli USA: ora non se ne fidano più i suoi stessi collaboratori!

E intanto, il costo del petrolio cresce, i commerci sono rallentati, l’Europa è alla canna del gas … statunitense. Trump e i suoi amici straricchi, straguadagnano.

Non è bastata la sceneggiata della firma compitata su un foglio, di un accordo il contenuto del quale è talmente vago da essere uguale a zero e che, infatti, si limita a creare una situazione surreale, al limite del ridicolo, l’Iran non lascia passare le navi, e gli USA pure: si chiudono le porte in faccia e ciascuno si lamenta del blocco dell’altro. Poi l’Iran (attraverso il Financial Times!) ricorda, ai volenterosi e non, che qualche missile in Europa può sempre arrivare – benché siamo difesi dall’invitto Crosetto con casa a Dubai – e da piloti italiani e spagnoli che abbattono droni ucraini, “forse” controllati dalla diabolica elettronica russa. E subito dopo il “forse” scompare!

Cul de Sac è, ormai, la situazione in Ucraina dove, siamo arrivati al punto che era prevedibile e previsto. A furia di trattare la Russia come una organizzazione di deficienti, ogni giorno una possibilità di fermarsi si allontana, ma specialmente si danneggia. La Russia insiste, non ostanti le grandi perdite, a cercare di portare a termine l’occupazione del Donetsk (tra l’altro, pare, concordata con Trump ad Anchorage) dove, leggevo qualche giorno fa, l’attuale comandante delle forze armate ucraine «ha combattuto nel 2014». Si tratta del generale Syrskiy … ma allora è vero che la guerra contro i “russofoni” dell’est dell’Ucraina c’è stata ed è stata una guerra vera e propria, una guerra per eliminare – sotto stimolo “occidentale”? pare proprio di sì – se non solo fisicamente, di certo “nazionalisticamente” una parte consistente della popolazione ucraina. Se però uno lo dice, bene che gli vada è definito con sprezzo “russofilo” o, peggio “filo-Putin”.  

Mentre in quella che appare sempre di più una sorta di megalomania paranoide, Zelenski e i suoi (accusati di ogni possibile corruzione) rifiuta di fare votare, vogliono continuare una guerra fatta di colpi ad effetto: una raffineria in capo al mondo, una spiaggia piena dibagnanti, un condominio di Mosca. Zelenski, ho scritto, sì, perché ormai sembra proprio così la situazione in Ucraina: una sorta di ennesima autarchia violenta, “giustificata” con la guerra. Il mandato quinquennale di Zelenski è scaduto nel 2024, ma essendo in atto la legge marziale, di votare non si parla. Se ne parla in Israele, che quanto a guerre non ci scherza, se ne parlò in Gran Bretagna a Luglio 1945, ma in Ucraina no.

Una situazione di stallo assurdo, dove i civilizzati paesi europei, tutti intenti, Meloni in testa, a deportare stranieri e arrestare bambini, forniscono armi e colpiscono obiettivi militari, lasciandone sportivamente il “merito” agli ucraini. I quali, notizia di oggi, 20.8.26, vogliono missili a non finire, ma dicono di starne costruendo di loro … su progetto russo!

Eppure, la diplomazia avrebbe mezzi per parlare come accennavo qualche giorno fa: “professionismo”, a parte, altra sciocchezza molto diffusa.

Cul de Sac, fatto di crudeltà, ignominia e sprezzo per il diritto internazionale e il diritto in genere è quella in Palestina. Dove ormai è evidente la volontà israeliana “semplicemente” di cacciare o deportare (magari in Somaliland) tutti i palestinesi, che vivono lì da millenni, diversamente dagli “israeliani” che al massimo ci vivono da poco più di cento anni.

Ma, per eliminare tutti i palestinesi, ci vuole tempo e tanta violenza e ora ci sono pure le elezioni, come dicevo, per cui quella violenza ne diventa oggetto. E quindi, improvvisamente, l’esercito israeliano (che ammazza quotidianamente da decenni una decina di palestinesi e libanesi) apre una “inchiesta” su quella povera bambina uccisa in auto con i genitori “civili”, a loro volta uccisi per una raffica di mitra israeliana, e che telefona disperata e piangente al pronto soccorso, che non arriva perché fermato dagli israeliani che uccidono i due sanitari palestinesi, e muore, quella bambina, dopo cinque ore di terrore per un’altra raffica di mitra … pare 335 colpi in tutto! Ma in fondo sono solo arabi. E sorvolo sui “civili” … se qualcuno leggesse una volta le Convenzioni di Ginevra!

Questa è ormai Israele, lo sappiamo tutti e lo sanno anche loro, gli israeliani, che in realtà sono in gran parte concordi con Netanyahu e i suoi alleati. Vogliono cacciare i “non … “  – già: i “non” che, visto che i sedicenti israeliani sono quasi tutti originari dell’Europa e degli USA, e si sono insediati lì, per lo più con la violenza? – vogliono cacciarli, dico, non solo dalla Palestina ma anche dal Libano e da parte della Siria. Poi, certo, ogni tanto compare in Europa qualche “grande veneratissimo scrittore” israeliano a vendere le copie dei suoi libri, e compuntamente, esprime a “giornalisti” inginocchiati qualche ponderata critica … “ma insomma bisogna capirli questi poveri israeliani assediati”! dimenticando non sono assediati, ma “insediati”!

