Il viaggio di Merz sottolinea come la Germania e l’Unione Europea stiano cercando un impegno pragmatico con Pechino, non come gesto di deferenza, ma come riconoscimento della realtà economica e della necessità strategica

 

La visita del Cancelliere tedesco Friedrich Merz a Pechino segna un punto di svolta nelle evoluzioni dei rapporti tra Europa e Cina. In un momento in cui i legami transatlantici sono tesi e le guerre tariffarie di Washington hanno scosso il commercio globale, l’Europa si sta ricalibrando. Il viaggio di Merz sottolinea come la Germania e l’Unione Europea stiano cercando un impegno pragmatico con Pechino, non come gesto di deferenza, ma come riconoscimento della realtà economica e della necessità strategica.

I legami economici della Germania con la Cina sono formidabili. Nel 2025, la Cina è stata ancora una volta il partner commerciale più importante della Germania, con un volume di scambi esteri pari a 251,8 miliardi di euro. Le esportazioni tedesche verso la Cina, dominate da automobili e macchinari, hanno raggiunto i 92,4 miliardi di euro nel 2024, mentre le importazioni dalla Cina si sono attestate a 151 miliardi di euro. Lo squilibrio è reale, ma lo è anche l’interdipendenza. L’enfasi di Merz sul dialogo rispetto alle catene di approvvigionamento e alla concorrenza leale riflette la determinazione della Germania a garantire l’accesso ai mercati, incalzando al contempo Pechino sulla trasparenza.

A livello europeo, i numeri sono ancora più emblematici. La Cina è il secondo partner commerciale dell’UE per le merci, con scambi bilaterali che hanno raggiunto i 732 miliardi di euro nel 2024. Nel 2025, le esportazioni cinesi verso l’UE sono aumentate dell’8%, mentre le esportazioni dell’UE verso la Cina sono diminuite del 9%. Questa asimmetria ha alimentato il dibattito a Bruxelles, ma ha anche rafforzato la necessità di un impegno strutturato. L’Europa non può permettersi di isolarsi dalla seconda economia mondiale.

La visita di Merz segue una serie di viaggi europei di alto livello in Cina. Nel luglio 2025, il Presidente del Consiglio Europeo António Costa e la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen hanno partecipato al 25° vertice UE-Cina a Pechino, celebrando il 50° anniversario delle relazioni diplomatiche. Queste visite evidenziano una tendenza europea più ampia: i leader sono sempre più disposti a interloquire direttamente con Pechino, anche se Washington invita alla cautela. Il contrasto con gli Stati Uniti è netto. La guerra tariffaria del Presidente Donald Trump contro la Cina ha interrotto le catene di approvvigionamento e aumentato i costi per gli esportatori europei. L’Europa ha risposto non ritirandosi, ma cercando nuove vie di cooperazione.

Gli aspetti positivi del viaggio di Merz risiedono nella sua agenda pragmatica. In primo luogo, la diversificazione commerciale: la Germania preme per un maggiore accesso ai mercati cinesi in settori che vanno dai veicoli elettrici ai prodotti farmaceutici. In secondo luogo, i progetti congiunti: il cambiamento climatico e la tecnologia green sono aree in cui la cooperazione non è opzionale, ma essenziale. Il ruolo della Cina nelle catene di approvvigionamento delle energie rinnovabili, dai pannelli solari alla tecnologia delle batterie, la rende un partner critico.

In terzo luogo, l’equilibrio geopolitico. L’Europa riconosce che questioni come la guerra russa in Ucraina non possono essere affrontate senza il coinvolgimento di Pechino. Lo stesso Merz ha ammesso che la Cina è entrata nel novero delle grandi potenze la cui cooperazione è indispensabile. Dialogando con la Cina, l’Europa non rinuncia ai propri valori, ma si assicura un posto al tavolo dove vengono prese le decisioni globali.

Questo perno pragmatico riflette una comprensione sofisticata del moderno panorama industriale. Al di là dei meri volumi commerciali, la sinergia tra l’ingegneria europea e la prodezza manifatturiera cinese ha favorito un ecosistema unico di innovazione. Mantenendo i canali aperti, l’Eurozona garantisce la propria partecipazione alla prossima generazione di standard globali, in particolare nelle telecomunicazioni e nelle infrastrutture high-tech.

Inoltre, questo impegno funge da vitale stabilizzatore per il sistema finanziario globale, prevenendo la frammentazione dei mercati internazionali in blocchi isolati ed inefficienti. Mentre gli Stati Uniti tendono al decoupling, la strategia di Merz privilegia il “de-risking” attraverso l’integrazione. Questo approccio garantisce che le aziende europee rimangano competitive in un mercato che rappresenta quasi il 18% del PIL globale. In definitiva, sostenendo una “via di mezzo”, l’Europa si trasforma da potenziale vittima di una nuova Guerra Fredda a mediatore centrale della stabilità del XXI secolo.

I critici mettono in guardia da un’eccessiva dipendenza dalla Cina, e i rischi sono reali. L’Europa deve guardare con attenzione alla sovracapacità sistemica e alla concorrenza sleale. Tuttavia, il disimpegno sarebbe controproducente. La sfida è trovare un equilibrio: approfondire i legami economici costruendo al contempo resilienza. La visita di Merz, con la sua enfasi sul dialogo e sulla cooperazione, è un passo in quella direzione.

La lezione più ampia è che l’Europa sta tracciando la propria strada. Gli Stati Uniti restano un alleato vitale, ma il loro approccio di scontro con la Cina non ha giovato agli interessi europei. Al contrario, l’Europa sta perseguendo una strategia di interdipendenza gestita. Ciò non significa ignorare le preoccupazioni per la sicurezza o i diritti umani; significa riconoscere che, in un mondo multipolare, il coinvolgimento è spesso più efficace dell’isolamento.

Il viaggio di Merz a Pechino non riguarda quindi solo la Germania. Riguarda il futuro ruolo dell’Europa nell’ordine globale. Rafforzando i legami con la Cina, l’Europa si posiziona come un attore indipendente capace di bilanciare le relazioni sia con Washington che con Pechino. La visita potrà non risolvere tutte le tensioni, ma segnala una direzione chiara: l’Europa si sta avvicinando alla Cina, non per ingenuità, ma per necessità.

Di Imran Khalid

Imran Khalid è un analista geostrategico ed editorialista sugli affari internazionali. Il suo lavoro è stato ampiamente pubblicato da prestigiose organizzazioni e riviste di notizie internazionali.