I Paesi europei e della NATO, prestandosi al gioco cinico di Trump che si è tirato fuori dalla guerra, della quale era certamente partecipe, ha coinvolto i Paesi europei, che invece di mediare, di offrirsi come negoziatori, hanno assunto le parti di uno dei contendenti … per procura!
«Guerra ibrida». Un’espressione ormai abituale, un luogo comune. Quasi come l’aggettivo «epocale»: buono per tutto e per tutti, se cambi la cravatta è un cambio epocale. È una parola che ti rimbomba nelle orecchie, ma per lo più del tutto priva di senso reale.
Non molto diversa l’espressione ‘guerra ibrida’, che, però, ha un tono minaccioso, torbido, un po’ terrificante. Uno la sente – in continuazione in ogni giornale e in ogni telegiornale, ossessiva – e si guarda intorno preoccupato, si domanda se qualcosa non tocchi anche lui o lei, crea diffidenza.
Una minaccia, sempre lì.
Potrei dire: usata deliberatamente da molti Governi per giustificare spese militari folli, utili solo ai venditori di armi, e che implica un nemico: la cultura, l’idea del nemico e quindi del cattivo. Ma specialmente, allontana l’idea della guerra in quanto tale, della violenza, del sangue. Diventa, la guerra, una cosa quasi asettica controllata a distanza con un “joy-stick”, inoffensiva direttamente (o quasi come vedremo fra un momento) ma terrificante, che ti mette in ansia non tanto per le bombe quanto perché ognuno si sente in pericolo, si sente eterodiretto: ti arriva un mail e ti domandi se non sia prodotto artificialmente da un “nemico”, accedi a un “social” e ti dicono che c’è qualcuno dietro, un aeroporto chiude perché “c’è un drone, ovviamente nemico, in arrivo (notizia di oggi 13.9 ore 16.30), ma poi è solo uno stormo di uccelli (poveracci, i pochi sopravvissuti alla apertura della caccia!) e, impagabili, le “Autorità” ti rassicurano: siamo stati prontissimi, lo abbiamo capito subito, vi abbiamo felicemente protetti dal “drone ibrido” … e intanto hanno chiuso un aeroporto, fatto decollare aerei costosissimi, e, specialmente, terrorizzato decine di persone. Ovviamente, occorre dirlo?, terrorizzate contro il solito nemico predeterminato. Questo vale ovunque. Tutte le propagande sono uguali, cambiano solo i soggetti.
Diciamocelo chiaramente: anche questa è guerra ibrida, l’aeroporto, di cui parlo, è, naturalmente, quello di Vilnius – minacciata per definizione dalla Russia, ma non minacciosa a sua volta … boh! – e gli aerei sono quelli della NATO e tutto ciò approfondisce e rende più difficile la situazione. Direte: vuoi alludere al fatto che con questo sistema si “giustificano” le spese folli?
No, lo dico.
Ormai siamo nel pieno della situazione ipotizzata da Carl Schmitt, ritenuto (a torto o a ragione) amico del nazismo: l’identificazione di un nemico, e quindi la guerra come fatto di inimicizia, inimicizia assoluta. I nemici non solo “puzzano”, vanno sterminati, chiunque essi siano e sono nemici in sé, sempre e per sempre.
Quando ero un ragazzo, al terzo anno di Università, cominciai a seguire il corso di diritto internazionale e rimasi colpito da una frase del professore, una frase fredda e composta, senza aggettivi: “la guerra è un atto con il quale uno stato vuole distruggere un altro stato”.
Distruggere.
Quella parola mi è rotolata nella mente per tutti questi anni, di qualunque tema di diritto internazionale mi occupassi. Guerra uguale annientamento dell’altro. Altro che “guerra cavalleresca”, “onore delle armi”, ecc. Che c’entra l’onore con l’uso di un’arma per uccidere un altro, cosa c’è di onorevole nel combattere “fino all’ultimo uomo”, cosa c‘è di onorevole nel proporre al nemico una soluzione “a singolar tenzone” … non direttamente dai capi (o almeno quasi mai) ma da un “campione” che lo rappresenti. Che c’è di onorevole nell’uccidere il capo e i generali del governo nemico, a tutti i costi e poi scandalizzarsi se il nemico cerca di uccidere, a sua volta.
