Non è una vittoria, ma è, lo si voglia o no, l’unica soluzione possibile. E, per di più, è la sola che possa permettere una discussione, non solo diplomatica, ma di merito: politico e giuridico
Ovviamente si tratta di anticipazioni, anzi di ‘scoop’ (della Agenzia Axios, poi via via confermato), ma questa volta lo scoop, a proposito di un presunto piano USA per la soluzione del conflitto in Ucraina, sembra attendibile per almeno due motivi: tratta esplicitamente dello sfruttamento (da parte USA) delle risorse minerarie ucraine, e contempla la cosa fondamentale per la Russia, il riconoscimento di fatto dello status quo. Anzi, addirittura di qualcosa di più se, come sembra, una parte delle acquisizioni territoriali russe sarà … in affitto!
Secondo le indiscrezioni, infatti, l’ipotesi di soluzione sarebbe un sostanziale riconoscimento o, meglio, presa d’atto, delle acquisizioni territoriali finora fatte dalla Russia (Crimea e parte del cosiddetto Donbass) da parte della Comunità internazionale e riconoscimento vero e proprio da parte USA. Quantunque ciò sia in contraddizione con la politica ufficiale statunitense, la cosiddetta dottrina Stimson che vieta di riconoscere la legittimità delle acquisizioni territoriali illecite, ciò, in questo caso, sarebbe in perfetta coerenza con quanto proprio lo stesso Trump fece, riconoscendo l’acquisizione israeliana di Gerusalemme e trasferendovi (unico o quasi paese al mondo) l’ambasciata USA. Il che, se è vero che implicherebbe l’accettazione del fatto della acquisizione territoriale russa, permetterebbe agli USA di mettere in pratica l’accordo con Kiev sullo sfruttamento delle cosiddette terre rare. E, mi sbaglierò, ma gli USA di oggi mettono sempre al primo posto gli affari e gli interessi della parte più ricca degli statunitensi.
È ovvio, non occorre nemmeno dirlo, che ciò deriva dal fatto che, come Trump sin dal giorno del suo arrivo alla Casa Bianca ha detto chiaramente (come, nel mio piccolo, ho detto anche io fin dal primo giorno di guerra in Ucraina), la guerra vera era tra USA (e per loro ordine, la NATO) e Russia. L’incontro tra i due, Trump e Putin, in Alaska, con l’applauso di Trump a Putin (immagini scomparse misteriosamente dalla TV italiana e non) è stato chiaramente l’espressione tra di loro di una volontà effettiva di pace: una sorta di trattato di pace tacito. E di questo intento, deciso, potrebbe essere testimone questo ‘scoop’, che è probabilmente qualcosa di più di un semplice ‘lancio di prova’, in vista di una trattativa vera e propria.
Ma, parliamoci chiaro: che i termini finali della questione saranno sostanzialmente questi è semplicemente e ovviamente certo. Certamente per una Ucraina come quella odierna, cioè quel che resta anche dal punto di vista della popolazione di quella che fu l’Ucraina formale, per così dire, non è una vittoria, ma è, lo si voglia o no, l’unica soluzione possibile. E, per di più, è la sola che possa permettere una discussione, non solo diplomatica, ma di merito: politico e giuridico.
L’Europa (nome ormai largamente ‘abusato’, purtroppo) pare che non sia – per ora, e sottolineo, per ora – d’accordo, a giudicare dalle dichiarazioni della improbabile quant’altre mai ministra degli esteri europei, la signora Kallas. Sostanzialmente perché viene una volta di più tagliata fuori dalla vera trattativa tra i due veri ‘combattenti’: Russia e USA. E che sia verosimilmente una contrarietà ‘per ora’, si potrebbe dedurre dal fatto che filtrano ipotesi su stanziamenti militari europei ai confini della Russia: europei non USA! Una sorta di cioccolatino per addolcire la medicina.
Russia e USA, del resto, hanno due evidenti obiettivi comuni: la spartizione dell’artico e delle sue immense risorse e la distruzione, o almeno un ulteriore ridimensionamento politico dell’Europa, unico ostacolo allo strapotere economico e politico sia degli USA che della Russia, a sua volta molto indebolita e sempre più condizionata dalla Cina. L’Europa, infatti, se unita, sarebbe un formidabile concorrente sia economico che politico dei due, che dovranno vedersela, sia pure ciascuno a suo modo, con il gigante Cina e l’ancora più grande BRICS, i Paesi diciamo così emergenti ormai in maniera chiara e irrefrenabile.
L’Europa, lo abbiamo sentito ripetere fino alla nausea, non può non difendere i sacri principî del diritto internazionale. Nessun dubbio. Ma tra quei principî vi sono i diritti dell’uomo, la salvezza nonché la sicurezza delle popolazioni e la esclusione della guerra come strumento giuridico-politico. Ma anche un minimo di razionalità umana e politica. Continuare la guerra, significa continuare a morire. Anzi, diciamola tutta (così mi cancellerete dai vostri sguardi) continuare a fare morire gli ucraini: cerchiamo per una volta di essere onesti anche con noi stessi. Tanto più che i nostri fraterni amici statunitensi, hanno detto chiaro e tondo, che più chiaro e più tondo non si può, che loro se ne tirano comunque fuori. Anzi, per continuare a dirla tutta, ma proprio tutta, che dopo averci creato in casa tutte le condizioni perché si arrivasse a questo punto (che poi lo abbiano fatto col consenso di alcuni di noi è altro discorso) ora non solo se ne lavano le mani, ma ci obbligano (in pratica è così, viste le azzardate scelte di gran parte dell’Europa) da un lato a disintegrare l’Europa tra favorevoli e contrari (in termini ufficiali, intendo) oppure ad accettare la situazione con tutte le conseguenze del caso.
E, per continuare a dirla tutta, non escluderei che lo scontro furibondo tra la Meloni e Mattarella, derivi proprio dalla piena adesione della Meloni alle imposizioni degli USA e il forte spirito europeo di Mattarella, forse sostenuto da Crosetto, interessato al mercato delle armi. Noi, del resto, ‘difendiamo’ l’Ucraina con le armi statunitensi, che compriamo a caro prezzo dagli USA, che, invece … non partecipano più alla guerra, anzi fanno la pace, vendendoci le armi, per continuare la guerra! Può sembrare un gioco di parole, ma, purtroppo non lo è, e quindi, credo, sarebbe ora di uscire da questo gioco al massacro.
Certo, in questo quadro, l’Europa più bellicosa resta un po’ spiazzata, ma in realtà una Europa più razionale potrebbe cogliere l’occasione per svolgere un ruolo di intermediazione e sostegno a ciò che resta dell’Ucraina in una trattativa politica che, cessato il fuoco definitivamente, durerà decenni, fin tanto che non si superino gli odii attuali e si trovi una misura di convivenza pacifica, storicamente compromessa dalla diffidenza reciproca tra l’ovest e l’est dell’Ucraina. Quella modalità di convivenza (del tipo Alto Adige, per capirci) molti anni fa già proposta proprio dalle parti più illuminate dell’Europa e naufragata con il fallimento, secondo molti voluto proprio dal cosiddetto ‘Occidente’, degli accori di Minsk.
Certo, il cinismo non manca. Ma ‘l’Europa’ ha appena finito di accettare senza battere ciglio un ‘accordo di pace’ brutale come pochi in Palestina.
Sarà un caso, permettetemi quest’ultima ‘irriverente’ considerazione, ma sembra proprio che a questo mondo i soli capaci di ‘mediare’ siano, oggi, la Turchia, il Qatar e l’Arabia Saudita! Da europei dovremmo preoccuparcene moltissimo.
