Le disposizioni scritte nel diritto internazionale sono sempre di natura contrattuale, cioè sono contenute in o derivate da un trattato internazionale, che ovviamente obbliga solo le parti che lo sottoscrivono

 

Due parole suscitate da un articolo di Andrea Nicastro, spiritoso ma irritato, in cui, raccontando quello che avviene in un “Finger” spagnolo (confesso che non so cosa sia!) parla di “ritorsione”.

Esatto, perfetto, ma forse due parole in più, da un internazionalista possono servire a capire meglio questa ed altre situazioni delle quali molto si parla.

  Come ho scritto spesso, il diritto internazionale è una strana bestia, pur essendo un sistema giuridico non molto logicamente diverso da quelli cosiddetti “interni”, ma, a mio parere, molto raffinato.

Spesso, nel linguaggio giornalistico, si parla indifferentemente di norme o di leggi, ecc. Ma non si tratta della stessa cosa. Una norma è il risultato, non scritto, di una serie di leggi e disposizioni varie, di sentenze, di contratti, di abitudini, ecc. Questo “risultato”, dunque, varia a seconda dei momenti e del modo in cui chi deve usare quel complesso di fatti ne deduce la “norma” da applicare al caso. Il che spiega anche perché il contenuto delle norme è in qualche modo variabile, sia in base al fatto che le disposizioni scritte o applicate cambiano, sia perché ogni interprete (un giudice ad esempio) deve di volta in volta valutare quale percentuale di questo o di quello mettere nella norma che deduce, nel cocktail che realizza.

Per fare un esempio: è stata la giurisprudenza a “scoprire” a un certo punto che il petto delle donne è solo il petto di un essere umano, ragion per cui se non crea scandalo un maschio a torso nudo, perché mai dovrebbe crearne una donna a torso nudo?

Le norme, così, possono cambiare anche se le disposizioni che contribuiscono a determinarle non cambiano.

Per fare un altro esempio: io possiedo una serie di cose che andranno ai miei eredi e, tra di esse, un numero rilevante di libri. In gran parte cartacei, ma in numero tutt’altro che marginale, in formato elettronico specialmente “Kindle” della Amazon. A questi libri accedo grazie ad una password, che, morto io, sarà perduta e con essa i libri, che, però ho acquistato e pagato e quindi hanno un valore nel mio “asse ereditario”. Prima o poi, vedrete, qualcuno si porrà il problema e la cosa finirà in mano ad un giudice che dovrà decidere in merito. “Dovrà” perché nel nostro ordinamento giuridico, il giudice deve assolutamente emettere una sentenza e non può “rifiutare” il caso, altrimenti va in galera.

Tutto ciò, per favore, non ditelo ai nostri politicanti e alla gran parte dei nostri “giornalisticanti” … vi arresterebbero!

Il diritto internazionale è un po’ diverso, ma identico nella logica. La principale diversità sta nel fatto che i soggetti di diritto internazionale dispongono di una ‘qualità’, che i soggetti di diritto interno hanno in misura minore in quanto parte di una società che si chiama Stato dotato di un potere più o meno costituzionale di ‘comando’, di una qualità, dicevo, che si chiama ‘sovranità’. Che significa, per farla breve, che nessun soggetto di diritto internazionale può imporre giuridicamente ad un altro un comportamento. Ciò non toglie che la ‘libertà’ del soggetto di diritto internazionale possa essere delimitata, ma solo con il suo consenso … o quasi.

Mi spiego.

Le disposizioni scritte nel diritto internazionale sono sempre di natura contrattuale, cioè sono contenute in o derivate da un trattato internazionale, che ovviamente obbliga solo le parti che lo sottoscrivono.

Ma le obbligano, perché, visto che è sovrano?

Per il fatto che si sono formate nel corso del tempo, delle norme generali (che quindi valgono per tutti) o se preferite dei comportamenti che tutti i soggetti ammettono essere obbligatori, una delle quali è, appunto: «i patti vanno rispettati».

E, domanderete, se uno non li rispetta, l’altro che fa … se non si chiama Trump o Netanyahu o Putin?  

Mette in opera (o può mettere in opera) due meccanismi. Uno – per così dire preventivo ed immediato – è, appunto, la ritorsione cioè usare contro l’altro la stessa ‘offesa’ subìta, magari aumentata … di un po’. Di un po’ … poco, perché altrimenti si determina una spirale, che quelli che sanno le lingue chiamano escalation.

Ma non la rappresaglia, perché la rappresaglia è una sorta di vendetta e in un mondo civile esistono altri modi per ottenere soddisfazione da una violazione di un proprio diritto o una lesione di una propria legittima pretesa; non parliamo nemmeno della rappresaglia armata. Per capirci: difendersi è lecito quando si è sotto attacco (la legittima difesa è un equivalente aggravato della ritorsione, se ci pensate) inseguire un rapinatore che fugge in strada o, se volete, fare la guerra all’altro lecito non è.

Ma, ancora, come si fa a sapere se quel determinato comportamento è lecito o illecito? Si ricorre, tra l’altro, ad una sorta di mediazione, di arbitrato (Corte internazionale di giustizia, inclusa), che, nella sua forma più semplice si fa così: uno nomina un “mediatore” o “arbitro” che gli piace, l’altro il suo e i due nominati ne nominano un terzo, che dirige la discussione e porta alla eventuale soluzione. Come nel calcio: arbitro e guardalinee.

Fateci caso, per concludere.

Se avessimo in Europa governi meno idioti e “nazionalisti” (quando non pre-fascisti … non fatemi fare esempi!) di quelli che abbiamo oppure avessimo delle istituzioni europee degne di questo nome (e certo, quindi, non quelle impersonate da una come la signora Ursula von der Leyen) quando Putin propose di nominare un “mediatore” di suo gradimento come il sig. Schröder, gli stati europei invece di urlargli contro e sbeffeggiarlo avrebbero dovuto fare (almeno per prova) la stessa cosa: nominarne uno “della propria parte” e poi lasciare a quei due il compito di trovarne uno neutro. Non per nulla Putin è laureato in diritto internazionale!

Ma, direte, Putin ci avrebbe preso in giro, non avrebbe negoziato davvero, la guerra sarebbe continuata, ecc.. Forse. Ma si sarebbe mostrato di voler carcare una soluzione pacifica realmente, di essere magari più civili di altri. Piuttosto che mettere in piedi quella buffonata dei “volenterosi” e spendere miliardi in armi, forse per la gioia di Crosetto (anche se, mi pare, a lui l’Europa fa un po’ schifo) ma magari per risparmiare ulteriori morti e rovine nella illusione di “vincere” contro la Russia, giusto il giorno in cui Trump dichiara di non avere più “colpi”!

Certo, ci vorrebbero scienza e coscienza.  

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.