Cosa ci fa temere realmente il rischio di un’offerta così vantaggiosa che viene al di là dell’Atlantico?

 

 

Il magnate dello spazio Elon Musk -a quanto si apprende- tornerebbe a guardare all’Italia, se mai del resto avesse smesso, ma non più con l’occhio inaridito di conquista che gli ha visto compressa la nostra premier in diverse occasioni, quali la kermesse di Atreju a Roma nel dicembre 2023 e a New York, nel settembre 2024 durante l’assegnazione del Global Citizen Award.

Questa volta, le attenzioni di Musk si sarebbero sfrenate nel sostenere la ricerca scientifica delle università italiane mettendo a disposizione l’utilizzo di Dragon, la capsula orbitale da trasporto sviluppata da SpaceX per veicolare gli esperimenti prodotti.

Gli enti interessati sono due atenei romani, La Sapienza e Tor Vergata e poi più a nord, Trieste. Sarebbe del tutto falso un coinvolgimento nei programmi dell’università di Pavia, per ammissione della stessa scuola lombarda che in un comunicato ha negato ogni rapporti con l’imprenditore sudafricano o a istituzioni a lui collegati.

Mentre per Roma e Trieste, si dichiara in una nota, «Grazie a queste missioni, anche i ricercatori italiani accedono a un’infrastruttura che fino a pochi anni fa era appannaggio delle sole agenzie spaziali nazionali».

I progetti sostenuti da SpaceX sono LIDAL e NutrISS e riguardano, il primo, le radiazioni cosmiche a cui sono esposti gli astronauti durante le missioni oltre la linea di Kàrmàn, con ricadute anche nelle terapie oncologiche terrestri e, il secondo, ideato dall’Agenzia Spaziale Italiana, con l’obiettivo di aumentare la forza muscolare del 15% negli astronauti grazie a diete personalizzate. E anche i risultati di NutrISS potranno essere utilizzati per perfezionare alcune tecniche terapeutiche nei ricoveri ospedalieri. Non ci è dato sapere molto altro ma queste informazioni possono essere lo spunto per alcune nostre riflessioniche offriamo ai lettori de L’Indro.

E partiamo dall’assunto, mai rinnegato, che l’autonomia accademica in Italia è garantita dall’articolo 33 della Costituzione, che sancisce la libertà di insegnamento e stabilisce pure che sia la Repubblica a definire le norme generali sull’istruzione, pur consentendo a privati e enti di istituire scuole e istituti di educazione. Quindi ancora una volta possiamo dichiararci ben fieri che tre prestigiose fucine della ricerca italiana stiano puntando non tanto e non solo a temi importanti che riguardano la salute e il benessere degli equipaggi che in nome della scienza si muovono per l’esplorazione cosmica, quanto anche per i ritorni che queste ricerche avranno sulla vita della razza umana, nei luoghi dove alleviare la sofferenza è una mission di tanti operatori che hanno destinato la propria esistenza alla cura delle malattie.

Non ci sembra tuttavia casuale che questi accordi siano stati resi noti all’opinione pubblica a valle dell’ultima Conferenza dei rettori (Crui) avvenuta lo scorso 24 ottobre, in cui si è parlato della riforma della legge 240/2010 voluta da Mariastella Gelmini ben 15 anni fa. Un cambio di indirizzo, come recita un articolo del settore, che non nasce dall’università, ma da una esplicita volontà del governo, che fin dal giugno 2024 ha chiesto al Parlamento un’amplissima delega per la riscrittura dell’intero sistema universitario italiano.

Onestamente se c’è un filo logico in tutta questa trama, temere un disegno politico di controllo del potere esecutivo sull’università non è illazione.

L’Italia, più volte decantata come la patria indiscussa delle scienze, è stata pur la terra che nelle sue dominazioni ne ha perseguitato alcuni dei massimi esponenti -vedi Galilei costretto all’abiura dal Sant’Uffizio o Enrico Fermi che si trovò nella necessità di fuggire in America per continuare i suoi studi sulla scissione dell’atomo. Ma pensiamo anche a tantissimi giovani italiani di talento, costretti a emigrare in altre terre più propense alla ricerca per sopravvivere e continuare in tranquillità i propri studi.

Cosa ci fa temere realmente il rischio di un’offerta così vantaggiosa che viene al di là dell’Atlantico?

Elon Musk è un personaggio controverso. Non siamo stati noi i primi a rivelarlo ma sicuramente vantiamo la coerenza delle nostre affermazioni.

Basti ricordare quante volte lui stesso ha promesso di trasferire con i suoi mezzi oltre un milione di persone su Marte a partire dal 2024. Cosa che al momento è scientificamente impossibile sia per il numero spropositato di individui previsti ma anche per l’impossibilità di sopravvivenza sul pianeta Marte sia per questioni ambientali che alimentari. Progetto che Musk non ha rinnegato, anzi il 4 aprile scorso ha ribadito sul suo canale social che la missione di SpaceX è di arrivare su Marte. Anche se il massiccio esodo è stato abilmente diluitonel tempo.

Non dimentichiamo poi che al momento Elon Musknon ha mostrato molta attenzione all’ecosistema spaziale, dal momento che i suoi 8.000 satelliti Starlink (ma il numero è destinato fortemente a crescere) stanno invadendo le orbite basse e causano gravi rischi di collisioni con atri oggetti volanti. Ma quanto a rischi che vediamo nella personalità di Musk c’è soprattutto la volubilità di un industriale che accende o spegne i suoi sistemi incurante delle conseguenze politiche e militari che possono causare le sue decisioni, ondeggiante tra le correnti dei due partiti a cui in questi anni ha fatto sponda nel suo paese di adozione ma determinato solo a far prosperare i suoi affari.

Può la ricerca universitaria affidarsi così innocentemente alla spregiudicatezza di un uomo d’affari senza scrupoli? E chi ci assicura che la sua generosità non sia un grimaldello per forzare la mano del governo all’adozione incondizionata dei suoi Starlink per le comunicazioni protette in Italia, superando la preoccupazione di dover affidare i segreti di stato al controllo di uno stato straniero?

Nel chiudere l’espressione delle nostre ansie, non possiamo che ricordare un verso importante della immortale letteratura latina, lontana ma nemmeno poi troppo dalla nostra realtà quotidiana: «Timeo danaos et dona ferentes» che, per i versi di Publio Virgilio Marone pronuncia il sacerdote troiano Laocoonte affermando di temere i greci, anche quando portano i doni, mettendo in guardia i suoi concittadini verso i nemici quando offrono qualcosa, perché potrebbe essere un inganno.

Noi fortunatamente non abbiamo nemici ma i cavalli di legno che sfondano le porte dei nostri perimetri culturali no, non ci sono mai piaciuti.