I fatti degli ultimi giorni non hanno nulla a che vedere con l’incidente di Sigonella di circa 40 anni fa, dove il Presidente Bettino Craxi si oppose con le armi al tentativo USA di appropriarsi di un aereo italiano, dove si trovava uno degli esecutori del dirottamento della nave Achille Lauro
In un Paese in cui la perdita di un partita di calcio, induce il Presidente del Senato della Repubblica a scagliarsi contro gli arbitri, uno si aspetta di tutto.
E quindi anche la improvvisa e strombazzata ‘eroica’ decisione del Ministro Crosetto (quello che era a Dubai con la famiglia all’inizio dei bombardamenti sull’Iran), di non fare atterrare a Sigonella dei bombardieri o caccia-bombardieri non è proprio limpidissima. Non per nulla quella decisione ‘approvata’ circa tre giorni dopo dal ‘Signor Presidente del Consiglio on.le Giorgia Meloni‘ che scrive alla fine di una ‘nota’: «Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi eimprontati a una piena e leale collaborazione», cioè sottolinea che la sua amicizia con gli USA, o meglio con Trump, permane: il contrario esatto di ciò che ha accreditato il Ministro Crosetto.
Non è molto chiaro cosa sia effettivamente avvenuto e perché Crosetto abbia ‘anticipato’ Meloni o, meglio, perché Meloni abbia scritto la nota solo il 31 Marzo, essendone stata avvertita il 27.
Ma lo scopo di queste righe è di spiegare, nei limiti del possibile, come stanno le cose.
Nei limiti del possibile, perché il trattato su cui si fonda la possibilità di installare sul nostro territorio basi militari, sia della NATO che degli USA in quanto tali, è del 20.10.1954 … ma è segreto! E questo è già un primo e molto serio problema: la nostra Costituzione all’art. 75 esclude un referendum abrogativo sulle leggi di autorizzazione alla ratifica di cui all’art. 80, che spiega che «Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali … ». Basterebbe questo ad escludere la validità di quel trattato. Che, però è stato seguito da un memorandum, questa volta pubblico, nel quale si dice chiaramente che le basi possono essere usate solo su autorizzazione dello stato ospitante e che sono comandate da un ufficiale italiano e al numero 4 dell’art. VI precisa che l’Italia “comunica al responsabile USA se e quali operazioni siano in contrasto con le leggi italiane” e inoltre «immediately seek advice from higher Italian Authorities». Il che, nel caso di specie è esattamente ciò che è avvenuto.
In altre parole, tutto regolare e previsto, rispetto a basi militari, che non godono della ‘extraterritorialità’ (per usare un termine di uso comune) anche se se la prendono, e pertanto nemmeno della immunità: non per nulla alla base USA di Pozzuoli (Napoli) sono stati richiesti alcuni contributi locali nel lontano 1998. Fatta salva la norma di diritto internazionale che prevede una sorta di extraterritorialità provvisoria ai ‘corpi di truppa’ in movimento. E quindi, per essere precisi, nulla a che vedere con l’incidente di Sigonella di circa 40 anni fa, dove il Presidente Bettino Craxi (e si dimentica sempre di citarlo, il Ministro degli Esteri Giulio Andreotti) si oppose con le armi al tentativo USA di appropriarsi di un aereo italiano, dove si trovava uno degli esecutori del dirottamento della nave Achille Lauro. Lì ci fu una vera prova di forza e di decisione, perché l’aereo era stato illecitamente costretto ad atterrare, sul suolo di Sigonella: territorio italiano, tanto vero che c’erano abbastanza Carabinieri da impedire con i mitra puntati ai soldati USA di appropriarsi dell’aereo, o meglio del suo contenuto.
Ciò detto, nel comunicato di Palazzo Chigi, si dimentica di sottolineare due cose fondamentali.
La prima (tutta politica ma importantissima) è che, diversamente da Spagna, Francia, Gran Bretagna, e ormai anche Germania che hanno vietato l’uso di tutte le loro basi USA, noi ci avvaliamo di un codicillo per dire un no molto compunto e ossequioso.
La seconda è che, appunto, non spiega il perché (ammesso che chi di dovere lo conosca) che sarebbe davvero fondamentale.
Infatti, coerentemente con altri Paesi europei, ma in maniera ambigua e sfuggente, si è compreso che aiutare gli USA avrebbe significato perdere il privilegio della neutralità e trasformarci in un Paese belligerante: un rischio terribile per il nostro paese. Tanto più che l’Italia non ha detto una parola che abbia senso compiuto, sia sul massacro di Gaza da parte Israeliani per non parlare della invasione del Libano e del bombardamento sull’Iran, sia sulla guerra scatenata da USA e Israele contro l’Iran.
Per dirla in termini molto sommari: con quel comunicato blando e sfuggente, abbiamo affermato pubblicamente che siamo ‘dalla parte’ di USA e Israele: questo dovrebbe essere ben chiaro a tutti gli italiani.
Guerra, tra l’altro, sostanzialmente perduta dagli USA, anche se forse non del tutto da Israele, che approvando la legge sulla pena di morte per ‘terrorismo’ solo ai palestinesi, non lascia dubbi sulle reali intenzioni di Israele: occupare tutta la Palestina, tenersi le alture del Golan, aggiungere un bel pezzo di Libano al proprio territorio, già molto ‘allargato’ a partire dalla guerra del 1948 e poi del 1967 e così via.
Al là, dunque, dell’orgoglio italiano (un po’, va detto, ‘italiota’) per avere imitato Craxi (la cui figliola non ha mancato di fare sentire la sua voce!) che mi sembra ingiustificato, la linea con grande fatica enunciata a suo tempo dal Governo, quella dei due popoli e due stati, è stata di fatto largamente superata.
Non per nulla la furia di Trump si è scatenata contro altri Paesi, ma ha taciuto o trascurata l’amica Italia. Il che, temo, confermerà ad un occhio smaliziato la nostra reale partecipazione o non opposizione, ad una guerra di pura aggressione. Che poi ciò sia già accaduto con la nostra partecipazione sostanziale al conflitto in Ucraina, sia pure in un modo molto tortuoso, non riduce la pericolosità delle nostre attuali scelte.