Poi qualcuno suggerisce di proporre per il Nobel per la pace, i bambini di Gaza in nome e in “rappresentanza” di tutti … e subito qualcuno, più pensoso, più attento, molto rispettoso, ma molto filosofo propone di  … allargarlo a tutti i bambini del mondo! Intanto gli israeliani “marchiano” gli arabi!

Il “guaio”, per gli israeliani è che una “soluzione definitiva” della questione è a dir poco improbabile ma certamente ottenibile solo in decenni di occupazioni e massacri sotto gli occhi di un mondo non necessariamente, in futuro, altrettanto indifferente.

Ma quest’ultima è solo la speranza di un vecchio.

In un Cul de Sac profondissimo ci ha cacciati, noi italiani, il nostro Governo, con la stupida guerra, anzi dispettuccio da bambini, alla Spagna (che minaccia le nostre frontiere!) con la quale avremmo solo motivi di alleanza e solidarietà, viste le nostre rispettive posizioni geografiche e l’inevitabilità delle migrazioni. Il risultato, l’unico, è stato quello di rendere disagevoli i viaggi in e dalla Spagna, di creare una situazione di attrito puramente strumentale con la Spagna e di scatenare i “nazionalisti” svizzeri, tedeschi e austriaci e da ultimo finlandesi e svedesi (per ora!) che ci rimandano a casa i nostri migranti. Quelli che noi (furbescamente) abbiamo lasciato sconfinare dall’Italia. Del resto, la nostra lucida aspirante “ducia”, non fa che ripetere che un paese serio è quello che difende innanzitutto i propri interessi.

E noi li difendiamo così.

E, infatti, Francia e Spagna le (ci) rifilano un ceffone da stordirla: rifiutando di accodarsi ai rimpallatori di migranti!

Un Cul de Sac, infine, ce lo siamo creato noi, tutti da soli, in decenni di rinvii, superficialità, vendite apparenti e reali, imprenditori corsari, amministratori capacissimi (che poi, magari, passano a presiedere università grazie alla grande versatilità dei veri amministratori) con la situazione dell’ILVA, “risolta” da molti governi e in particolare, per ultimo, da Di Maio & co. (“Giuseppi” incluso) … e infatti siamo lì: dopo vent’anni di discussioni futili e di spese folli, un Tribunale dice che non si può ammazzare la gente con i fumi inquinanti (e ha ragione), i lavoratori dicono che non si può vivere senza lavorare (e hanno ragione), l’economia dice che la parte “a caldo” della fabbrica sarebbe essenziale per la nostra economia (ed ha ragione) e, infine, come già altre volte una “italianissima” cordata di imprenditori “coraggiosi”, promette di prendersela per  … e chi lo sa!

Se non è questo un Cul de Sac, ditemi voi cosa sia: certo gli storici del futuro ne rideranno, ma noi italiani di oggi e di domani, ne possiamo solo piangere!

Mai come oggi, insomma, mezzo mondo – l’altra metà guarda e aspetta! – è nel fondo buio di un sacco, ma finge di non vederlo e crede ancora che quattro chiacchiere bastino a superare la buriana.

Come il nostro inesistente ceto di politicanti, concordi solo nel promuovere un sistema elettorale che taglia fuori i cittadini e che, nella “opposizione” (sic!) mostra solo le megalomanie, spesso ridicole sempre dannose, di capi e capetti pieni di sé, capaci di isolare e “gambizzare” l’unica che abbia mostrato – invero, molto poco e molto malamente, purtroppo – di avere idee nuove, ma non può muoversi ed è costretta ad attendere la ormai quasi certa sconfitta del buffonesco “campo largo”, chiusa in un bunker che appare sempre di più una prigione, ad attendere, dico, le “mosse” non solo e non tanto di “Giuseppi” (tanto da lui nulla di buono può venirle, lo sappiamo già), ma perfino, che so, di Salis (non nel senso di Ilaria … ma molto più sfuggente e ambigua, ammiccante!), di Onorato (chi sia non so), di Magi (l’unico politicante al mondo con un + davanti!), di quello che usa la Tesla per risparmiare, di Manfredi (diversamente da altri ex-rettore, ma aspirante a tutto) e, perché no, del conte Gentiloni  Silveri di Filottrano, Cingoli, Macerata e Tolentino.Sorvolo sul grande Zaia, che di fronte all’ennesimo omicidio di una donna (lo ho detto: il femminicidio non esiste) commenta pensoso: «qualcosa non ha funzionato»: emblema della nostra politica.

Come dicevo: un gigantesco Cul de Sac.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.