Un ‘concetto’ che serve solo, da un lato, a giustificare spese enormi per pompare a dovere la ‘theory of victory’ e dall’altro a ‘risolvere’ con la violenza e la minaccia i ‘branchi’ di giovani

 

«La deterrenza funziona solo se l’avversario è convinto che un’aggressione non avrebbe alcuna possibilità di successo. Per questo dobbiamo dimostrare di essere in grado non solo di resistere, ma di vincere, rapidamente, nel caso fossimo attaccati. Tutto questo è e resta difensivo. Sia chiaro. La Nato non minaccia nessuno. Al contrario, colgo l’occasione per porre un quesito: quante volte un nostro aereo o un nostro drone hanno sconfinato nello spazio aereo russo o bielorusso? Mi lasci aggiungere che la parola “vittoria”, in questo contesto, significa soprattutto una cosa: che la guerra non inizi mai, per convinzione di chi ci minaccia. La migliore vittoria è quella per cui non dobbiamo combattere».

La frase, riportata per intero, è del sig. Ammiraglio Cavo Dragone, già capo di stato maggiore delle Forze Armate italiane e attualmente Capo del Comitato militare della NATO, pronunciate il 10 Ottobre scorso, in vista di una riunione da tenersi due giorni dopo a Varsavia per discutere della attuazione della «Theory of victory», avendo premesso che «l’Alleanza è molto più forte di qualsiasi avversario».

Pochissime parole di commento.

La parola ‘vittoria’ implica ‘guerra’, specie se detta da un militare, e in particolare dopo avere detto che c’è chi ci «minaccia». Anche se poi, quello stesso militare parla di «avversario» e non, come suggerisce Carl Schmitt di ‘nemico’, sulla base del famoso scritto di von Clausewitz: «La forza si arma delle scoperte dell’arte e della scienza per affrontare la forza (sembra scritto ieri mattina!). Le trascurabili limitazioni che l’accompagnano sotto il nome di diritto delle genti non l’affievoliscono in modo considerevole (anticipa Tajani?). La forza, cioè la forza fisica quando c’è, è, dunque, il mezzo; ridurre il nemico alla nostra volontà, lo scopo». Insomma: scienza = forza, come vittoria = guerra.

Questa è l’idea che domina la mente dei nostri militari, fare prima o poi una guerra per vincerla. L’esatto opposto della affermazione, chiaramente “politica”, secondo cui la guerra sarebbe “solo” difensiva … e quale guerra non lo è stata, almeno a parole?

Inoltre, sullo “sconfinamento” polemicamente citato: l’ennesimo drone abbattuto dai nostri piloti il 18.10, sui cieli della Lettonia era ucraino e L’Ucraina si è ufficialmente scusata con la Lituania … ma di ciò nessuno in Italia ha parlato.

Quanto ho scritto è solo per riflettere e per chiedermi: non sarebbe stato opportuno oltre che doveroso almeno informarne il Parlamento … magari in seduta segreta, giusto per non dimenticare che, secondo il molto disprezzato da alcuni art. 1 co. 2 della Costituzione «la sovranità appartiene al popolo» … poi, certo, facciamo parte di una alleanza, siamo soggetti al diritto internazionale (ma il nostro non era un governo “nazionalista”?) ecc. Ma, insomma, avvertire che siamo in guerra, potrebbe essere utile, no?

Certo, per carità, come afferma il giornalista onnipresente in TV da mane a sera, Giannini a “Che tempo che fa” (18.10.2026 ore 20.58): «il povero Zelenski ha finito i Patriot». Giusto prima di passare la parola al sig. Veltroni ospite per due volte nella stessa trasmissione di Fazio, in due diverse “vesti” (cosa, direi, alquanto eccezionale oltre che ridicola) che spiega, sicuro e pensoso, che Crosetto è l’unico che capisce qualcosa.

E infatti parla ad alta voce al «Defense procurement forum» a  …Roma (non a Washington) «è ora che anche dal punto di vista industriale, tecnologico, si affrontino questi temi (quelli dei disordini giovanili a Milano ecc.!) perché hanno bisogno di risposte quanto ne ha una rete missilistica, una rete anti-droni, la capacità navale, terrestre o aerea di una Nazione (notate la “N”). Queste capacità non colpiscono obiettivi fisici ma colpiscono qualcosa di più profondo». I “casinisti” bambini sono come i missili: istruttivo.

Tanto che, per affrontare i soliti terrificanti «algoritmi», si avventura in questa singolare e trapezistica affermazione: «Alcune nazioni (notate la “n”!) dopo aver studiato con gli algoritmi le menti dei nostri giovani sanno molto meglio di noi come influenzarli. Perché quando hai avuto a che fare con contenuti che interessano, con le reazioni a quei contenuti, hai raccolto dati per anni e anni, hai visto le reazioni e con l’Intelligenza artificiale hai la possibilità di studiarle magari aumentando le capacità di analisi attraverso le tecnologie quantistiche, tu disponi di un’arma potentissima: quella di instillare nelle mente delle persone dei modi di pensare che credono essere loro ma che derivano da una manipolazione molto sofisticata e quando vedo cose come quelle di Milano la mia preoccupazione aumenta». E di nuovo “arma potentissima” e oltre agli algoritmi pure le “tecnologie quantistiche”.

