Altro che ‘antipolitica’, il contrario: la coscienza di vivere in un mondo gestito malamente non solo da incompetenti, ma da prevaricatori legati a doppio filo con i ricconi di turno

 

Ha detto giustamente Enrico Mentana, durante la sua – insopportabile – ‘maratona’, quasi stizzito dalla montagna di parole generata dai suoi “ospiti” che si parlavano addosso e si interrompevano a vicenda – specialmente Paolo Mieli, visibilmente arrabbiato per il risultato del referendum – ha affermato, dicevo, Mentana «questa è una vittoria della sinistra».

Osservazione corretta, secondo me, anche se attribuire ‘Guseppi’ Conte alla sinistra mi fa una certa impressione. Corretta perché prende finalmente atto del fatto che “il centro” – di per sé una figura inesistente – ha, furbetto, sostanzialmente votato per il sì: tra le dichiarazioni ufficiali di Calenda e le ambiguità “sottili” (secondo lui) di Renzi che da tempo attenta un giorno sì e l’altro pure alla segretaria del PD e che «ha lasciato libertà di voto» ai suoi elettori (sic!), ma specialmente al gruppo “guidato” dalla signora Picierno, che ha inventato un manipolo dissidente nel PD, palesemente unito solo dall’ antischleinsmo. Spero ardentemente che la signora Schlein si limiti ad emarginare quelle persone con grande delicatezza e non si abbandoni alla, benché comprensibile, vendetta.

Infatti: si tratta di un successo di una sinistra un po’ virtuale, ma unita nella difesa di una Magistratura (non, sia chiaro, molto apprezzabile) e dal timore che quel referendum potesse diventare la chiave per scardinare il nostro sistema costituzionale, per trasformarlo in un regime in stile Orbàn – o, meglio, trumpiano – che è il sogno chiarissimo della destra autoritaria che è al governo. Lo dimostrano i toni violenti con cui hanno “accettato”, magari al canto di una capinera come pare che sia, la situazione. Non dimenticando di minacciare gli avversari promettendo di portare avanti una riforma elettorale, che nemmeno la riforma Acerbo o la “legge truffa” di non lontana memoria osavano proporre. Sta in fatto, che la prima si applicò solo una volta, nel 1924, e poi … in Italia non si votò più! Quanto alla legge truffa, voluta fortemente da De Gasperi e Scelba, passò grazie a due voti di fiducia, in Senato e alla Camera, e fu, a sua volta, applicata una sola volta con la ferma opposizione di gran parte degli elettori che fecero “crescere” sia la sinistra che la destra estrema (il MSI di Almirante, per capirci, il “padre spirituale della signora Meloni) e fu abrogata l’anno successivo, il 31.7.1954.

Non escludo che la tentazione del governo sia quella di ricorrere a trucchi vari per fare passare una legge chiaramente invisa al popolo, specialmente alla parte più giovane del popolo italiano!

È, invece, molto triste, e credo che tutti noi lo ricorderemo specie i giovani, che ci sia voluto un referendum per convincere la imbattibile e lungimirante signora Meloni, genio della politica italiana di destra, a fare dimettere Del Mastro e la Bartolozzi … e si parla anche della Santanché. Un po’ tardi!

Ed è qui, a mio parere che è il punto centrale messo in luce da questo voto: è il popolo che si è espresso, sia andando alle urne in numeri imprevisti – e sì che la destra contava proprio su una partecipazione massiccia per prevalere – e con un massiccio “no”, che, me lo si permetta, non ha nulla a che vedere con l’odio verso la casta politica, ma principalmente con l’inefficienza e la vaghezza delle varie (quindi non solo della destra) proposte e del modo visibilmente canagliesco con cui si fa la “lotta politica”: agguati, approcci segreti, trucchi, ecc. per non parlare della evidente tendenza ad un regime autoritario.

