Il Presidente israeliano Netanyahu era stato da Trump e gli aveva mostrato la possibilità concreta non solo di distruggere la potenza iraniana, ma anche di poter rovesciare il regime

 

A giudicare dalla bella e intensa ricostruzione di Johnatan Swan e Maggie Haberman sul New York Times del 7.4.2026, la decisione di iniziare di nuovo la guerra con l’Iran, sarebbe stata presa personalmente da Trump, pur nella ossequiosa, per così dire, contrarietà o almeno perplessità sia dei politici (Vance in particolare, ma solo perché in contrasto con la linea politica da lui annunciata durante la campagna elettorale!) che del Capo delle Forze Armate. Tutti, però, confidenti alla fine nella buona stella di Trump, pur avendo i Servizi segreti, valutata l’ipotesi come ‘farsesca’. Mi sorprende sempre il modo in cui i vertici dell’apparato statale USA, si siano piegati ai modi autoritari, non solo di Trump, visti anche i licenziamenti di Generali sgraditi. Del resto, questa è la logica ormai della amministrazione USA, che, non per nulla, impone al nostro ossequioso Governo il licenziamento del capo di Leonardo perché progetta la costruzione di u sistema di difesa indipendente dalle forniture USA: alla fine la guerra è solo un affare economico!

E dunque, la decisione finale è stata proprio solo di Trump?

Ebbene no. Innanzitutto perché le pressioni della industria bellica USA erano rumorose e pesanti, come ho accennato prima, fino al punto di riuscire a ‘rimuovere’ Cingolani da Leonardo.

Ma, a parte l’ingordigia delle industrie belliche USA noi, sempre al seguito di chi comanda, assistiamo oggi alla clamorosa entrata in scena a minacce e spintoni di un potentato economico letteralmente ‘padrone’ di un Partito politico, una vera vergogna, francamente umiliante per chi voti quel Partito, FI!  già il precedente 11.2.2026, il Presidente israeliano Netanyahu era stato da Trump e gli aveva mostrato la possibilità concreta non solo di distruggere la potenza iraniana, ma anche di poter rovesciare il regime sostituendolo, magari, con il figlio dell’ex  dittatore Reza Palhavi, di aprire lo stretto di Hormuz e di suscitare una rivolta popolare contro il regime. Sorvolando sul fatto che nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto e sorvolando anche sul fatto che la nostra Presidente del Consiglio, il 9.4, in Parlamento, non sembrava particolarmente contraria a quella decisione, due considerazioni mi colpiscono: la totale assenza di alcuna valutazione di legittimità nel corso della decisione e il fatto che tutti quegli obiettivi sono illeciti, compreso quello di aprire con la forza lo Stretto, anche se la norma sulla libertà di navigazione è una di quelle fondamentali del diritto internazionale.

Anzi, se ben capisco, Trump ha lasciato intravedere la possibilità di una sorta di accordo commerciale tra USA (o lui, non saprei bene) e Iran per incassare un “diritto di transito”: illecito visto che la libertà di navigazione è un pilastro del diritto internazionale e visto che il Golfo Persico, compreso lo stretto, contiene larghi spazi di “mare libero”. In altre parole gli USA si propongono anche di guadagnarci su una chiusura dello Stretto. Chi sa se qualcuno da quelle parti ricorda che un predecessore di Trump, W. Wilson, pose nel 1917, tra i famosi ‘14 punti’ per chiudere la prima guerra mondiale, la libertà di navigazione.

In altre parole, il ‘vincente’ in questa situazione è evidentemente indirettamente l’Iran e principalmente Israele che, infatti, appena raggiunto una sorta di accordo di tregua, che comprendeva anche l’aggressione israeliana al Libano, lo ha subito boicottato, aggredendo come mai prima il Libano e perseguendo ulteriori annessioni dei territori della Cisgiordania, ormai del tutto dimenticata, come Gaza, bombardata di nuovo.

Certamente l’idea un po’ beffarda degli USA, espressa da Trump è che: «chi riceve il petrolio da Hormuz vada allo Stretto e se lo prendaSiamo sulla buona strada per completare i nostri obiettivi militari. Nelle prossime due-tre settimane colpiremo l’Iran con forza e lo riporteremo all’età della pietra», anzi  addirittura: «Un’intera civiltà morirà stasera. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà»!, ma alla fine c’è stato n rinvio per i negoziati in Pakistan (cioè la Cina) immediatamente boicottati da Israele.

Trump apparentemente ha cambiato idea ma non Netanyahu!

Mentre, per parte sua, l’Iran tratta, ma pone condizioni molto alte, che (stranamente?) non hanno indotto Trump a rifiutare di continuare le trattative!

Si cerca, in sostanza, di demolire i principî su cui si fonda il diritto internazionale da moltissimo tempo. Il che non sarebbe in sé un male, se al suo posto, o a parte del suo posto, se ne proponesse uno diverso e si dicesse chiaro che cosa si vuole: non certo la prevalenza di un capo di tutto, ma sicuramente l’uguaglianza dei soggetti.

Un progetto del genere, “comando solo io”, è stato tentato da molti altri, a cominciare da Cesare e Augusto, da Gengis Kahn e altri: ma nessuno c’è mai riuscito. E il prezzo di quei tentativi è stata la morte di molte migliaia di persone, ma anche la fine delle rispettive “civiltà”.

Restano, però i fatti, completati dallo scontro, molto poco diplomatico con il Vaticano, avvenuto poco dop l’insediamento di Leone XIV, con la convocazione del Nunzio Apostolico al Pentagono (cosa inaudita finora, pare) resa poi in toni molto succinti e ”soft”, ma che non hanno impedito al Papa di usare toni di inusitata durezza e chiarezza, specialmente durante la Via Crucis il Venerdì Santo.

Tutto ciò, per tacere del conflitto in Ucraina, sempre più selvaggio e inutile, e per non parlare del silenzio imbarazzante dell’Europa sia istituzionale che dei singoli stati, alle prese con la evidente incapacità della von der Leyen, con le bizze di Orbàn e Meloni, e con la pretesa di assunzione della “guida dell’Europa da parte di Merz, che blocca tutto. Fatta, forse eccezione per Macron, peraltro sempre più solo che è prossimo alla scadenza del mandato: trovare una alternativa almeno altrettanto autorevole non sarà facile, pur a prescindere dalla possibile vittoria della Le Pen.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.