Se l’Europa un ruolo vuole averlo, non potrà essere un ruolo militare, ma un ruolo di garanzia, anche armata a scopo dissuasivo, e di mediazione, sì, anche nell’intento di attenuare nel tempo la tensione

 

 

Il discorso serio, triste, da sconfitto sofferente di Zelensky, è, forse, il primo discorso sincero e vero della sua carriera politica e di quella dell’Ucraina. Una Ucraina, scaraventata in una guerra folle voluta da altri, per continuare una guerra tra altri. Per una volta, ripeto, un discorso vero e perfino commovente: di un uomo che, al di là di quello che ha fatto e del perché lo abbia fatto (e non è privo di colpe) per una volta è sicuramente sincero e dichiara la sua sconfitta, che, purtroppo, è la sconfitta del suo Paese, del suo popolo, degli odii suscitati in gran parte ad arte da altri, nella lotta ottusa di un cosiddetto ‘occidente’ (la ‘cortina di ferro’ di Churchill) contro un odiatissimo ‘oriente’. Di quell’occidente di Churchill (ma anche di molto prima), del quale molto opportunamente in un bellissimo e ironico libro Luciano Canfora (‘Il porcospino d’acciaio: Occidente ultimo atto’, edito da Laterza, p. 15 e 22 e seguenti) completa la vera frase, dove Churchill aggiungeva che per occidente doveva intendersi il mondo di lingua inglese: un scelta ‘anti-orientale’ che dura da secoli, non da decenni. E lo rileva da par suo anche Canfora, citando nientemeno che Toynbee, quando quest’ultimo, inglese fino al midollo, dice: «I russi per esempio ricorderanno che sono stati aggrediti per via di terra da eserciti occidentali nel 1941, nel 1915, nel 1812, nel 1709, nel 1610», solo per tralasciare che l’eroe russo per eccellenza, ‘crea‘ in pratica la Russia, combattendo contro gli svedesi nei pressi della odierna San Pietroburgo: parlo di Alexander Nevski, principe di Novgorod e di Vladimir, la ‘Rus’, così chiamato perché vittorioso nella battaglia sul fiume Neva nel 1240.

Quel discorso, Zelensky lo fa -e lo affermo con profonda partecipazione umana verso un personaggio che ho sempre giudicato e giudico ambiguo e falso e perfino razzista- con il dolore, anzi la rabbia di chi ‘scopre‘ che il suo ‘amico’, che lo ha spinto e sostenuto (lo ho già scritto più volte e non occorre ripeterlo) in una guerra folle, è in realtà uno che si faceva, si fa e si farà solo ed esclusivamente i fatti suoi.

E infatti, il più spudorato di tutti, Trump, dopo essersi prese tutte le terre rare, si prende la gestione dei soldi congelati della Russia per specularci sulla pelle degli ucraini, e lascia a lui, Zelensky, il compito dispiegare al suo popolo di averlo portato (sì, portato) ad una guerra con decine di migliaia di morti, solo per seguire una ‘politica’ altrui, illusa di sconfiggere l’alternativa al suo potere, l’odiata Russia … improvvisamente amica e sodale degli USA!

Nella sostanza, il piano di pace si riduce alle seguenti due cose sostanziali: l’acquisizione da parte russa dei territori finora occupati, più un sorta di protettorato sui territori di Kherson e Zaporiozhia, che divengono una sorta di zona smilitarizzata, con la piena riattivazione delle centrali nucleari al servizio di entrambe le zone della Ucraina.

L’altra parte rilevante dell’accordo consiste nella acquisizione da parte USA di 100 miliardi degli ‘asset’ russi congelati per costituire una società per la ricostruzione in Ucraina, alla quale si aggiungerebbero altri 100 miliardi da parte europea – che non risulta essere stata nemmeno consultata sul punto – con l’intesa, però, che comunque agli USA spetterà il 50% dei ricavi! Il resto degli asset russi congelati, saranno usati insieme da Russia e USA per attività economiche congiunte da concordare, con particolare riferimento allo sfruttamento concordato dell’Artico.

Il resto, compresa la riduzione dell’esercito ucraino è negoziabile e sarà negoziato, ma certo non in termini tali da modificarne la sostanza.

Negoziati concreti sono iniziati in Svizzera e a essi partecipano anche i paesi europei.

E qui, forse, c’è un elemento interessante, se l’Europa riuscirà ad uscire dalla sua posizione aggressivamente pretenziosa rispetto a questo conflitto, la cui mancata interruzione prima è ascrivibile anche ad essa.

Non occorre particolare immaginazione per capire che se l’Europa un ruolo vuole averlo, non potrà essere un ruolo militare: non nel senso di garantire alla Ucraina la continuazione della guerra, magari con la improbabile ‘vittoria’ ucraina. Ma un ruolo di garanzia, anche armata a scopo dissuasivo, e di mediazione, sì, anche nell’intento di attenuare nel tempo la tensione e gli odii determinati da questa lunga guerra.  

Ma la condizione imprescindibile è una unità vera e solidissima dell’Europa, una unità indipendente sia dagli USA che dalla Russia. Investimenti, e ce ne vorranno molti, anche in armi un po’ di certo, ma armi comuni  e gestite in comune.

Una Europa divisa e in cui per di più prevalgano i nazionalismi e, quindi, gli isolazionismi non ha alcuna possibilità e correrebbe anche notevoli rischi. Gli USA hanno detto chiaramente che sono disposti solo a vendere armi all’Europa, ma non intendono impegnarsi direttamente e, forse, nemmeno con la NATO. Sta in fatto che una delle clausole dell’accordo trumpiano prevede che l’Europa possa stanziare aerei da combattimento in Polonia, il punto più ‘avanzato’ rispetto all’Ucraina, mentre sempre nell’accordo si dice chiaramente che ulteriori azioni o avanzamenti della NATO sono esclusi.

Si tratterebbe, dunque, di una grande difficoltà e impegno dell’Europa, che potrebbe, però, finalmente fare valere le proprie, più o meno presunte, idee umanitarie e democratiche, e diventare un soggettodiverso e quindi indipendente da USA e Russia.

Però se prevarranno i nazionalismi e gli ‘istinti’ pro USA in molti dei paesi europei, tra cui in particolare Ungheria e Italia, l’Europa si sfascerà con grande soddisfazione dei suoi nemici: lo ripeto, USA e Russia.

Come ho scritto e ripeto, la natura dello scontro furibondo tra la Meloni e Mattarella deriva, a mio parere, almeno proprio da questo. La Meloni è completamente appiattita sulle posizioni statunitensi (lo ha confermato in Brasile) compresa quella relativa alla distruzione dell’Europa unita. Mattarella assolutamente non è d’accordo con il suo aspirante successore Crosetto, vuole più armi in Europa e più Europa in assoluto, dove vi sono i denari per le armi. La ‘crisi’ durissima tra i due non faciliterà di certo la chiarezza delle posizioni italiane, che finiranno per contribuire, o almeno cercare di farlo, a disintegrare l’Europa, trasformando l’Italia in un Resort statunitense … finché durerà!

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.