A Trump non resta che scegliere tra il continuare questa guerra di aggressione ormai perduta o cercare a tutti i costi una soluzione diplomatica, che gli permetta di dire di avere vinto

 

Nel clima generale di paura e di surrealtà che circonda il mondo nel conflitto brutale tra USA-Israele e Iran-Libano, tra le altre compare e scompare la notizia di una sorta di ‘isolamento terapeutico’ del Presidente Trump, ad opera, parrebbe, di alcuni collaboratori (dipendenti, cioè) a sua insaputa.

Cosa in sé di una gravità enorme sia perché moltiplica di mille volte la inaffidabilità di Trump a chi tratti con lui, sia perché (e ciò non riguarda solo gli USA e il suo popolo) taglia fuori letteralmente qualunque controllo istituzionale su Trump. Crea una sorta di governo nascosto (non ‘ombra’, perché governerebbe effettivamente) sconosciuto e incontrollabile. Mi fermo qui, ma sta in fatto che in altre occasioni parleremmo di colpo di stato. Spero, ebbene sì, spero che non vi sia nulla di vero, ma la cosa dà i brividi. Qualche vecchio come me, ricorderà i momenti difficili che vivemmo ai tempi delle dimissioni ‘ottenute’ dal Presidente Antonio Segni – dal quale il futuro Presidente Francesco Cossiga si vantava di avere ricevuto armi e appoggio dei Carabinieri alle elezioni del 1948, come poi più tardi si vantò di essere uno dei capi della ‘Gladio’ – alle prese con una ischemia cerebrale, poco dopo il mai del tutto chiarito fallimento del ‘Piano Solo’, orchestrato dai Carabinieri, anzi, ‘solo’ dai Carabinieri, ma, pare, su sollecitazione di Segni.

E si trattava di un Presidente italiano, senza poteri esecutivi!

Ciò posto e sperando che sia solo una notizia fasulla, siamo sul crinale di una collina, un crinale molto ripido. Il Presidente Trump, del quale a molti piace dire che sia matto, ma io continuo a non crederci, dovrà (o lo dovranno i suoi ‘facenti funzione’) scegliere tra il continuare questa guerra di aggressione ormai perduta, o cercare a tutti i costi una soluzione diplomatica, che gli permetta di dire di avere vinto ‘nell’interesse della pace’ – cioè accettare una mezza vittoria da propagandare come un trionfo – senza sparare troppo sul viso dell’Iran. Anche se, poi, la estrema debolezza di Trump o di chi per lui, si rivela clamorosamente quando l’Iran, all’ultimo minuto, blocca tutto perché con arroganza gli USA non hanno tolto il blocco navale. Invero, anche l’Iran (che sembra consigliata da Israele) azzarda un po’, ma nelle trattative diplomatiche si fa così, almeno se i contendenti sono ‘diplomatici’, cose che in questo caso, almeno uno sembra tutto fuor che quello.

La cosa, comunque, benché difficile non è impossibile. Ma vedremo, la situazione non è solo fluida è gassosa!

Resta il fatto che Trump ha però due enormi ostacoli: la difficoltà notevole di farsi credere dagli statunitensi e specialmente di superare l’opposizione delle grandi strutture imprenditoriali USA che hanno in mano tutte le principali leve del potere e che, specialmente grazie a questa guerra stanno guadagnando cifre enormi, fraternamente spartendosele con lo stesso Trump, spesso accusato addirittura di ‘insider trading’, aggiotaggio.

L’altra, forse anche più grossa se, come credo, collegata alla prima, è Israele, che continua nelle sue stragi di arabi palestinesi e non e di distruzione sistematica delle case e strade libanesi e palestinesi. E che quindi non ha alcuna intenzione di vedere cessare questa guerra, che ad Israele serve per creare il solito ‘fatto compiuto’ che è fin dall’origine il suo solo, brutale, modo di aumentare il proprio territorio e di distruggerne gli abitanti. La insensibilità israeliana verso gli interessi comuni è ormai un fatto storico acquisito, specie verso i morbidi europei e i condizionati statunitensi. Anche per dire ce ben si comprende la perplessità di molti milanesi “gemellati” con Tel Aviv, città costruita sulle macerie di Jaffa.

E in ciò il Presidente Benjamin Netanyahu è stato chiarissimo su tre punti: il no assoluto e ormai ripetuto nei fatti tutti i giorni della nascita dello stato di Palestina, anche solo simbolica; cosa nella quale riesce ancora oggi, per incredibile che possa apparire, ad ottenere un appoggio, renitente ma pesante, dei Paesi europei e degli USA. Anche se in USA, l’appoggio degli statunitensi anche ebrei si sta affievolendo, come afferma oggi il Financial Times. Non per nulla Netanyahu quando ha ricevuto “l’ordine” di cessare il fuoco in Libano, si è dichiarato “scioccato” e, prima di sospendere momentaneamente il fuoco (ma non le distruzione di case e villaggi) ha lanciato 90 bombe nel pieno centro di Beirut, come ha raccontato Nello Scavo a ‘Che tempo che fa’.

In secondo luogo, nella sua ormai evidente paranoia che gli fa pensare di passare alla storia come il fondatore della ‘grande’ Israele, Netanyahu ha mostrato chiaramente le ragioni della sua offensiva in Libano: il collegamento di quella che ora chiama fascia gialla di sicurezza, con le alture del Golan già illecitamente detenute e sottratte alla Siria. Un bel pezzo di territorio libanese, dove secondo il solito, si distrugge tutto, case, coltivazioni, persone e perfino le NU attraverso lo Unifil, per poi usarne a proprio piacimento il territorio,

E infine, alla cessazione delle ostilità da parte degli USA, Netanyahu ha detto chiaro che per lui il «lavoro» con l’Iran non è ancora finito. Si prepara, dunque, a qualche colpo basso? Propenderei per il sì, ma per ora posso solo dire: temo di sì, lo ha sempre fatto.

Per dirla con John J. Mearsheimer: «In short, Israel and its lobby bamboozled Trump into starting a losing war against Iran and now they won’t let him end it »!

Per parte nostra, per quell’evidente nulla che ormai contiamo grazie alla “Signor Presidente del Consiglio on.le Giorgia Meloni”, abbiamo finto di partecipare alla riunione a Parigi relativa allo sminamento dello Stretto di Hormuz, salva accettazione del Parlamento, ma non abbiamo nemmeno saputo affermare l’ovvio: l’autorizzazione delle Nazioni Unite. Anzi, il nostro bellicoso ministro della guerra, ha detto che delle Nazioni Unite si può anche fare a meno: una volta di più, siamo al fianco non solo di Trump ma della grande industria bellica USA, non soddisfatta dalla cancellazione del progetto Michelangelo della Leonardo.

Ma infilatasi in un ginepraio incostituzionale, cui accennavo ieri, ora “a muso duro”, ma visibilmente alle corde, propone e lascia proporre un pasticcio mostruoso: un nuovo decreto legge interpretativo della legge di conversione del precedente e che ne cancellerebbe quella parte. Un mostro giuridico, che (a prescindere dalla fiducia che ci dà questo Governo, molto poca!) comunque lascerebbe in vita quelle disposizioni sia pure per poco. Tanto più che una versione che circola parla di versamento non solo agli avvocati, ma anche a psicologi, sociologi, Onlus, ecc.: anche se il migrante non rimparia! Non ho parole.

Come dicevo ieri: ormai il danno è fatto e così lo si aggrava e di molto anche.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.