Siamo immersi in una politica interna e internazionale, nella quale i sentimenti e le parole d’ordine che prevalgono sono quelle di odio. Senza regole che non siano quelle della forza
L’art. 576 del codice penale è di una rara chiarezza e semplicità: «Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno». Poi, naturalmente ci sono le altre disposizioni, che prevedono attenuanti e aggravanti.
Diversa, completamente diversa è la disposizione che riguarda la legittima difesa (art. 52) che stabilisce in poche parole: «Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa». Appunto “costretto” a reagire ad una “offesa ingiusta e attuale” in “maniera proporzionale”. Così, lo capiscono tutti.
Ma, invece, su questa disposizione si sono negli anni sbizzarrite le forze politiche, aggiungendo, togliendo, complicando, roba da avvocatucoli. Ma la sostanza è quella: reagire si può solo se e finché necessario. Chiaro, semplice succinto e compendioso, avvocaticchi a parte. Nel diritto: tutto.
Negli stessi giorni, un tizio fuori di testa viene ammanettato, ditelo come volete, con notevole violenza. Necessitata, magari, ma dolce certo no: tanto che lo stesso agente che lo fa (agente encomiabile!) filma la scena. Poi quel tizio muore.
E di nuovo la politica sbraita, urla e disinforma. Ma specialmente diffonde sospetti, disprezzo, odio verso gli altri … non più ormai solo il cosiddetto ‘diverso’, ma la stolida differenziazione tra il ‘buono’ e il ‘cattivo’.
Potrei continuare, ma non ve ne è bisogno. Chi legga queste righe ha compreso cosa intendo dire: siamo immersi in una politica interna e internazionale, nella quale i sentimenti e le parole d’ordine che prevalgono sono quelle: «sei diverso», sei «straniero», «sei mussulmano», «ti sparo», «ti bombardo», ti «ordino di fare o non fare questo o quello» e così via. Senza regole che non siano quelle della forza.
La razionalità sembra perduta, se non disprezzata o criminalizzata. Se cerchi di riflettere di ragionare, subito uno ti salta addosso e ti dice «tu sei ideologizzato, sei filo questo o filo quello … » e così via.
Molto di tutto ciò è, purtroppo, ‘normale’ per i politicanti di ogni ceto e nazione, ma negli ultimi anni si moltiplica in maniera apparentemente irrefrenabile a causa di, o per ossequio a certi comportamenti ossessivamente violenti e pieni di odio della politica internazionale.
Questo era il punto al quale volevo arrivare.
Ormai nella politica internazionale, regno apparente dei felpati diplomatici, imperano due cose inconciliabili con una pacifica sopravvivenza: la violenza come parametro delle proprie azioni, l’odio e gli affari come stimolo unico di esse. O meglio, il contrario: gli affari che determinano la necessità dell’odio, in assenza del quale certe scelte sarebbero impossibili. Bisogna creare odio per avere consenso, anche se fittizi l’uno come l’altro. Il diritto è fuori gioco sul pianoi internazionale e sempre più anche su quello degli ordinamenti nazionali.
Pensate alla guerra in Ucraina, ai bombardamenti continui da ambo le parti … già: ormai “ambo” le parti. Ma chi sono i contendenti reali di quella guerra, siete proprio sicuri che siano Ucraina e Russia? E perché combatterebbero, visto che il nume tutelare dell’Ucraina gli USA – a mio parere il vero “altro” – quell’altro, oggi assicura la Russia che lui non c’entra nulla? Gli USA si sono tirati indietro dal conflitto … ma non dalla vendita, anzi dall’imposizione della vendita di armi! Una volta si sarebbe detto “lasciando gli altri col cerino acceso in mano”!
Ma poi, siete proprio sicuri che l’Ucraina combatta solo per la propria indipendenza e non anche per la avvenuta sistematica discriminazione delle minoranze russofone e l’intenzione di armarsi contro la Russia?
Qualcuno si è accorto, a parte l’ottimo Jacopo Albarello (non per nulla collega della splendida Giovanna Pancheri, le cui domande a Salvini meriterebbero un Pulitzer) qualcuno si è accorto della sistematica discriminazione di una buona parte dei cittadini degli stati baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) in quanto russofoni e perciò destinatari di uno status di «non-cittadini», qualunque cosa ciò implichi? E tutto ciò, sotto l’occhio benevolo dell’Europa dei diritti dell’uomo.
