Si delinea la possibilità di una fase di impasse politica, qualora né la coalizione guidata dal primo ministro Benjamin Netanyahu né quella del suo principale rivale, Gadi Eisenkot, riescano a raggiungere la soglia dei 61 seggi parlamentari necessaria per formare un governo

Il blocco di Bibi a 53 seggi, quello dello sfidante a 48. La Lista Unita e Ra’am a 17 seggi. Il Likud rimane a 27 seggi, Yashar sale a 22. Dopo le elezioni israeliane, si delinea la possibilità di una fase di impasse politica, qualora né la coalizione guidata dal primo ministro Benjamin Netanyahu né quella del suo principale rivale, Gadi Eisenkot, riescano a raggiungere la soglia dei 61 seggi parlamentari necessaria per formare un governo. In questo scenario, un ruolo decisivo potrebbe essere svolto dai partiti della Lista Unita araba.

Netanyahu punta invece a mantenere unita la sua coalizione, compresi i partiti dell’ultradestra di Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich. Un’altra possibilità è un governo di unità nazionale, ma diversi leader dell’opposizione hanno promesso di non collaborare con il premier.

Netanyahu ha anche denunciato presunti brogli, ma il direttore generale ad interim della Commissione elettorale centrale, Dean Livneh, ha dichiarato che «non vi è alcuna base per ipotizzare un danno sistematico al processo elettorale».

Nel caso in cui dalle urne non emergesse una maggioranza definita, il presidente Isaac Herzog sarebbe chiamato a consultare i rappresentanti dei partiti eletti, prima di affidare il mandato a un candidato che ritenga in grado di ottenere il sostegno necessario per formare un esecutivo. Tale incarico non deve necessariamente essere assegnato al leader del partito o dello schieramento che ha conquistato il maggior numero di seggi.

Il candidato designato dal presidente disporrebbe di 28 giorni per costruire una coalizione di governo, con la possibilità di ottenere una proroga di ulteriori 14 giorni. Qualora il tentativo fallisse, il mandato potrebbe passare a un secondo leader di partito, che avrebbe a disposizione 28 giorni, senza possibilità di estensione, per raggiungere un accordo. Se anche questo tentativo non andasse a buon fine, almeno 61 parlamentari potrebbero chiedere al presidente di conferire l’incarico a un deputato specifico, che avrebbe altri 21 giorni per provare a formare un governo.

Il nuovo esecutivo potrebbe entrare ufficialmente in carica soltanto dopo aver ottenuto la fiducia della Knesset. Sebbene, in linea generale, una coalizione debba poter contare sul sostegno di almeno 61 parlamentari, la legge non impone che un nuovo governo ottenga la maggioranza assoluta dei deputati per essere approvato. Di conseguenza, sarebbe possibile anche la formazione di un governo di minoranza, purché i voti favorevoli siano superiori a quelli contrari.

L’intero procedimento potrebbe protrarsi per diverse settimane o persino per alcuni mesi. Di seguito vengono illustrati i principali scenari che potrebbero verificarsi nel caso in cui dalle elezioni non scaturisse una maggioranza politica chiara.