Sì, avete capito, mi riferiscono ad una delle ultime notizie di questi giorni: il presunto tentativo di un drone (non meglio identificato, “ma certamente russo”) di colpire il Presidente dell’Ucraina, in viaggio per partecipare ai funerali del re di Norvegia … anzi, a proposito, non ha proprio nulla di meglio da fare il capo dell’Ucraina? Beninteso, non ho dubbi che quel drone fosse russo, il nemico, ma non si sa mai!
E, infatti, mi riferisco anche al ‘famoso’ drone intercettato da un pilota italiano (per fortuna a bordo di un aereo europeo, invece del solito statunitense!) definito ‘drone ucraino’ dal pilota (che forse aveva i suoi motivi?), ma poi trasformato in una diabolica trovata della Russia, che si ‘impadronisce’ dei droni ucraini in volo per dirigerli a suo comodo, subdolamente.
Questa è la guerra ibrida vera. Quella che, per fare un altro esempio, induce il Cancelliere tedesco a strillare come un’aquila contro la Russia, presunta proprietaria di un drone, a terra!, parcheggiato accanto ad un aereo pieno di armi per l’Ucraina.
Non dò giudizi, figuriamoci, ma forse sarebbe anche ora di rendersi conto che quella dichiarazione e mille altre prima e certamente dopo, implicano la ‘confessione’ di una verità, invero ben nota, e cioè che i Paesi europei contribuiscono alla guerra in Ucraina, divenendo così ‘parti’ del conflitto, che nel diritto internazionale implica di essere in «stato di guerra» con la Russia. Per cui, poi, diventa ridicolo lamentarsi perché un drone russo ha colpito un deposito di benzina o un treno al confine dell’Ucraina con la Polonia e gridare “al lupo al lupo”, per intendere che la cosa è una sorta di aggressione o di quasi aggressione alla Polonia. Ma, diciamo la verità, cosa c’è di strano che il nemico colpisca il nemico, reciprocamente! Ma, dicono, vicino a quel treno ce ne era uno pieno di consiglieri (o non so cosa) europei, perfino italiani. Appunto! «I barbari sono alle porte» e i droni dall’altra parte?
So bene di dire cose impopolari, che possono permettere ad alcuni di attribuirmi la qualifica di ‘filo’-Putin, quello che voglio dire è solo che nessuna guerra mai è finita se non con un trattato di pace, magari subito dopo violato, ma un trattato, spesso ‘mediato’ da terzi neutrali. Un trattato che prescinde del tutto da chi ha ragione o torto. Anche l’Italia, sia pure in ginocchio, ha firmato un trattato di pace, grazie alla Resistenza, altrimenti, come la Germania, saremmo stati considerati come ‘debellati’, distrutti, appunto!
I Paesi europei e della NATO, prestandosi al gioco cinico di Trump che si è tirato fuori dalla guerra, della quale era certamente partecipe, ma ha coinvolto i Paesi europei, che invece di mediare, di offrirsi come negoziatori (ne ho già parlato) hanno assunto le parti di uno dei contendenti … per procura! E quindi ora non possiamo più mediare, non siamo più neutrali, anzi dobbiamo acquistare miliardi di armi statunitensi, mentre gli USA si accordano con la Russia. Un capolavoro di lucidità e lungimiranza! Anche da parte USA, che ci lascia con la miccia accesa di una bomba in mano.
E, per isolarsi ancora di più dalla coscienza universale delle cose, assistiamo impotenti alla proposta (attesa da tempo) di Cina e India di agire come mediatori – l’Europa ha genialmente ridicolizzato la proposta rivolta a noi –, tagliandoci definitivamente fuori mentre, ben divisi e conflittuali, ci offriamo, inermi, alla “invasione” economica della Cina, dell’India e di altri.
L’Europa, il cui vanto dovrebbe essere di definirsi “l’Europa dei diritti”, ha cercato di sostituire i diritti con la “furbizia della debolezza”, una guerra ibrida al contrario. Una «de-umanizzazione», come dice la vincitrice del Leone d’oro a Venezia, Kvinde Ukendt.
E l’Europa, mi pare, ha fatto solo un buco nell’acqua e nei suoi bilanci.