Europa che poi, si straccia le vesti a favore degli anti-russofoni ucraini, fino al punto di finanziarne l’armamento e di ‘suggerirne’ le azioni … ma dicendo di volere “mediare” contro il “nemico” Russia: una contraddizione che nemmeno un bimbo di due anni! Ma va anche oltre, perché organizza una sorta di forza armata europea di occasione, che si presenta ad una bella rivista militare, alla presenza e con la partecipazione del nostro governo o almeno del nostro bellicoso ministro della guerra … pardon ‘difesa’.
Un po’ di riflessione, un po’ di calma, un po’ di competenza, un po’ di equilibrio non potrebbero aiutare?
Se si vuole mediare e difendere i diritti dell’uomo, cosa ottima ovviamente, bisogna farlo con competenza e con equità, altrimenti si contribuisce solo ai suoni di trombe, per lo più stonate. Come ho appena detto, come possiamo essere ‘mediatori’ se partecipiamo attivamente allo sforzo bellico ucraino con aiuti e armi acquistate dalla ex parte attiva del conflitto, gli USA? E non parlo di ‘aggressione’, termine ormai valido per ogni cosa. Ma nemmeno di ‘resa’, che non c’entra nulla con la trattativa. Sulle rocambolesche vicende della ‘neutralità’ sorvolo. Lo dice anche uno statunitense ‘puro’, studioso della politica internazionale ‘pura’ come J. Mearsheimer!
Dov’è la coerenza della difesa europea dei diritti dell’uomo se mentre li ‘difendiamo’ non sappiamo fare o dire nulla per difendere i diritti dei cittadini dei paesi baltici, dei palestinesi, dei venezuelani, dei centroafricani, degli iraniani, ecc.?
Non per dire, sia chiaro, che quelli che ho citato o altri siano dei santi, al contrario. Ma per dire che i diritti valgono per tutti e il diritto internazionale in particolare si applica a tutti e in tutte le circostanze, piacciano o non piacciano a chi ci controlla, crede di controllarci, vogliamo che ci controlli o non vogliamo che ci controlli.
E, invece, alla fine, l’unica coerenza si scopre negli affari, in particolare, nel nostro caso, nell’acquisto di armi e nel tentativo tanto disperato quanto disperante di salvare la nostra economia senza procurarci petrolio da altri che non siano gli USA e gestire la nostra difesa solo con le armi statunitensi contro gli avversari indicati dagli USA.
Colpisce la differenza, la enorme novità rispetto al passato recente.Finora noi europei ci ‘difendevamo’ interamente (anche se io non lo credo vero) grazie alla copertura USA con le sue difese aeree, terrestri e marine, magari insediate nei nostri territori.
Ora si è rovesciato tutto: noi continuiamo a dipendere dagli USA, ma quella dipendenza la paghiamo a suon di miliardi di euro, magari in attesa che la super-Germania che avanza, si sostituisca agli USA in una Europa frantumata e piena di nazionalismi ciechi!
Il collegamento tra i due aspetti della nostra vita che ho così ‘raccontato’ sono uniti dalla superficialità se non dalla assenza di ragionamento e riflessione, di analisi, di competenza. Si ragiona ormai solo in termini di anti e filo, di amici e nemici, senza fermarsi un attimo a riflettere, a ponderare a tenere conto dei fatti reali e pesanti. Magari ‘aiutati’ da forze politiche rozze e ignoranti, affamate di potere e prive di competenze, ossessionate solo dalla propria immunità.
Per poi alla fine, rendere evidente che il ‘pazzo’ Trump è assai meno pazzo di quanto non si dica, come ci spiega in maniera splendida e brutale Katrin Bennhold dal New York Times, dove illustra puntigliosamente, direi addirittura cinicamente, tutti i guadagni personali di Trump e dei suoi amici, anche arabi e anche nemici, nella continuazione di questa folle economia di guerra, sempre sull’orlo della inconsapevole pressione sul tasto sbagliato.
