Qualche giorno fa sono caduti due potenti generali cinesi, Zhang Youxia e Liu Zhenli. Perché? Xi non ha il pieno controllo dell’esercito? O, al contrario, davanti alla necessità di rafforzare la potenza militare cinese, opera come un rullo compressore?
È riferita all’Unione Sovietica di Stalin, la celebre frase di Winston Churchill pronunciata in un discorso radiofonico alla ‘BBC’ nell’ottobre 1939: “E’ un rebus avvolto in un mistero che sta dentro un enigma”. Lo stesso Churchill forniva una possibile chiave interpretativa: cercare di capire in cosa consistesse il suo (di Stalin), interesse. Quel discorso Churchill poco dopo la firma del patto Molotov-Ribbentrop e l’invasione sovietica della Polonia. La frase sintetizza in modo efficace la difficoltà delle democrazie occidentali di ‘penetrare’ nelle mosse e nei pensieri del dittatore comunista, il perché dell’abbraccio con Hitler e il regime nazista. Frase usata ancora oggi quando si vuole descrivere la difficoltà di comprendere certe ‘logiche’ di politica estera non solo russa.
Come due birilli colpiti da una gigantesca palla da bowling, qualche giorno fa sono caduti due potenti generali cinesi, Zhang Youxia e Liu Zhenli.
Zhang era fino a pochi giorni fa il più alto generale in servizio; amico personale di Xi, era considerato il suo più stretto e fidato collaboratore militare; il numero due della potentissima commissione militare centrale. Ha combattuto nel 1979 con il Vietnam del Nord; il rapporto con Xi risale fin dagli anni in cui i padri dei due collaboravano spalla a spalla, entrambi veterani al tempo della guerra civile tra Mao Zedong e il Kuomintang. Zhang è stato uno dei più accesi sostenitori della riforma dell’esercito voluta da Xi.
Liu era invece capo di stato maggiore del dipartimento di stato maggiore congiunto della Commissione militare centrale del Partito Comunista cinese; al di là della chilometrica qualifica ufficiale, componente di quella stretta cerchia di persone strette attorno a Xi Jinping, il ‘cemento’ del suo potere. Dunque, come spiegare questa repentina epurazione?
C’è chi ipotizza che si tratta dell’ennesimo ’colpo’ nell’ambito della campagna contro la corruzione iniziata con gli scandali che dal 2023 scosso come un devastante ciclone le forze armate cinesi. Tutto può essere, ma quasi sempre le campagne contro la corruzione sono servite per coprire altri scopi, pretesti per liquidare rivali e concorrenti. Se è così, si deve ipotizzare che i ‘fedeli’ Zhang e Liu fossero meno fedeli di quanto si ipotizzava; che forse abbiano accarezzato l’idea di sostituirsi a Xi, e qualcosa sia andato storto, il complotto (se complotto c’è stato) sia stato sventato.
Il predecessore di Xi, Hu Jintao aveva instaurato una sorta di leadership collettiva: un attento ‘gioco’ di equilibri tra le varie fazioni del regime. Continui e gravosi compromessi che garantivano stabilità di governo, ma anche lentezze burocratiche e paralisi dovute all’elefantiasi dell’apparato. Con Xi, diventato segretario generale nel 2012, si è cambiato registro: ha progressivamente concentrato il potere in poche, selezionate, mani. Se si esclude che le due epurazioni ‘eccellenti‘ siano una sorta di preventivo contro-golpe, non resta da ipotizzare che Xi abbia ritenuto che il suo dominio all’interno dell’apparato di potere cinese sia imbattibile e inattaccabile. Oppure l’alternativa, epurazione sintomo di un caos e di una spietata lotta in corso?
La potente Commissione militare centrale (Cmc), presieduta dallo stesso Xi, in origine, nel 2022 contava sei membri militari. Ne è rimasto uno solo, Zhang Shengmin, considerato ‘lo zar anticorruzione dell’esercito’.
Personaggio sicuramente a conoscenza di una quantità di scheletri negli armadi di tanti. Forse perché è lui stesso a collocarli.
“Che rimangano solo Xi e un generale è una cosa senza precedenti” – commenta Lyle Morris, analista dell’Asia Society Policy Institute – L’esercito popolare di liberazione è nel caos, costretto a fronteggiare un vuoto di leadership importante”.
Dennis Wilder, analista della CIA esperto di Cina e docente alla Georgetown University di Washington, lo definisce “lo sviluppo più sconvolgente della politica cinese dall’arrivo di Xi”.
