Uno scontro fra verità e narrazione; uno scontro particolarmente importante, visto il peso che proprio la narrazione ha nella strategia politica trumpiana

 

Negli ultimi mesi l’affaire Epstein ha impattato pesantemente sulla compattezza del movimento MAGA. Già da tempo, la base del movimento ha manifestato le sue riserve sul modo in cui la Casa Bianca ha gestito – e sta continuando a gestire – la vicenda. La lentezza con cui il Dipartimento della giustizia sta provvedendo al rilascio della documentazione in suo possesso e l’atteggiamento altalenante che la Casa Bianca ha assunto sulla questione sono i principali punti critici. Il contagocce con cui gli Epstein File sono resi pubblici sono visti con fastidio da una fetta importante dei sostenitori dellamministrazione: una cosa che fin dall’inizio ha messo il Presidente sotto pressione. Sinora, Donald Trump non sembra essere stato particolarmente toccato della cosa. La Casa Bianca sembra avere scelto di aggirare la questione puntando su altre priorità, in primo luogo spostando il focus della sua azione sui temi della conflittualità interna e della politica internazionale. Sembra, però, difficile potare avanti ancora a lungo questa strategia di diversione, anche perché l’affaire Epstein – al di là degli aspetti giudiziari – tocca dei punti centrali dell’ideologia MAGA e del modo in cui il movimento MAGA funziona come ‘macchina politica’.

Nella vicenda del finanziere condannato per crimini sessuali e morto in carcere nel 2019 si intrecciano molti dei temi cari alla cultura MAGA, a partire dalla narrazione di una élite globale, protetta dalla sua ricchezza e dal suo status, coinvolta in attività illegali e spesso aberranti, nascoste agli occhi del cittadino comune, contrarie alla morale e alla stessa idea di umanità. È lo schema del ‘Pizzagate’, diffuso all’epoca delle elezioni del 2016 da vari ambienti della galassia complottista per ostacolare la corsa alla Casa Bianca dell’allora candidato democratico Hillary Clinton. L’‘affaire Epstein’ appare, in questo, liminale alle tante teorie del complotto che proprio Donald Trump ha accreditato e che opportunamente alimentate hanno dato un contributo al suo successo. Dietro alla vicenda ci sono, poi, storie di insabbiamento e di ‘deep state, anch’esse care alla cultura MAGA. Gli aspetti morbosi della vicenda – messi ampiamente in luce del circuito informativo e ‘rimbalzati’ dalla bolla comunicativa MAGA — contribuiscono ad aumentare ulteriormente la ‘presa sul pubblico e ad amplificare la portata degli eventi, sfumando ancora di più il confine fra fatto e invenzione.

Gli aspetti critici sono, quindi, diversi. A un primo e più immediato livello, ci sono i sospetti sul grado di coinvolgimento di Donald Trump nel ring di Epstein, sospetti che quelle che sembrano essere le reticenze del Presidente contribuiscono a rafforzare. A un secondo – e più profondo — piano, c’è l’impressione che la Casa Bianca nonostante la retorica ampiamente sbandierata –stia agendo secondo le stesse linee di comportamento quelle che il mondo MAGA considera le tanto deprecate ‘élite globaliste’. Ci troviamo di fronte, quindi, da una parte a una crisi della narrazione trumpiana, dall’altra a una crisi della credibilità personale del Presidente. Il tutto in un momento in cui il consenso intorno alla figura di Donald Trump mostra alcuni segni di debolezza. Almeno per una parte dell’elettorato, l’impressione è che il Presidente che rimane comunque il perno carismatico del movimento MAGA — stia in qualche modo tradendo le sue promesse. Significativamente, l’apertura degli ‘Epstein File’ è chiesta oggi, con forza, soprattutto dal mondo democratico, da ultimi proprio Hillary Clinton, che pure – in passato – si era espressa contro la loro pubblicazione.

In questa fase, il movimento MAGA appare sempre più in tensione fra quella che è la tradizionale fedeltà acritica al suo padre fondatore e i dubbi che il suo comportamento solleva in varie fette dellelettorato. Su questo sfondo – e sempre prescindendo dagli aspetti giudiziariciò che la vicenda Epstein chiama in causa è, anzitutto, la diversità’ di Donald Trump rispetto all’establishment al quale si è sempre contrapposto, almeno sul piano della narrazione. L’‘affaire Epstein’ chiama, infatti, in causa molti dei nodi intorno ai quali il Presidente ha costruito la sua retorica: il nativismo del Make America Great Again e la sua contrapposizione allo sradicamento delle élite globaliste; la sicurezza del Paese e dei suoi cittadini, che è uno dei motivi ricorrenti dietro alla politica MAGA sull’immigrazione; i valori americani anche intorno ai temi del sesso e del genere costantemente evocati dal discorso MAGA e messi apertamente in discussione dalla vicenda Epstein Quello che l’‘affaire Epstein’ adombra è, in altre parole, uno scontro fra verità e narrazione; uno scontro particolarmente importante, visto il peso che proprio la narrazione ha nella strategia politica trumpiana.

Di Gianluca Pastori

Gianluca Pastori è Professore associato nella Facoltà di Scienze politiche e sociali, Università Cattolica del Sacro Cuore. Nella sede di Milano dell’Ateneo, insegna Storia delle relazioni politiche fra il Nord America e l’Europa e International History; in quella di Brescia, Storia delle relazioni e delle istituzioni internazionali.