Oggi integrare il valore qualitativo con il valore quantitativo del volontariato è un modo costruttivo per annoverare e considerare i volontari non come make up valoriale, ma come parte indispensabile ed integrante del sistema civico
Il volontariato deve conciliare il gigantismo valoriale del senso della vita e dell’altruismo con l’indispensabile positivismo dei numeri che sono, oggi, una cartina di tornasole del suo valore. Infatti, i numeri sono considerati un approccio minimalista e residuale.
Oggi integrare il valore qualitativo con il valore quantitativo del volontariato è un modo costruttivo per annoverare e considerare i volontari non come make up valoriale, ma come parte indispensabile ed integrante del sistema civico.
Fino a qualche tempo fa dire che il ‘valore’ della valorialità funzionale del volontariato era misurabile e valutabile con indicatori quantitativi nonché evidenziare le sue dimensioni quantitativamente rilevanti ed importanti, era considerato una specie di ossimoro concettuale. Era un atto impuro che sporcava la purezza del valore del volontariato; il punto di vista valoriale era l’unica visione importante. Appena si citavano quantità e numeri di impatto del volontariato si vedeva “lo storcimento di naso’ degli ascoltatori. Tutta le quantità erano un inquinamento.
Ci sono state delle evoluzioni concettuali e semantiche:nuovi paradigmi. Si è capito che comunque la qualità valoriale del volontariato ha continuità di impatto e di cambiamento positivo per gli stakeholders se si appoggia anche su una serie di elementi strutturati quantitativamente. Anzi si è notato che il ‘valore dei valori’ va di pari passo con il valore della organizzazione portante.
Quanti volontari, quanti metri quadrati di spazio che diventa luogo, quanto valore di produzione, quanto assetto organizzativo, quante risorse economiche a disposizione hanno un ‘effetto leva’ sui servizi solidali e sociali che si erogano.
In primis si è capito che il volontariato è più incidente e di impatto se lo si considera un “lavoro” che è comunque nobile e di valore “in re Ipsa”. Con una marcia in più: è gratuito e quindi la motivazione del volontario ha una valenza metaeconomica.
Quindi fare il volontario non è un sacrificio (se così è meglio smettere subito), ma piuttosto un modo per dare senso alla propria vita senza celebrazioni e trionfalismi ma anche senza banalizzare il proprio operare. I volontari sono persone che si realizzano tramite i servizi di volontariato e creano valore condiviso.
In Italia il valore economico generato, il valore aggiunto e l’equivalente economico del lavoro volontario è generato da circa 4,7 milioni di persone (9,1% della popolazione ≥15 anni)che hanno svolto attività di volontariato nel 2023 .
Di essi 3,2 milioni in forma organizzata e 2,5 milioni in forma diretta/informale erogando 84,3 milioni di ore di lavoro volontario annue (ISTAT)
Qualora considerassimo il valore della produzione sociale tramite attività di servizi e, in alcuni casi, anche produzione di beni (considerando il lavoro volontario valorizzato ,le entrate delle organizzazioni non profit, l’occupazione dipendente) si genera una stima di circa 80–85 miliardi di euro l’anno.Cioè ≈ 4% del PIL italiano.
Questi numeri rispecchiano il sistema portante del volontariato senza il quale il welfare dello stato non starebbe in piedi e quindi sono “ il rendersi conto per dare conto” non solo dell’importanza ma della funzionalità del volontariato.
L’evoluzione del volontariato ha una funzione trasformativa vuoi perché esso stesso è una funzione sempre più professionalizzata e con competenza, vuoi perché allarga lo spettro di attività per riparare, intervenire sulle urgenze con la relazione di sollievo e di conforto etico- morale ma anche di aiuto concreto per la vita e la qualità di vita di chi è fragile.
Un esempio? In Italia oltre 4 milioni di persone vivono in condizione di non autosufficienza, in gran parte anziani e l’assistenza grava principalmente sulle famiglie, che sostengono spese private molto elevate per badanti, assistenza domiciliare o RSA. Tutto questo costringe molte famiglie ad indebitarsi. Infatti una indagine CENSIS – Assindatcolf ha rilevato che il 59% delle famiglie con un anziano non autosufficiente giudica insostenibile o poco sostenibile la spesa per l’assistenza ed una quota rilevante dichiara di aver intaccato i risparmi , contratto debiti o prestiti e venduto beni o immobili.
In questo caso abbiamo bisogno di un volontariato di competenze finanziarie che sviluppano piani di rientro e di gestione del debito senza il qualele famiglie cadono nel baratro dell’usura.Oltre a tenere la mano del malato è necessario guidare le famiglie evitando crisi irreversibili.
Questo approccio non è assoluto, ma deve essere considerato perché senza questo chassis ontologico non si realizza la valorialità, la relazione di conforto e sollievo con continuità.
Il sollievo laico del volontariato professionalizzato (che è possibile solo per il tramite dell’informazione e della formazione) si declina in:
-SOLLIEVO RELAZIONALE e COMUNICATIVO
-SCAMBIO DI INFORMAZIONI
-COMUNICAZIONE COME CONFERMA ESISTENZIALE
-DIALOGARE(«CHIACCHERARE»no!!!)E SCRIVERE:COSE FUTILI
-SOLLIEVO PROGRAMMATO DI RECUPERO
-MOBILITA’ASSISTITA
-COME SI FA:
indennità di accompagnamento
aspetti normativi e legali
idennità,agevolazioni spesso non conosciute,detrazioni
Isee
amministratore di sostegno
Siamo di fronte a nuovi paradigmi.
