Il Presidente USA ha sempre più l’acqua alla gola. Se non si sbriga a risolvere il problema, tutti quei bei contratti tra Washington e Pechino potrebbero saltare, ma, d’altra parte, l’unica soluzione non può non essere diplomatica

 

Benché abbia idee alquanto diverse sul resto del discorso di Sergio Labate, condivido la sua affermazione: «Il capitalismo occidentale assegna ogni potere a un’élite che è tanto ristretta quanto sterminato è il suo potere. Diciassette persone, il cui potere privato ha ormai preso possesso allo stesso tempo di ogni sovranità statale e di ogni forma di vita individuale».

In realtà ero partito in queste righe proprio da una impressione che mi ha colto nell’assistere allo “storico” incontro fra il Presidente degli USA, il capo di un impero sedicente “occidentale”, e il Presidente della Cina, presunto aspirante ad un impero “orientale”, che, poi, si accinge a ricevere (badate bene: ricevere) l’ex capo dell’impero orientale, diciamo così, “vecchio stile”: la Russia.

A me, a parte le fanfare, le scene e le sceneggiate e l’incontro di due orette al massimo tra i due presunti padroni del mondo, è sembrato di assistere ad una commedia che va in scena senza uno dei due protagonisti. Vediamo.

Trump arriva alla testa di oltre 150 super-imprenditori, quelli che in pratica posseggono gli USA e la gran parte del danaro del mondo, in testa il solito Musk col figlioletto (… in Italia gli toglierebbero la patria potestà e non solo in Italia e nemmeno solo a lui) tutti accolti con reverenza e cortesia, molti pasticcini e involtini primavera. Poi gli affaristi si sono ritirati a discutere e programmare affari con i loro omologhi cinesi, mentre i due “big”, si riunivano in privato.

Al termine delle due ore di colloquio, Xi si è limitato a dire che tutto era andato bene specialmente in termini economici, ma anche a ricordare la “trappola di Tucidide”, della quale hanno parlato tutti i giornali, oltre a citarla un anno fa Graham Allison in un suo libro famoso proprio sui rapporti USA-Cina. Trump ha risposto, quasi sottovoce con due frasi esplicite: siamo contrari alla dichiarazione di indipendenza di Taiwan e non faremo una guerra a 15.000 miglia da casa: «Non cerchiamo guerre e, se la situazione rimanesse così com’è, credo che alla Cina andrebbe bene. Non voglio che qualcuno dichiari l’indipendenza e che gli Usa debbano percorrere 15.000 chilometri per andare in guerra. Voglio che si calmino. Voglio che la Cina si calmi.Non vogliamo che qualcuno dica ‘diventiamo indipendenti perché gli Stati Uniti ci appoggiano’». Ciò mentre, nell’altra stanza, dove c’erano gli industriali, tra l’altro con riferimento alle importantissime aziende Nvidia, Apple, ecc. Ma anche sull’Iran, sembrerebbe, si è discusso e concordato le cose più importanti: la guerra con l’Iran deve finire, lo stretto di Hormuz deve essere riaperto, niente bomba atomica per l’Iran.

Sbaglierò, ma è come dire anche qui, “a noi cinesi serve il petrolio dall’Iran e dal Golfo Persico, voi USA avete creato una situazione impossibile, risolvetela”. E a ciò, Trump risponde secondo le sue solite modalità aggressive e violente, minacciando distruzioni di ogni sorta. Ma, a me sembra, ha l’acqua alla gola. Se non si sbriga a risolvere il problema, tutti quei bei contratti potrebbero saltare, ma, d’altra parte, l’unica soluzione non può non essere diplomatica, la forza non farebbe altro che distruggere ed uccidere. Cosa quest’ultima che gli chiede, molto preoccupato, Netanyahu, che vuole distruggere tutto ciò che può, nella sua visione regionale e miope, ma estremamente violenta del mondo o, più precisamente, del mondo israeliano, e sa che questa possibilità durerà il tempo di Trump e forse meno. Israele ha timore che davvero gli USA porranno fine alla guerra contro l’Iran: non sarebbe la prima volta, gli USA lo hanno già fatto abbandonando l’Ucraina, sia pure nella speranza che questa Europa asfittica e litigiosa se ne volesse fare carico.

Non per nulla, circola proprio in queste ore, la voce di una cauta disponibilità iraniana, per ora, a sospendere l’arricchimento dell’uranio e una qualche riapertura dello stretto di Hormuz. Non moltissimo, ma molto, a mio avviso. Anche se il bomber statunitense urla che non se ne parla nemmeno.

Siamo di fronte, in parole semplici, ad una trattativa di amplissime dimensioni, che vede gli USA intenti solo a guadagnare il più possibile in futuro, ma che hanno una fretta estrema di chiudere la guerra all’Iran, che, oltre a non raggiungere altro scopo che non sia la distruzione, comincia a diventare costosa, più costosa di quanto non siano stati i vantaggi economici e che aliena agli USA una buona metà del mondo.

Ma una volta di più, ribadisco, Trump è tutt’altro che matto, recita la sua parte, quella dei superricchi e super affaristi, indifferente a idee o leggi, ma intenzionati a guadagnare e comandare.

Ma lo fa oggi, forse per merito di taluni dei suoi collaboratori come ho già scritto, con quel tanto di razionalità che gli permette di comprendere quando ha le spalle al muro e quindi deve negoziare, sia pure con gli eccessi di violenza e di brutalità, tipici, ahimè, degli statunitensi: dei più ricchi e innovativi, ma anche della massa dei meno ricchi, che pensano di vendicare la propria insufficienza, attribuendone la colpa ad altri: in particolare gli “stranieri”, sia migranti, sia semplicemente non statunitensi.

Sarebbe il momento per una Europa che avesse la coscienza e la volontà di esistere, per agire collettivamente in una situazione che gli europei per primo pagano: in termini economici, di risorse energetiche, di rischi di terrorismo.

In questo senso valuto negativamente chi distorce la realtà delle affermazioni di Mario Draghi, “venduto” come un guerrafondaio fine a sé stesso. Compresi i cosiddetti “pacifisti” senza se e senza ma.

La ricerca e la fabbricazione di armi europee, ripeto europee, preferibilmente di difesa, serve sia per difendersi da eventuali attacchi (chi se la sente di escluderli per l’avvenire?), sia per sviluppare attraverso di esse ricerca scientifica e realizzazione tecnologiche anche e magari alla fine solo per le esigenze civili: insomma, crescita del PIL. Ben diverse, e da condannare senz’altro, sono le manie bellicose e di creazione di assicelli vari del Governo Crosetto (l’unico che conta davvero in questo Governo di pupattole) che immagina un asse con Merz, a sua volta alla ricerca di una potenza militare tutta tedesca e, nelle fretta, di grandi acquisti dagli USA, nell’intento di acquisire una supremazia militare europea: il contrario esatto di quella Europa Unita, da quegli Stati Uniti di Europa, forti di scienza e tecnologia, ma portatori di civiltà e rispetto dei diritti dell’uomo e dello stato di diritto, che sembra abbiano dimenticati.

Turba vedere il nostro Governo, e quindi l’Italia, come una sorta di bellicoso Paese con le armi di un altro. Questo che abbiamo è il governo più bellicista che abbiamo mai avuto, ignaro dell’insegnamento di Bobbio, che spiegava con pazienza ai “pacifisti” assoluti (etici o semplicemente disarmati) che l’unico, vero e solo pacifismo è la creazione e il rispetto di regole condivise. Non per nulla Papa Francesco parlava sempre di «costruzione» della pace, non di caduta dal cielo di essa.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.