Ampiamente considerato come un architetto chiave della politica di sicurezza e nucleare dell’Iran e una figura centrale nella leadership del Paese
Ali Larijani, un’importante figura politica iraniana ed ex capo della sicurezza nazionale, è stato ucciso all’età di 67 anni in un attacco aereo israeliano mentre visitava sua figlia nella periferia orientale di un sobborgo di Teheran. La sua morte, confermata dalle autorità iraniane, segue la recente uccisione del leader supremo Ayatollah Ali Khamenei e arriva in mezzo a un conflitto in corso che coinvolge Iran, Israele e Stati Uniti. «L’America e il regime sionista hanno bruciato il cuore della nazione iraniana», aveva scritto sui social media. «Bruceremo – aveva detto a poche ore dell’uccisione della Guida Suprema, Ali Khamenei – i loro cuori, faremo rimpiangere ai criminali sionisti e agli americani senza vergogna le loro azioni», prima di accusare il presidente Donald Trump di cadere in una “trappola israeliana”.
La sua ultima apparizione in pubblico risale allo scorso 13 marzo, quando si è visto sfilare in mezzo alla folla nella cosiddetta “Giornata mondiale di al-Qods” fissata dall’ayatollah Khomeini ogni ultimo venerdì di Ramadan, in segno di solidarietà con i palestinesi. In quell’occasione non ha mancato di deridere il ministro della guerra americano per aver affermato che i leader dell’Iran «si nascondevano nei sotterranei come topi». «I nostri leader – aveva replicato a Pete Hegseth – sono in strada, tra la gente, mentre i vostri sono sull’isola di Epstein».
Larijani era ampiamente considerato come un architetto chiave della politica di sicurezza e nucleare dell’Iran e una figura centrale nella leadership del paese. Divenne volto noto in Occidente grazie al suo ruolo nei negoziati che hanno portato nel 2015 alla firma dell’accordo sul dossier nucleare.
Come riportato da Deccan Herald, la morte di Larijani è considerata un colpo significativo alla leadership iraniana. È stato determinante nel guidare la campagna di rappresaglia dell’Iran durante l’attuale guerra e in precedenza aveva lavorato come capo negoziatore nucleare, difendendo il diritto dell’Iran di arricchire l’uranio. Ha anche svolto un ruolo nel garantire che l’accordo nucleare del 2015 soddisfacesse le esigenze degli estremisti iraniani.
Come evidenziato da The Hindu, Larijani è nato a Najaf, in Iraq, nel 1958 da un’importante famiglia clericale. Si è trasferito in Iran da bambino, in seguito ha conseguito un dottorato in filosofia. La sua carriera includeva ruoli come comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie, capo dell’emittente nazionale iraniana e presidente del parlamento per dodici anni. Era noto per il suo approccio pragmatico, ma rimase impegnato nel sistema teocratico dell’Iran.
Come notato in un articolo dell’HindustanTimes, la famiglia di Larijani è stata descritta come i “Kennedy dell’Iran” a causa della loro influenza politica. Ha sposato Farideh Motahhari all’età di 20 anni ed ha avuto quattro figli, tra cui Morteza e Fatameh. I suoi fratelli hanno anche ricoperto posizioni significative nella magistratura, nella diplomazia e nel mondo accademico iraniano.
L’analisi ha mostrato che l’influenza di Larijani ha raggiunto il picco dopo la morte di Khamenei, poiché è diventato la figura centrale nel mantenere la continuità del governo iraniano. Era visto come abile nel bilanciare la lealtà ideologica con l’arte di stato pragmatico, guidando la politica nucleare dell’Iran e la diplomazia strategica.
La carriera di Larijani è stata caratterizzata sia dall’impegno diplomatico che dalle posizioni dure. È stato sanzionato dagli Stati Uniti a gennaio per il suo ruolo nel reprimere violentemente le proteste, con i gruppi per i diritti che hanno segnalato migliaia di persone uccise durante la repressione, come rivelato dal ’Guardian’.
“Larijani è stato l’attore centrale nel mantenere la continuità del governo iraniano per diversi mesi, e in particolare dal giugno 2025”, ha detto David Khalfa, co-direttore dell’Osservatorio del Medio Oriente presso la Fondazione Jean Jaures, come citato in recenti rapporti.
La morte di Larijani è stata pubblicamente riconosciuta dai leader israeliani, con il primo ministro Benjamin Netanyahu che ha fatto riferimento all’evento in una dichiarazione video. L’incidente è stato utilizzato anche da Netanyahu per esortare gli iraniani a sfidare i loro governanti clericali come indicato dal rapporto.
L’eredità di Larijani include il suo ruolo nel plasmare la politica nucleare dell’Iran, la sua leadership durante i periodi di disordini interni e la sua influenza all’interno di una potente famiglia politica. È stato autore di diversi libri di filosofia ed è stato considerato una figura chiave nella storia moderna dell’Iran man mano che i dettagli sono emersi.
Nato nel 1958 a Najaf in una famiglia benestante emigrata in questa città santa irachena, Larijani predilige comunque la carriera accademica a quella religiosa. Consegue una laurea in Matematica e Informatica poi un master e il dottorato in Filosofia occidentale con una tesi su Immanuel Kant. Il suo legame con la rivoluzione islamica del 1979 contro lo scià risale alle prime ore. Si sposa con Farideh Motahari, figlia di uno stretto confidente di Khomeini poi entra a far parte dei pasdaran. Ricopre successivamente diverse cariche governative: tra il 1994 e il 1997 come ministro della Cultura sotto Rafsanjani, poi come capo dell’emittente radiotelevisiva statale dal 1994 al 2004. Nel 2005 diventa consigliere della Guida suprema, l’ayatollah Alì Khamenei, e suo rappresentante presso il Consiglio superiore per la sicurezza nazionale. È fermamente convinto che l’Iran «ha i mezzi per diventare la prima potenza della regione». Nel 2008 viene eletto deputato di Qom, il famoso centro di formazione religiosa sciita, e accede pure alla presidenza del Parlamento, che manterrà per tre mandati consecutivi, ossia fino al 2020. Meno fortunato, invece, è il suo tentativo di accedere alla presidenza della Repubblica. Nel 2005 non arriva al secondo turno, mentre in altre due volte (2021 e 2024) viene addirittura squalificato dal Consiglio dei Guardiani, che valuta i candidati. Poco chiare le motivazioni. Si allude ai legami di sua figlia con gli Stati Uniti. Laureata in medicina presso l’Università di Teheran, Fatemeh ha infatti fatto la specializzazione alla Cleveland State University, in Ohio. Un particolare di non poca importanza che, secondo alcuni analisti, potrebbe spiegare la sua eliminazione come precedentemente quella di altri esponenti “pragmatici” disposti a scendere a compromessi con gli Stati Uniti.
Terminata la lunga parentesi parlamentare, Larijani torna ad occuparsi di sicurezza. Nel 2025 ènuovamente nominato dal presidente Masoud Pezeshkian a segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale. È così nel mirino del Mossad. Di pochi giorni fa la rivelazione che l’ambasciata ucraina a Beirut offre l’asilo a un agente accusato di aver pianificato un attentato contro Larijani durante la sua partecipazione al primo anniversario di scomparsa di Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah. Larijani partecipa anche, poche settimane prima dell’attuale escalation, ai negoziati indiretti con gli Stati Uniti nell’Oman durante i quali accusa Israele di voler sabotare la via diplomatica per “accendere una guerra” nella regione.