Ciò spiega anche il livore del ceto al governo, che usa toni violenti e furenti, vendicativi o ridicoli: pensate a Carlo Nordio che, umilmente, si paragona a Churchill! Ma ciò non spiega affatto i toni sprezzanti di certo giornalismo, quando afferma tra l’altro che «si è accusato il governo di voler sottomettere “i giudici”, cosa che nemmeno a Topolinia, la risposta è stata la più golosa: con le guardie e contro i ladri, più spesso di soldi, talvolta di potere … E soprattutto se è un’opinione alimentata non soltanto dalla magistratura ma dalla politica stessa, da destra e da sinistra, alternativamente. Il trionfo eterno dell’antipolitica».

Eh no, proprio no: non credo che vi sia nulla di vero in questo giudizio, banalmente comune, di astio verso i cittadini che disprezzerebbero la politica, a parte il fatto che non vedo cosa ci sia di buono in “questa” nostra politica. La decisione del popolo – nessuno mai dovrebbe usare queto termine in toni sprezzanti, meno che mai riferendosi a Topolinia! – è stata nella sua maggioranza un giudizio politico “di sinistra”: non nel senso di “a favore” di questo o quel partito politico, ma di difesa orgogliosa del poter votare direttamente, una volta tanto, contro una politica in sé spregevole, confusa, illetterata, volgare, senza prospettive.

Questo credo sia ciò che ha fatto valere, indubbiamente la signora Schlein, con pazienza, senza reagire agli attacchi più o meno trucidi della sua stessa “parte” politica, intesa come opposizione, ma parlando per lo più di altro: di sanità allo sfascio, di salario minimo, di opposizione alla guerra comunque e dovunque … senza essere mai “pacifista” in stile Conte. Ora si tratterà di trovare un modo per “unire”, perfino Renzi (e ce ne vuole di stomaco!) e, magari, qualche residuato di FI, del tutto sbigottita dal risultato.

Certo, non illudiamoci: la storia insegna che la ‘sinistra’, se vince si suicida o viene suicidata!

Per quanto riguarda la destra autoritaria, il giudizio di un popolo composto da una grossa quantità di giovani, è stata proprio la volontà di non accettare l’atteggiamento di comando di questa destra, che va avanti a decreti legge e fiducia, appiattita stupidamente sulla “politica” incomprensibile ma comunque ostile ai Paesi europei degli USA … e non solo, credetemi, di Trump, il nuovo cow-boy razzista e violento contro i … più deboli, interpretato genialmente da Sergio Leone. Ma molto meno dalla cultura USA, che finge di non sapere o ricordare nulla della strage degli indiani di America e del fatto che ancora oggi i pochi eredi di quegli “indiani” sono considerati un popolo assoggettato, non partecipe degli USA: Costituzione USA, art. 1, sezione 8 «To regulateCommerce with foreign Nations, and among the several States, and with the Indian Tribes»! Il linguaggio truculento degli USA ha disgustato specialmente i più giovani nei confronti non tanto di Trump stesso, ma di chi ci si identifica. Loro, i giovani, sanno bene che se la guerra continuasse a lungo, saranno proprio loro, i giovani, a doversi sobbarcare i danni e i costi. E hanno ben capito che gli USA con la tregua unilaterale di cinque giorni hanno dichiarato la sconfitta … anche se non lo hanno detto all’Iran perché tutti i leader sono stati ammazzati. In specie da Israele, che, senza farsi tropo notare, approfitta della situazione per fare strage di persone e di civiltà. E questo, i giovani lo hanno capito benissimo!

Per non parlare dell’Europa, sogno reale dei più giovani, che, immagino, non accettano più l’idea sciocca di uscirne o di limitarne l’importanza in nome di un “nazionalismo” che ricorda più gli Unni che la realtà e che si oppone strenuamente allo sviluppo delle energie rinnovabili, in un momento simile!, proprio quando le fonti fossili sono più costose e sempre più difficili da trovare,

Altro che ‘antipolitica’, il contrario: la coscienza di vivere in un mondo gestito malamente non solo da incompetenti, ma da prevaricatori legati a doppio filo con i ricconi di turno. I giovani vogliono il telefonino e lo sanno usare molto meglio di noi vecchi, ma vogliono (vorrebbero) la libertà di usarlo con la certezza di non esserne usati.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.