Il volontario non sostituisce le attività sanitarie e quindi non riduce il carico clinico, ma riduce il carico relazionale e logistico, di informazioni, accompagnamento, di adattamento ambientale di cui hanno bisogno i pazienti e degenti e che ora pesa sugli infermieri e sugli OSS

 

In Italia, la carenza di oltre 65.000 infermieri pesa sulla salute dei cittadini e liberare tempo clinico degli infermieri è una soluzione che può valere circa 20.000 infermieri. Questo può essere fatto dal volontariato se inteso e gestito in modo strutturato. Ecco ‘il come’ con una premessa di contesto.

E’ difficile far percepire il valore strutturale, funzionale e quantitativo del volontariato qualificato. C’è ammirazione morale, ma poco riconoscimento del loro sano protagonismo e valore organizzativo e delle competenze maturate ‘on the job’ che derivano dalla prossimità relazionale con i pazienti e degenti.

Questa parte è considerata una sorta di elemento impuro (oltretutto disturberebbe ‘il manovratore’ – governance dell’ospedale e della struttura sanitaria in generale), che va a sporcare l’estetica valoriale.

Non si comprende che valorialità e valore del volontariato sono un fatto imprescindibile per il SSN specialmente se si vuole compensare, seppur in parte, la carenza di oltre 65.000 infermieri che pesano sulla salute dei cittadini e liberare tempo clinico degli infermieri.

Anche i volontari, se formati, hanno competenze specifiche al pari delle altre professioni sanitarie. Principio fondamentale è che il volontario non sostituisce le attività sanitarie e quindi non riduce il carico clinico, ma riduce il carico relazionale e logistico, di informazioni, accompagnamento, di adattamento ambientale di cui hanno bisogno i pazienti e degenti e che ora pesa sugli infermieri e sugli OSS (Operatori Socio Sanitari).

Si pensi allo sviluppo di tecnologia per l’accesso ai CUP (Centro Unico di Prenotazione) dove i  totem per accettazione-prenotazione hanno bisogno della presenza di volontari che aiutano e spiegano l’iter di accesso, il diffuso ‘salta code’ al CUP denominato ‘fast pass’ che il 90% dei pazienti non sa gestire se non con l’aiuto di un volontario, tecnologia di mobilità per pazienti con difficoltà motorie (per esempio sedia a rotelle), prima accoglienza per pazienti da ricoverare per prestazioni mediche con degenza (spunta degli elenchi e, accompagnamenti in reparto) e così via.

Se non ci fossero i volontari, dovrebbero esserci dipendenti della struttura (ovviamente con uno stipendio), salvo lasciare ‘allo stato brado’ l’accesso dei pazienti. Il volontariato professionalizzato libera  tempo professionale e clinico di infermieri ed OSS. Da studi fatti, il tempo potenzialmente recuperabile è del 5-15% del tempo infermieristico totale e del 10-20% del tempo degli OSS.

Questo tempo recuperato e liberato consiste, oltre a quello già citato precedentemente, in richieste non cliniche e comunicazioni con familiari e care giver, piccole incombenze organizzative, il bisogno di relazione non clinica ma di  accompagnamento e socialità e ancor più specificatamente, per esempio, allertare i medici della non aderenza terapeutica dei pazienti degenti ecc.

Si stima che ci potrebbe essere un recupero di 1 ora su un turno di 12 ore dell’infermiere in ospedale e di 2 ore per OSS in RSA. Andiamo nel concreto: considerando che il sistema infermieristico (circa 400.000 infermieri) vale circa 700 milioni di ore annue e qualora l’attività di volontariato liberasse e recuperasse il 5% del tempo lavoro infermieristico totale, si avrebbe un risparmio di 35 milioni di ore che equivalgono a 20.000 infermieri ‘full time equivalent’. In altri termini, avremmo tempo clinico e specializzato di circa 20.000 infermieri; ciò consentirebbe una quota degli infermieri mancanti.

