Stragi già consumate, stragi annunciate; popolazioni stremate abbandonate e sacrificate…
Ma certo che si deve provare rabbia, indignazione, ripulsa, di fronte alle quotidiane notizie di massacri di civili, l’uccisione di bambini, donne, anziani, vittime di guerre insensate, e che, per contro, si comprende benissimo perché vengono combattute (e a maggior ragione, quei sentimenti e quelle reazioni).
Giusto, doveroso, esprimere e manifestare tutto il proprio disgusto per quello che accade: denunciare, condannare, ricordare quello che tanti hanno interesse a occultare, nascondere, far dimenticare. È questo l’imperativo di chiunque non vuole essere complice.
Vale per tutti, questo imperativo? No, purtroppo. Ci sono guerre, conflitti, massacri, stermini che per inconfessabile ragione o per indifferenza e ignavia (ma il concreto risultato non cambia) sono ignorati, “dimenticati”.
Per esempio, la guerra-sterminio che da anni si combatte in Etiopia e provoca centinaia di migliaia di vittime tra le popolazioni civili. Le autorità di Addis Abeba vietano l’accesso nei campi profughi; una giornalista francese di “La Croix” è stata espulsa. Non si vuole che si sappia della guerra dimenticata, che si raccontino le condizioni critiche nei campi, le gravi carenze di cibo, elettricità e assistenza medica che rendono la vita disumana. Lambruschi è riuscito a entrare, e racconta questa tragica realtà.
Mancano farmaci, acqua, luce, benzina. La situazione per i malati cronici, gli anziani, i disabili, le neo-mamme e i neonati è drammatica. La carestia provocata da mano umana e negata dal potere centrale sta affamando la popolazione di una regione rurale ferita dalla guerra e dalla crisi climatica. Cresce la violenza, aumentano le rapine.
Gli sfollati sono vittime due volte della guerra civile dimenticata più cruenta del secolo, iniziata il 3 novembre 2020. Ha provocato direttamente e indirettamente 600mila morti, ma c’è chi dice che possono essere 800mila. Mezzo milione gli sfollati su una popolazione di sette milioni.
Tutti i belligeranti utilizzano lo stupro come arma di guerra. Si stima che 135mila donne siano state violentate, usate come schiave sessuali. Donne stuprate e per questo ripudiate dalle famiglie, orfani di guerra, figli degli stupri abbandonati, bambini–soldato cresciuti. Dopo il 2020 nella regione si stimano almeno 20mila bambini non accompagnati, abbandonati o separati dalle famiglie.
Una immane tragedia ignorata. Le vittime di questo conflitto non indignano, non meritano attenzione e solidarietà, mobilitazione? Nessuno piange o si indigna per le centinaia di donne, bambini, vecchi, massacrati, uccisi, torturati, affamati, stuprati, deportati.
Dall’Etiopia al Sudan. Giorni fa il britannico “Guardian” ha pubblicato un breve editoriale, un allarme lanciato da Volker Turk, responsabile ONU per i diritti umani. Allarme relativo alla catastrofe in corso a El Obeid, nel Kordofan Settentrionale, in Sudan: “Questa non è un’esercitazione, è un allerta rossa”. I paramilitari delle Forze di supporto rapido e i loro alleati “stanno ammassando i loro uomini attorno alla città. Vent’anni fa, dopo il genocidio in Darfur, il mondo promise ‘mai più’. Ma la storia si sta ripetendo. Nel 2025 era stato lanciato l’allarme anche per la città di Al Fashir, nel Darfur Settentrionale, dove poi sono state uccise decine di migliaia di persone”. Secondo il “Guardian” gli investigatori dell’ONU “hanno rilevato i ‘segni premonitori di un prossimo genocidio”, tra cui le esortazioni a eliminare le comunità non arabe”.
Dopo più di tre anni di guerra in Sudan, scrive il “Guardian”, “i morti sono centinaia di migliaia. Quindici milioni di persone hanno abbandonato le loro case, mentre il conflitto si allarga agli stati vicini. Entrambi gli schieramenti hanno commesso crimini di guerra. Il generale Adbel Fattah al Burhan, alla guida dell’esercito sudanese, e il generale Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemetti, leader delle RSF, non vogliono scendere a compromessi. La guerra di logoramento potrebbe costringerli a fermarsi, ma il conflitto è alimentato da forze esterne. Particolarmente critico è il ruolo degli Emirati Arabi Uniti: organizzazioni indipendenti e diplomatici sono convinti che siano il principale alleato di Hemetti”.
Ancora. “A giugno un investigatore sui diritti umani ha rivelato che Londra aveva le prove dei legami tra l’Etiopia, gli Emirati e la RSF già nel 2024, ma aveva deciso di non diffonderle a causa della ‘forte’ pressione degli Emirati”.
Di suo, il ‘Guardian’ osserva che “la sensibilità emiratina ai danni d’immagine fa pensare che la pressione esterna potrebbe convincere il paese del Golfo a interrompere il sostegno alle RSF”. Insomma, tocca sperare in campagne mediatiche e in mobilitazioni che al momento non sono scattate.
Stragi già consumate, stragi annunciate; popolazioni stremate abbandonate e sacrificate… Sarà il caldo che ci paralizza e ci distrae. Oppure, come spesso accade, tutte le tragedie, come nella fattoria di George Orwell, sono uguali, ma qualcuna lo è più delle altre. Come sia, tutto si consuma tra indifferenza e silenzio. Se c’è una ragione, è ignobile. Se non c’è, pure.
