Bombardare Marte con ordigni atomici lanciati sui poli del Pianeta Rosso per riscaldare l’atmosfera e rendere l’ambiente del quarto pianeta del sistema solare più simile a quello della Terra. Ecco la follia senza regole
L’esternazione di Elon Musk è datata, diciamocelo pure. Risale a circa sette anni fa ma è pur sempre indicativo il suo proposito di voler bombardare Marte con ordigni atomici lanciati sui poli del Pianeta Rosso per riscaldare l’atmosfera e rendere l’ambiente del quarto pianeta del sistema solare più simile a quello della Terra. Un grosso sforzo ma con un fine per la sua mente assolutamente umanitario: facilitare la colonizzazione umana su un altro mondo. L’unico, a dir il vero con una vaga e per adesso improbabile possibilità di vita per il genere umano.
L’idea, inequivocabilmente criminale, quando fu comunicata in un’emittente televisiva americana avrebbe meritato una condanna definitiva dopo certamente un processo mirante ad esaminare la conformità delle sue facoltà mentali. Ma lo sappiamo, gli Stati Uniti hanno molta dimestichezza con le bombe atomiche e se è vero che l’Unione Sovietica ne ha testato in totale 715 deflagrazioni nell’arco della sua storia, 210 sono stati i test nucleari compiuti dalla Francia tra il 1960 e il 1996, 45 dalla Gran Bretagna, sei ciascuno da India e Pakistan e ben 45 dalla Cina. Però, solo il Paese con la bandiera a stelle e strisce ha usato l’arma atomica in guerra per uccidere deliberatamente le popolazioni civili inermi di due città. E -non dimentichiamolo- con il progetto A119 già una volta alla fine degli anni Cinquanta i geni del Pentagono si proposero di far esplodere una bomba nucleare sulla Luna al fine di dar risposta ad alcuni problemi di astronomia ed esogeologia ma più di tutto, per alzare il morale dell’opinione pubblica dei propri cittadini dopo che i nemici sovietici si mostravano in vantaggio nella corsa allo spazio.
Sono storie più o meno note all’opinione pubblica, ma non in maniera sufficiente per mettere a fuoco alcuni personaggi che stanno muovendo le leve del potere del mondo in cui noi tutti viviamo.
Conveniamo che è difficile spiegare all’uomo più ricco del mondo che in quel mondo in cui vive anche lui ci sono delle regole e che vanno rispettate, anche se in tasca si hanno più soldi di tutti. Per cominciare ci sono i trattati delle Nazioni Unite del 1967. Lui non era nato quell’anno, è vero ma ancora non esiste un’era “avanti Musk” e una “dopo Musk”. Dettaglio forse trascurabile ma quest’è.
Bene, nell’Outer Space Treaty sottoscritto anche dagli Stati Uniti, nell’art. 2 viene inequivocabilmente vietata la colonizzazione in senso giuridico, stabilendo che nessuno Stato può appropriarsi dello spazio o dei corpi celesti tramite sovranità, occupazione o qualsiasi altro mezzo perché considerati “provincia di tutta l’umanità”. Quindi il termine “colonizzazione” è fuori legge. E poi, (art. 4) gli usi esclusivamente pacifici delle regioni spaziali impediscono di installare armi nucleari o altre armi di distruzione di massa.Strano che Musk non ne sia stato messo al corrente. No?
Ora, è vero che quest’anno l’amministrazione Trump ha formalizzato il ritiro degli Stati Uniti da ben 66 organizzazioni e trattati internazionali, tra cui 31 enti e agenzie legate alle Nazioni Unite e ha promosso la creazione di un nuovo organismo internazionale alternativo chiamato Board of Peace a cui nella presentazione abbiamo scorto con sgomento anche la figura del capo della diplomazia italiana ma questi exploit, ci auguriamo, sono una grave malattia del mondo che prima o poi dovranno cessare.
Ora le cose possono anche essere cambiate.
Dopo lo schieramento con Barak Obama e poi con Joe Biden, Elon Musk ha liberato circa 250 milioni di dollari per finanziare la campagna elettorale del suo presidente e questi subito dopo la presa del potere ha nominato alla guida della NASA un amico e sodale pronto ad acconsentire a tutte le richieste che portassero soldi alle casse di SpaceX. Ma non basta: è notizia appena giunta che la U.S. Space Force, per dire, ha assegnato sempre a SpaceX un contratto da 4,16 miliardi di dollari per un programma di rilevamento e tracciamento di bersagli aerei dallo spazio. Il progetto non serve a buttare bombe su Marte ma certo non lascia a tasche vuote le casse della ditta spaziale americana che sta per quotarsi in borsa e sempre per restare in famiglia, ha decretato di riservare fino al 5% delle azioni nella sua prossima offerta pubblica iniziale a determinati dipendenti -non ha tutti- e a familiari e amici dei suoi dirigenti. Una lista di amici e familiari che non saranno soggetti a restrizioni di alcun blocco che possano limitare la vendita immediata delle azioni. Meglio di qualsiasi regime aristocratico precedente alla Rivoluzione Francese!
Ma torniamo a noi.
Noi sappiamo ben poco dell’universo che ci circonda e continuiamo a chiamarlo ‘infinito’, ma senza alcuna consapevolezza dei suoi limiti. Pur nella sua immensità abbiamo compreso che è un sistema fragile costituito da una serie di equilibri piuttosto instabili il cui sconvolgimento potrebbe causare una serie di reazioni a catena senza controllo. È un principio, sia pur vago, che dovrebbero far proprio gli scienziati e i filosofi illuminati.Ma anche quelli che hanno le leve di controllo del mondo che ci ospita.
Se Musk non arriverà -speriamo proprio- nel suo impegno malefico di bombardare Marte rischiando di sconvolgere alcuni assetti naturali che durano da miliardi di anni, potrebbe essere perché rinsavisce dalla sua visione alterata da droghe e psicofarmaci oppure perché ancora la tecnologia non è pronta per tale follia. Ma c’è sicuramente il rischio che la sua idea possaessere ripresa da qualche discepolo insensato e ancora più potente.
Ed è quanto dovrà essere l’impegno di tutti per smontarne i presupposti.