Per quello che riguarda Zhang, la versione ufficiale parla di un’indagine per “gravi violazioni della disciplina del Partito e delle leggi dello Stato”; in realtà quello di cui sarebbe colpevole è aver formato “correnti politiche“. Nel felpato e allusivo linguaggio cinese significa che gli si contesta la creazione di reti di potere personali e di aver minato l’unità della leadership. Il “People’s Liberation Army Daily” accusa Zhang e Liu di “aver seriamente calpestato e minato il sistema di responsabilità ultima che incombe sul presidente della Commissione Militare Centrale“. La ‘CNN’ ha decodificato: “I due rappresentavano una minaccia all’autorità di Xi”. Neil Thomas, ricercatore presso il Center for China Analysis dell’Asia Society Policy Institute, taglia corto: “I due, agli occhi di Xistavano diventando troppo potenti”.
Difficile capire il presente, ancora di più prevedere il futuro. Cosa comporta, in concreto, l’aver demolito la catena di comando militare cinese? Ai più acuti osservatori di cose cinesi non è sfuggito che da settimane, ogni volta che si assiste a una celebrazione di una qualche rilevanza, nella tribuna d’onore manca all’appello un generale, un ammiraglio. Nel novembre scorso, quando XiJinping ha partecipato a una cerimonia nella provincia dell’Hainan per l’inaugurazione della terza portaerei del paese, vistosa l’assenza dell’ammiraglio Hu Zhongming, capo della Marina, e dell’ammiraglio Wu Yanan, capo della flotta meridionale. Alla fine di ottobre, si è tenuto il plenum del Comitato Centrale Partito Comunista, presieduto da Xi: circa duecento membri, una quarantina gli ufficiali militari in servizio o in pensione. Ben 27 di loro non erano presenti.
Come si spiega questa massiccia epurazione? Tra i rimossi, il generale He Weidong, terzo ufficiale di grado più alto delle forze armate; l’ammiraglio Miao Hua, dirigeva il dipartimento politico delle forze armate; il generale Lin Xiangyang, a capo di un comando dell’esercito che sovrintende le manovre contro Taiwan…Dal 2023 inoltre sono stati rimossi due ministri della Difesa consecutivi, entrambi generali espulsi dall’esercito. Nessuno azzarda quanti possono essere gli ufficiali di rango inferiore liquidati. Alcuni sono stati processati con l’accusa di corruzione e cacciati dall’esercito. Dei più si sono ‘semplicemente’ perse le tracce.
Altro elemento: al pari di Zhang molti ufficiali epurati erano stati nominati da Xi, a lui fedeli: come il generale He Weidong o l’ammiraglio Miao Hua. Altri ufficiali rimossi in questi mesi avevano noti legami politici o personali con Xi. Che cosa ricavarne? Significa che Xi non ha il pieno controllo dell’esercito? O, al contrario, è forte davanti alla necessità di rafforzare la potenza militare cinese, opera come un rullo compressore? È in corso una guerra tra fazioni, e Xi cerca di recuperare il controllo della situazione?
Quanto queste epurazioni danneggiano la capacità operativa delle forze armate cinesi? Un recente rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), calcola che le entrate delle aziende militari cinesi nel 2024 siano diminuite, mentre quelle di tutti gli altri grandi paesi crescevano. Le aziende di armamenti tedesche hanno aumentato le vendite del 36 per cento, le giapponesi del 40 per cento, le statunitensi del 3,8 per cento; quelle cinesi sono scese del 10 per cento. Significa che le forze armate del paese non erano in grado di assorbire nuove apparecchiature e nuove tecnologie.
Da quando Xi è al potere, ha promosso generali leali e qualificati per guidare la trasformazione dell’esercito in una forza più agile, capace di integrare operazioni aeree, terrestri, navali, informatiche e spaziali. Ha sostituito i generali nominati dai leader che l’hanno preceduto, ma anche colpito molti di quelli da lui stesso nominati. Così molti dei generali rimasti sono o troppo inesperti o compromessi dai loro legami con i comandanti militari caduti in disgrazia. Il tutto si riflette sulla capacità di combattimento dell’esercito cinese. Per gli analisti del Pentagono la rimozione di alti ufficiali dell’esercito ha “causato incertezza sulle priorità organizzative” e “avuto ripercussioni in tutti i ranghi dell’esercito popolare…Queste indagini comportano con ogni probabilità il rischio di interruzioni a breve termine nell’efficacia operativa dell’esercito”.
Di sicuro c’è solo che nulla è sicuro. Se Mosca e la Russia di Stalin gli appariva un rebus misterioso ed enigmatico, chissà cosa avrebbe detto Churchill a proposito di Pechino e della Cina di Xi Jinping.
