Le urne piene e strapiene, ma ancora di più anche le piazze piene, strapiene, di popolo che in qualche modo si ‘riappropria’ della sua sovranità. Si ribella ad una situazione statice e irreversibile. Si ribella in realtà alle ‘democrazie illiberali’

 

Sono due le cose che mi colpiscono fortemente nei fatti degli ultimi giorni e settimane.

Primo fatto: le urne piene e strapiene (specie in Ungheria), ma ancora di più anche le piazze piene, strapiene, di popolo che in qualche modo si ‘riappropria’ della sua sovranità. Si ribella ad una situazione statice e irreversibile. Si ribella in realtà alle ‘democrazie illiberali’, una contraddizione in termini clamorosa: non facciamoci ingannare da certa, in Italia diffusissima, propaganda di basso livello che parla di ‘nazione’, di dignità e rispetto, ma stravolgimento, delle istituzioni e che mentre finge di allontanare persone oscure dal potere, in realtà le conserva in posizioni eminenti. È il caso dell’improvvisa, ma cautissima, scoperta della questione morale in politica, che, però, colpisce solo i casi clamorosi, pur ‘risarcendoli’ in altro modo!

È il caso dell’Italia e della sua ‘opposizione’ sempre meno evidente perché sempre alle prese con i casi recenti di colpi bassi tra alleati, ma dove la vera e propria discesa in campo, non partitica, di migliaia di giovani, finora lontani dalle urne, ha consentito una prevalenza sulla sorda e ignava, ma ‘sicura’, pretesa del Governo di scardinare una parte del nostro sistema costituzionale.

Al punto che, a cose fatte, i ‘proprietari’ di un partito politico, che inneggia nel suo simbolo il nome di una persona morta, chiamano il suo segretario (sic?) a renderne conto e a vedersi licenziare taluni suoi collaboratori: una scandalosa manifestazione di potere bruto, che rovescia l’idea stessa di confronto democratico tra partiti politici, come prefigurato dalla Costituzione. In piccolo e molto provinciale, ciò che accade in USA con la presa del potere di fatto, da parte dei grandi potentati economici. Così come al massimo del provincialismo è il comportamento di Silvia Salis, quando afferma di essere ‘disponibile’ a fare il Presidente del Consiglio (bontà sua)  … ma intanto deve portare a termine la sua sindacatura: un concentrato di linguaggio democristiano da fare paura … non per nulla sollecitato da Renzi!

In Ungheria un fenomeno analogo voluto e guidato da un popolo finalmente stanco del regime, che ‘utilizza’ l’unico partito rimasto in vita, per cercare di rovesciare un regime autoritario e odioso. Pur se il nuovo partito è ancora più ‘reazionario’ del precedente: ma privilegia la partecipazione alla UE, cioè lavora per il rinnovamento vero del sistema, imposto o almeno ‘guidato’ da una Europa, pur fortemente indebolita dalla inesistenza politica, sia della von der Leyen, che della signora Kaia Kallas, ma dotato di una storia di rispetto rigoroso dei diritti fondamentali di un sistema fondato sul diritto.

Il secondo fatto. L’ira, la rabbia paranoide e senza contegno di Trump dopo il ‘fallimento’ delle poche ore di trattativa con l’Iran. Non posso pensare che una persona normale ed esperta di politica internazionale, sia così rozza da pensare che si possa concludere una trattativa seria in poche ore, imponendo soluzioni di inaudita durezza e di vera e propria schiavizzazione di un intro popolo. Al quale, per di più, avendolo chiamato in piazza, non offre nessun aiuto leale: la lotta per l’autodeterminazione dei popoli, può essere ‘aiutata’ dagli Stati, secondo il diritto internazionale. Al contrario l’uso della forza contro un altro Stato è vietata in linea generale dal diritto internazionale, salva la possibilità di legittima difesa, della quale non scorgo la minima esistenza né nel caso brutale del Venezuela – dove solo la Meloni è riuscita a scorgere gli elementi della legittima difesa – né nel caso violentissimo e massacratore dell’Iran, del Libano e della Palestina. Con l’aiuto (o forse il comando) di un presunto genocida come Netanyahu … anche se, visto ciò che accade, non comprendo perché non si sia fatto u pensierino anche su Trump!

Quella reazione violenta e minacciosa, non solo mostra all’evidenza che in realtà gli USA, con il suo super-esercito, ma anche il limite della sua azione – per quanto efficace in termini di distruzione possa essere –  che lo porta all’insulto, piuttosto che alla costruzione di una alleanza sincera.

Certo, ottiene l’annullamento, da parte britannica (ambigua fino all’ultimo!) del trattato sulla cessione delle isole Chagos allo stato di Mauritius, dopo un parere consultivo travolgente della Corte internazionale di Giustizia della NU (25.2.2019) e dopo il conseguente trattato del 22.5.2025, osteggiato dagli USA!

Siamo davvero fuori della realtà: un capo ormai impotente all’evidenza, che invece di trattare con pazienza, dà fuori da matto, insulta e prevede misure a dir poco verbali comunque realizzabili in mesi di lavoro pericolosissimo, lo sminamento dello Stretto di Hormuz. Ma intanto, impone, buon allievo della nostra Meloni, un improbabile blocco dei pochi passaggi attraverso lo Stretto, rovesciando così le faticose trattative di alcuni Paesi per avere una sorta di lasciapassare sia pure a pagamento.

E, nella sua furia iconoclasta e rabbiosa, arriva perfino a dire che il Papa è in realtà un fellone, eletto da lui e che ora lo tradisce!

Una scelta politica che può solo ritardare ancora di più il ritorno alla normalità delle forniture, specie all’Europa.

La quale Europa, tra i veti e “vetini” dei vari Salvini e Meloni e di Merz (dalle mene “imperiali” sempre più astruse e pericolose), continua nel suo silenzio sulla Ucraina, mai come oggi un possibile ed efficace oggetto di mediazione intelligente, che pur trasferendo le armi, tratti con la Russia. Non ovviamente, come chiede De Scalzi, come atto di soggezione alla Russia senza riscontro se non economico, ma come sbocco certo e chiaro di una trattative di pace e per la pace.

Una situazione, sia sullo scacchiere interno che su quello internazionale, mai come ora instabile e in movimento, anzi in subbuglio, dove un po’ di razionalità in più non guasterebbe.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.