Il migrante, allo stato degli atti, non solo ha un avvocato infìdo, ma non può avere un avvocato d’ufficio! E come si difende?
Il pasticcio inverecondo del ‘decreto sicurezza’ è ancora largamente in corso.
Vediamo.
Giorgia Meloni si incaponisce a pretendere la conversione del DL 23/2026 e manda la sua personale anima nera, a fare, per quanto si è capito, una sorta di ‘accordo costituzionale’ col Presidente della Repubblica, da cui risulterebbe che si potrebbe fare un nuovo decreto, che annulli il primo.
Il tutto in gran segreto perché questa è la concezione della democrazia della signora Meloni: oscura e nascosta, piena di trucchetti e colpi bassi.
Meglio se condotti dal più nero tra i neri del Governo ex magistrato esperto in azzeccagarbuglismi e responsabile dei Servizi Segreti, dove è in atto uno scontro furibondo, in parte pare da lui stesso provocato. Il tutto per correggere, si fa per dire, la genialata di Piantedosi (stretto amico di Salvni … che fa di tutto per prenderne il posto!) che se ne assume la responsabilità affermando che andrebbe tutto bene, ma che vi sono «diverse sensibilità»: il Ministro dell’Interno e la sua capa, così parlano della nostra Costituzione! Una vergogna e il fastidio del Quirinale è evidente, ma Mattarella, al solito, usa i guanti di velluto.
La cosa in sé è un pasticcio politicamente mostruoso (si discute di una aggiramento “moderato” della Costituzione!) giuridicamente abnorme e probabilmente impossibile, specie tra istituzioni che visibilmente non si fidano l’una dell’altra e dove, l’una, vuole mettere a tacere l’altra, la più “alta”.
Tecnicamente. La legge di conversione entrerebbe in vigore come legge, e l’altra, un Decreto Legge, ammesso che si possa, nello stesso giorno. Ma la prima, il DL sicurezza, è già in vigore da due mesi e dunque: quanti avvocati potranno richiedere quei 615 € e quante volte si sarà verificato il caso sarà impossibile da accertare … e quindi la rilevata offesa alla rispettabilità della avvocatura permane se non si aggrava. Ma, inoltre: e se il secondo DL non entrasse in vigore (e di gente pronta a fare un trucco del genere ce ne è a iosa in Parlamento) che accadrebbe: che il Presidente della Repubblica farebbe causa alla “Signor Presidente del Consiglio on.le Giorgia Meloni” per non avere onorato la promessa?
Ma, a mio parere c’è di peggio e non so se al Quirinale ci abbiano badato, spero si siano solo distratti.
Infatti: il Decreto del Presidente della Repubblica 30.5.2002 n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia) all’art. 142 prevede: «Processo avverso il provvedimento di espulsione del cittadino di Stati non appartenenti all’Unione europea: Nel processo avverso il provvedimento di espulsione del cittadino di Stati non appartenenti all’Unione europea, di cui all’articolo 13, … l’onorario e le spese spettanti all’avvocato e all’ausiliario del magistrato sono a carico dell’erario e sono liquidati dal magistrato … ».
Questa disposizione viene abrogata dal n. 3 dell’art. 29 della legge di conversione del famigerato decreto, che, quindi è già in vigore. Per di più il n. 1 del medesimo articolo prevede un “obbligo di cooperazione” sulla legittimità del quale avrei qualche dubbio. Insomma il migrante, allo stato degli atti, non solo ha un avvocato infìdo, ma non può avere un avvocato d’ufficio! E come si difende?
Orbene mi domando e, sommessamente domando al Presidente Mattarella, il risultato è che, tra l’altro soltanto per i migranti (art. 3 Cost.) non vi sarà più il gratuito patrocinio (art. 24 Cost.). Non sembra un po’ incostituzionale anche una cosa del genere? Risultato che diviene ancor più abnorme con la nuova disposizione della legge di conversione del DL.
E infine, lo zuccherino sulla torta. Sul sito della Gazzetta Ufficiale italiana, oggi ore 13.56 si trova letteralmente il «testo vigente al 22.4.2026», dove all’art. 142 si riporta «Art. 142 ((Articolo abrogato dal d.l. 24 febbraio 2026, n. 23))»: benché formalmente corretto, forse un po’ prematuro o, magari peggio … già applicato chi sa quante volte in questi ultimi ben due mesi! Ma inoltre, vista la proposta di “correzione”, chi sa quanti altri potranno chiedere quel “premio” retroattivamente (psicolgi, Onlus, ecc.), senza che il migrante sia nemmeno stato rimpatriato!
C’è materia da scriverci una dozzina di articoloni scientifici e magari anche qualche monografia!