Insomma, per citare la solita solfa che si ripete da anni con sempre maggiore insistenza: questa sarebbe la ‘guerra ibrida’. Concetto (si fa per dire) che serve solo, da un lato, a giustificare spese enormi per pompare a dovere la ‘theory of victory’ (in salsa nazionale, però: il contrario della teoria … o no!) e dall’altro a ‘risolvere’ con la violenza e la minaccia i ‘branchi’ di giovani … di terza o quarta generazione, frase criptica, ma chiaramente allusiva.

Tanto che, ancora, grida affranto ma sicuro di sé: «Ringrazio il Sottosegretario Perego che da alcuni giorni sta lavorando con gli uffici legislativi del Ministero per consentire di poter aumentare i militari a supporto delle forze di polizia a Milano. É facile annunciare militari in più senza nemmeno affrontare il problema di cosa dovranno fare e come potranno farlo. Perché abbia un senso abbiamo necessità che domani il Cdm approvi delle norme che consentano loro di poter agire come le forze di polizia, solo nel tempo necessario per dare supporto a Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza (cioè 3 mesi), di fronte a fenomeni come quelli cui abbiamo assistito» … cioè con  poteri di arresto, ecc.

Cosa che ha fatto saltare sulla sedia il Presidente Mattarella(l’unico, direi, che sembra ragionare a mente fredda, forse proprio perché è vecchio, come me), che ha opposto un fermo divieto all’idea difesa allo stremo dallo stesso Crosetto, che, poi, vuol dire Meloni. La quale, di fronte al fatto che perfino Piantedosi si oppone (ovviamente per ragioni di potere e di prestigio) si occupa attivamente del guanosullo scalone di Palazzo Chigi! E, in conclusione, avremo i «militari peripatetici», come titola Il Fatto!

Ma, la Meloni, per fare vedere che fa sul serio, con apparente (ripeto apparente) “tafazzismo” fa identificare dalla Polizia gli autotrasportatori … così nessuno potrà dire che se la prende solo con gli avversari: giovani e oppositori del governo, posto che di questi ultimi ve ne sia qualcuno che abbia il coraggio e la dignità di parlare.

Sarà contento Veltroni delle prodezze del suo amico Crosetto, io (e penso molti italiani) molto di meno.

Innanzitutto, perché siamo ormai alla più classica e pericolosa repubblica delle banane con i carri armati in piazza e, chi sa, anche la polizia privata. Sta in fatto che, nell’ennesimo provvedimento di sicurezza l’unica disposizione vera è la meno citata: la possibilità di «arresto preventivo» e di identificazione e forse perquisizione (avete letto bene, perquisizione) di chiunque in strada: « l’accompagnamento e il trattenimento presso gli uffici di polizia per un massimo di 12 ore (cosiddetto “fermo preventivo”)  …  Si applicano, anche nei confronti dei minorenni, ai soggetti per i quali, sulla base di elementi concreti, vi sia fondato motivo di ritenere che attuino condotte di concreto pericolo per la sicurezza … ».

Ma, notate bene, come al solito la colpa è di altri: in questo caso, senza tema di oltrepassare in volata il limite del ridicolo, la colpa è della Russia, alla quale l’ammiraglio Cavo Dragone ha dichiarato guerra in nome e per conto nostro.

Direte: sono forzature, è un discorso tirato al limite.

Rispondo: certo è esattamente così. Ma, io faccio il giurista e vivo come tutti e vedo ciò che vedono tutti, e so perfettamente che una volta superato un limite, basta poco per superarne un altro e così via. E ormai i limiti via via superati, cominciano ad essere molti, troppi.

 E non solo, come abbiamo visto, nell’ordine interno, ma anche in quello internazionale, dove i popoli italiano e europeo, sono lacerati tra fautori di una guerra purchessia e quelli che dissentono anche dalla vista delle armi: quindi entrambi avversari di fatto della pace.

Una volta di più cito il Papa, che, ricordando le famose frasi del suo predecessore, dall’ospedale chiama direttamente al telefono Putin e quello gli risponde … poi chiama anche Zelenski, secondo me solo per non dare l’impressione di essere di parte.

Chiama, cioè parla, cerca di instaurare un dialogo, che prescinda dalle armi e dai principî, ma parta dalla realtà. Ma il Papa non ha armi né militari né economiche da mettere in campo. Se altri lo avessero imitato e lo imitassero, Crosetto, Meloni, Conte e i loro amici non potrebbero parlare di guerra ibrida per fare passare misure illiberali.

E, sarà un caso, … qualcosa proprio oggi si muove!

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.