Ecco chi è la prima donna nera a conquistare la guida di uno Stato americano

 

Keisha Lance Bottoms e’ stata eletta governatrice della Georgia, diventando la prima donna nera a conquistare la guida di uno Stato americano. Gia’ sindaca di Atlanta dal 2018 al 2022, sul sito della sua campagna si presenta come discendente di una famiglia di schiavi di una piantagione della Georgia, nel profondo Sud segnato dalla schiavitù, dalla segregazione e dalle lotte per i diritti civili.

Mentre l’attenzione generale era concentrata su Jon Ossoff, a scrivere una pagina storica in Georgia – e per l’intero Paese – è stata soprattutto Keisha Lance Bottoms. È infatti la prima donna afroamericana a conquistare la carica di governatrice di uno Stato un tempo confederato, nonché la prima governatrice nera nella storia degli Stati Uniti. Nella sua Atlanta, città di cui è stata sindaca dal 2018 al 2022, i manifesti elettorali democratici – mentre quelli repubblicani sono quasi del tutto assenti – mostrano il suo nome persino più frequentemente di quello del noto collega di partito. Quest’ultimo è stato immediatamente indicato dalla stampa come possibile candidato alla presidenza nel 2028, non appena la sua netta affermazione su Mike Collins è stata ufficializzata, meno di trenta minuti dopo la chiusura dei seggi in Georgia. Al momento della stesura, il suo vantaggio è a doppia cifra, in linea con le previsioni più favorevoli dei sondaggi.

«Questa vittoria appartiene a tutti noi», ha dichiarato Bottoms davanti ai suoi sostenitori, in festa durante la serata al Marriott Marquis, nel centro di Atlanta. «Georgia, abbiamo lanciato un messaggio inequivocabile: vogliamo una guida politica che metta gli interessi del nostro Stato al primo posto e sappia contrastare il disordine proveniente da Washington».

A pochi passi dal luogo in cui Bottoms celebrava il successo, un’altra manifestazione festeggiava l’elezione di Jon Ossoff. Per il senatore si tratta della prima vittoria dopo essere passato, nel giro di pochi anni, dalla condizione di candidato sfavorito a quella di figura di spicco del Partito democratico. La sua elezione nel 2020, avvenuta durante il lockdown imposto dalla pandemia di Covid-19, era arrivata quasi in sordina. Le sue parole pronunciate il giorno precedente, durante l’ultimo appuntamento della campagna elettorale porta a porta, si sono rivelate profetiche: «Siamo vicini a una vittoria storica». Si riferiva alla Georgia, ma i primi risultati dello scrutinio notturno suggeriscono che quell’auspicio, inizialmente legato alla sua candidatura e sostenuto dai sondaggi, possa estendersi all’intero appuntamento elettorale di midterm. Nel suo discorso di vittoria, tuttavia, Ossoff ha voluto rendere omaggio proprio a Keisha Lance Bottoms, affermando: «Permettetemi di essere il primo a congratularmi con la nuova governatrice della Georgia».

Fino alla vigilia del voto, del resto, le previsioni non erano altrettanto favorevoli per Bottoms. A differenza di Ossoff, era considerata una candidata in difficoltà e risultava indietro di un punto nei confronti del rivale repubblicano Rick Jackson. Sulla competizione pesava anche il precedente del 2022, quando Stacey Abrams, attivista afroamericana impegnata nella difesa del diritto di voto, aveva subito una pesante sconfitta contro il governatore repubblicano uscente Brian Kemp.

Nel suo intervento, Ossoff ha interpretato il risultato elettorale come una chiara presa di posizione degli americani contro «la depravazione, la corruzione e l’incompetenza del presidente Donald J. Trump». Un attacco diretto alla Casa Bianca, pronunciato fin dalle prime battute del discorso, che rafforza ulteriormente le aspettative di quanti vedono nel senatore uno dei possibili protagonisti delle primarie democratiche per la presidenza. «Il nostro compito – ha proseguito – non consiste soltanto nel frenare la deriva di un presidente, ma anche nel risanare tutto ciò che quella deriva ha contribuito a distruggere».

La notte elettorale della Georgia ha portato al successo anche altre due esponenti democratiche: Tanya Miller, destinata ad assumere l’incarico di procuratrice generale, e Penny Brown Reynolds, che prenderà il posto di Brad Raffensperger come segretaria di Stato. Quest’ultimo ruolo è particolarmente delicato, poiché comporta la supervisione e la tutela delle procedure elettorali in uno Stato che è stato teatro di ripetuti tentativi di ostacolare la partecipazione al voto da parte dell’attuale amministrazione. Il giorno precedente, Reynolds aveva dichiarato al Manifesto: «Sono convinta che ci troveremo dalla parte giusta della Storia e dell’umanità. In tutto il mondo si stanno affermando forze che vogliono impedire alle persone di essere riconosciute e ascoltate. Penso che sia arrivato il momento di opporsi a tutto questo e di affermare con determinazione che meritiamo molto di più».

Resta infine da sperare che anche l’appello rivolto da Jon Ossoff ai suoi sostenitori nel discorso della vittoria trovi conferma nella realtà: «Se, nel corso di questi ultimi due anni, di fronte al susseguirsi continuo di violenze e comportamenti indecenti, avete talvolta temuto per il futuro della nostra Repubblica, lasciate che i risultati di questa notte vi restituiscano la fiducia e il coraggio di credere che le prime luci dell’alba siano ormai visibili all’orizzonte».