Economia sociale e sostenibilità è una drammatizzazione retorica per un buonismo ed altruismo di maniera? No, è un modo per vivere e sopravvivere
Economia sociale e sostenibilità dovrebbero uscire dalla dilazione costante dei tempi, dalle tesi negazioniste per evitare il proverbio popolare, spesso usato in tono ironico o sarcastico che dice ‘chi vive sperando, muore cantando’. Significa che chi vive sperando, senza agire concretamente, finisce per illudersi e ‘morire cantando’, cioè affrontare la fine con leggerezza o inconsapevolezza, quasi come se fosse una consolazione. In inglese ‘Hope is not a strategy’ (la speranza non è una strategia); ‘He who lives on hope dies fasting’ (chi vive di speranza muore digiuno); in spagnolo ‘El que espera, desespera’ (chi aspetta, si dispera); in francese ‘L’espoir fait vivre’ (la speranza fa vivere) – spesso usato ironicamente, come in italiano.
In altre parole, è un invito a non affidarsi solo alla speranza, ma a prendere iniziativa e responsabilità in cui la speranza non può sostituire l’impegno concreto. Fidarsi unicamente di essa può rendere amara la conclusione di un percorso.
Peraltro non sviluppando sostenibilità si muore veramente perché gli inquinanti dell’aria o dell’acqua, gli scarti nocivi industriali, l’amianto, il rilascio delle sostanze chimiche cancerogene sono annoverabili fra le cause della ‘mattanza’ ambientale. In Italia le nuove diagnosi di tumore sono stimate in 395.000 di cui 208.000 negli uomini e 187.000 nelle donne.Purtroppo in crescita di 18.400 diagnosi. Le malattie cardiovascolari (ischemiche,
Ridurre il Co2 e mettere al bando gli ambienti nocivi di lavoro, nonché sviluppare politiche sociali interne per i dipendenti ed esterne per la comunità ed avere una governance che tuteli il patrimonio interno ed esterno è parte della formula imprenditoriale di successo. Le ricerche fatte in questo senso lo dimostrano. Non è dimostrato il contrario.
Tutelare il patrimonio non vuol dire fare azioni disinvolte ed opportunistiche, ma piuttosto investire nella prevenzione, nella cura, nella ricerca per bloccare e ridurre le negatività. Scelte di management per la salute dei dipendenti di una impresa. Oltre alle aziende ci sono i cittadini che con i loro comportamenti e stili di vita contribuiscono in modo significativo al degrado ambientale:
– consumo eccessivo di risorse come spreco di acqua: docce lunghe, irrigazione inefficiente, uso eccessivo per scopi non necessari (in Europa il consumo medio pro capite è di circa 150 litri al giorno, mentre in molte aree basterebbero 50 litri).
– uso intensivo di energia: elettrodomestici lasciati accesi, climatizzazione non ottimizzata;
– mobilità non sostenibile con uso frequente dell’auto privata soprattutto per brevi tragitti, invece di optare per mezzi pubblici, bicicletta o camminata ed inoltre veicoli ad alte emissioni: preferenza per SUV e auto potenti;
– alimentazione ad alto impatto con elevato consumo di carne e derivati animali(la produzione di carne è tra le principali cause di emissioni di gas serra e deforestazione);
– spreco alimentare: acquisti eccessivi e cattiva conservazione dei cibi;
– produzione e gestione dei rifiuti come uso di plastica monouso: bottiglie, sacchetti, imballaggi (ogni cittadino europeo produce in media35 kg di rifiuti plastici all’anno);
– scarsa raccolta differenziata: mancato riciclo e smaltimento non corretto;
– comportamenti di consumo non responsabili come fast fashion: acquisto frequente di abbigliamento a basso costo e scarsa durata;
– obsolescenza programmata: sostituzione rapida di dispositivi elettronici;
– turismo e tempo libero con viaggi frequenti in aereo: soprattutto per brevi distanze.
L’inquinamento ambientale è una delle principali cause di morte prematura a livello globale. Circa il 99% della popolazione mondiale respira aria non sicura, e l’inquinamento atmosferico è responsabile di oltre 7 milioni di decessi ogni anno. In Europa, l’esposizione al particolato fine (PM2,5) ha causato circa 253.000 morti premature, mentre il biossido di azoto (NO2) e l’ozono (O3) ne hanno causate altre 52.000 e 22.000 rispettivamente. In Italia, l’inquinamento atmosferico provoca circa 80.000 morti all’anno, rendendola il paese europeo con il maggior numero di decessi dovuti a questo fattore. La mortalità per tumori è strettamente legata all’inquinamento ambientale.
In Italia studi e ricerche hanno dimostrato che le regioni con maggior inquinamento presentano tassi di mortalità per cancro più elevati, nonostante spesso abbiano stili di vita più salutari. La qualità dell’aria è il fattore di inquinamento più pericoloso, seguito da siti da bonificare, aree urbane, densità dei veicoli e pesticidi.
In Europa, l’inquinamento atmosferico è associato all’1% dei casi di cancro e al 2% dei decessi per cancro, salendo al 9% per i tumori ai polmoni. Ridurre l’inquinamento è cruciale per prevenire i tumori.
Il particolato fine (PM2.5), è strettamente correlato anche alla mortalità cardiologica. Si stima che circa il 60-80% dei decessi attribuibili all’inquinamento atmosferico siano dovuti a malattie cardiovascolari, come infarti e ictus. In Italia, ad esempio, circa 9.000 morti all’anno sono attribuite a infarti causati dall’inquinamento.
Economia sociale e sostenibilità è una drammatizzazione retorica per un buonismo ed altruismo di maniera? No, è un modo per vivere e sopravvivere.
