Qualcuno comincia a domandarsi se e quale progetto vi sia per il futuro dell’Iran, a parte il fatto che il destino dell’Iran dovrebbe essere deciso dagli iraniani tutti
«L’uccisione di Khamenei è una buona notizia», così apriva stamane un giornale. La morte di un uomo, per orribile che fosse, è una buona notizia: a questo siamo arrivati ormai, all’odio diretto personale, violento, mortale, che poi magari un miliardario peggiore di lui, definisce «giustizia».
Che c’entra tutto ciò con la giustizia? Certo, un minimo di senso critico fa capolino, sia pure a fatica nel linguaggio da macelleria: «Fare fuori Khamenei, dopo non si sa ». Il senso critico, dico, perché qualcuno comincia a domandarsi se e quale progetto vi sia per il futuro dell’Iran, a parte il fatto che il destino dell’Iran dovrebbe essere deciso dagli iraniani tutti – non solo dalle solite donne, per non perdere mai di vista la solita sviolinatura di prammatica – e non da due (o forse poco più) uomini di grandissimo potere e enorme ‘potenza’: potenza bruta e brutale.
Israele (non solo Netanyahu, troppo comodo) ora dominerà su un deserto di cadaveri, decine di migliaia alcuni anche israeliani e statunitensi, e su montagne di dollari ben guadagnati. ‘Dominerà’, dico, fino a quando e a quale costo? Come può pensare una persona normale di avere un futuro che non sia di violenza e paura continua, avendo intorno decine, centinaia di milioni di arabi, persiani, indiani e chi più ne ha più ne metta, che forse oggi gli sorridono, ma nei quali è ormai piantato a fondo un odio che occorreranno secoli a spegnere.
Ma, prima di un brevissimo commento, permettetemi di constatare con voi la caduta delle mie braccia. Non solo, la gentile occhioazzurrinaprima ministra dell’aspirante regime italico, amico fraterno degli USA, non è stata nemmeno avvertita dell’azione di guerra proprio sotto casa nostra, magari con l’uso delle basi statunitensi in Italia (pare sia stato avvertito solo Merz, guarda caso, e forse Macron oltre Starmer che ha addirittura partecipato al festino!) e chi sa che altro – del resto noi siamo abituati ad ospitare per farli rilassare gli eroici soldati israeliani reduci dai ‘combattimenti’ a Gaza – ma addirittura il Ministro della Difesa (chi sa quanto anche a lui piacerebbe definirsi “della guerra”!) si lascia intrappolare all’insaputa dei servizi segreti (!) a Dubai, cioè nel centro nevralgico del conflitto previsto da settimane da tutti, salvo lui. Ma ancora non basta, perché, scoperto con la salsiccia in bocca, come si dice nelle osterie di Dubai, si arrabbia pure perché lo hanno scoperto e segnala che il viaggio di rientro suo (non della famiglia, lasciata in ostaggio ai dubaiani?) lo ha pagato tre volte il suo valore … e meno male. Ma ancora non basta, perché noi non ci facciamo mancare mai nulla: perché un importante (lui aleno si ritiene certamente tale) esponente del partito di “Giuseppi”, ne chiede le immediate dimissioni… seguìto, vedrete, da tutta la truppa.
Neanche il senso del ridicolo, in una circostanza in cui, al di là della vergogna, vi sarebbe almeno da esprimere il dolore per quelle povere 150 bambine morte sotto le bombe sulla loro scuola e ovviamente per tutti gli altri … ma ormai la macelleria è aperta ventiquattro ore al giorno! Però, tranquilli: Tajani sa bene che ci sono migliaia di italiani da quelle parti, oltre Crosetto e famiglia.
E ora che succede?
Al di là del futuro ‘regime’ iraniano, che si preparano a scegliere Trump e Netanyahu, la Cina perde la sua fornitura abituale di 2.000.000 di barili di petrolio attraverso lo stretto di Hormuz e quindi dipenderà ancora di più dalla Russia, ma lo stesso varrà per una buona parte del mondo, che subirà un aumento dei prezzi del greggio non indifferente, ma specialmente subirà le conseguenze di questa sorta di sommovimento tellurico in una zona nevralgica per il mondo intero.
Come accennavo ieri, però, colpisce il relativo silenzio fino al ridicolo della Russia, che invoca il rispetto della «morale umana e del diritto internazionale». Al di là del fatto, molto probabile direi, che qualcuno a Teheran abbia tradito ritardando il rifugio di Khamenei in un luogo più sicuro, resta l’evidente ‘accordo’ tra USA e Russia per la spartizione di quel che resta delle risorse mondiali. Con, immagino, una grande difficoltà in più per gli USA, ormai sbilanciati verso un controllo militare di mezzo mondo, che non credo francamente possano mantenere a lungo.
Per dire che la politica ‘isolazionista’ degli USA continuerà (come ha ben dimostrato l’indifferenza verso l’Europa in questa guerra) e che molto prima del previsto noi europei veri (cioè esclusi, temo, i britannici) dovremo decidere se unirci per difenderci, o soccombere. E pensateci bene: c’è chi punta a questa seconda alternativa.