L’attività di servizio dei volontari a favore dei pazienti-degenti creerebbe anche le condizioni perché il paziente-degente possa sviluppare meglio la sua capacità di avere comportamenti utili per le cure e una predisposizione ad accettarle .

In Italia, il rapporto infermieri per medico è di 1,42 vs. 2,7 della Germania e 2,8 in UK: cioè la mancanza di infermieri è un freno per l’attività sanitaria clinica. Da più di vent’anni le professioni sanitarie-infermieri e riabilitatori, tecnici diagnostici prendono la laurea senza regole sulla loro autonomia professionale e quindi si creano ‘sfridi’ organizzativi a scapito di pazienti e degenti.

In un Paese come l’Italia dove gli i anziani sono 25% e più della popolazione e quindi le patologie croniche e fragilità prevedono poche e puntuali prestazioni cliniche, ma lunghe stagioni esistenziali, è evidente la necessità di  più infermieri e OSS, ma i posti universitari per infermieri vanno deserti e solo il 75% riesce a finire di studi.

Quindi è necessario rifondare l’immagine delle professioni di assistenza e costruire competenze allargate anche per i volontari.

Di Giorgio Fiorentini

Senior professor in Bocconi con la quale collabora, a vario titolo, dal 1981. Attuale posizione in Bocconi e SDA Bocconi nel Dipartimento di Analisi istituzionale e management pubblico (DAIMAP) e nell’Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS); CERGAS (Centro di ricerca sull’assistenza sanitaria e sociale). Ideatore e direttore “Master in management delle imprese sociali” (23 ed)-Bocconi. Responsabile progetto:”Dai un senso al profitto”(XIV ed). Attuale posizione altre Università • Dal 2021 Codirettore scientifico e direttore MASTER IN MANAGEMENT delle IMPRESE SOCIALI e PREVIDENZA-LUM(Libera università Mediterranea)-Casamassima(BA) • Fino al 2015 Codirettore del MASTER in ETICA D’AZIENDA (MEGA)-in collaborazione con l’Istituto Marcianum-Patriarcato di Venezia-Venezia(7^ edizioni). Membro del Consiglio Direttivo LILT(Lega Italiana Lotta Tumori)MILANO e BRIANZA,vice presidente SOTTOVOCE-ass.volontari IEO-MONZINO,consigliere CdA Fondazione Salvatore Maugeri Group-Pavia;Volunteer association advisor,Ideatore e presidente PREMIO IMPATTO-Salone CSR e INNOVAZIONE SOCIALE-Koinetica e Univ.Bocconi,;Membro ETHICS COMMITEE di Lombardi Group sa;LOINGsa-Bellinzona. LIBRI:G.Fiorentini-TUTTE LE IMPRESE DEVONO ESSERE SOCIALI-Profitto e Impatto Sociale-FrancoAngeli 2021; G.Fiorentini, V.Saturni,E.Ricciuti-La VIS di AVIS-la valutazione socio economica delle donazioni del sangue-FrancoAngeli ed .-2016;Fiorentini G-M. Campedelli -La dote ed la Rete-una policy e un modello per le non autosufficienze-Fondazione Easy Care-Reggio Emilia;CD-ROM-2016;G.Fiorentini-G.Sapelli-G.Vittadini:Imprenditore: Risorsa o problema-BUR Saggi-Mi-2014;G.Fiorentini-V.Saturni-AVIS in the Italian transfusion System-FrancoAngeli –ed.Mi-2013; G.Fiorentini-V.Saturni ‘AVIS nel sistema trasfusionale italiano’; FrancoAngeli ed.-Mi 2013;G.Fiorentini-F.Calò-Impresa sociale &Innovazione Sociale –Franco Angeli ed.-mi-2013; D.Dal Maso-G.Fiorentini(a cura di)-Creare valore a lungo termine-Egea-2013