Già solo andando a ‘sbirciare’, l’Italia si farebbe complice attivamente del crimine di diritto internazionale consistente nell’impedire l’autodeterminazione del popolo palestinese
«L’assenza dell’Italia a un tavolo in cui si discute di pace nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera e allo spirito dello stesso art. 11 della nostra Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie». Con questa frase tanto lapidaria quanto sbagliata, Antonio Tajani, il nostro Ministro degli esteri (attaccando direttamente Mattarella e quindi violando la Costituzione dato che lui è un Ministro non uno qualunque) dice una cosa che non ha senso né politico né giuridico. Sul politico è talmente ovvio che non occorre dirlo: noi abbiamo forse interesse a decidere, con altri mediterranei sul Mediterraneo, non a partecipare a, o addirittura “osservare” decisioni e atti altrui. Ma lasciamo correre.
Sul piano giuridico, oltre alle ovvie e perfette osservazioni di Mattarella, vorrei aggiungere un paio di elementi strettamente giuridici e di diritto internazionale in particolare, per dire che anche la semplice partecipazione come osservatori è illecita, illecita!, sia dal punto di vista del diritto interno che del diritto internazionale. Ma certamente, di quest’ultimo.
Il trattato sul «Board of Peace», tanto per cominciare, non si sa se sia entrato in vigore, anche se è probabile che lo sia visto che basta che sia sato ratificato da almeno tre dei non si sa bene quanti stati partecipanti: all’inizio erano ufficialmente Argentina, Armenia, Azerbaijan, Bahrain, Bulgaria, Ungheria, Indonesia, Giordania. Ad essi si aggiungono, pare: Arabia Saudita, Turchia, Egitto, Israele, Pakistan, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bielorussia, Kazakhistan, Marocco, Vietnam e, in prospettiva, la Russia, come afferma Trump, anche se la Russia, per parte sua, dice che il miliardo di dollari può essere preso dagli interessi degli asset russi congelati in Europa. Ma, insomma, diamolo per in vigora: strano, tre su venti o … “x”
Sempre la Casa Bianca (Trump, insomma), oltre ad essere Presidente a vita e ad avere il diritto di nominare il successore e di decidere sulla partecipazione o meno di altri stati, ha nominato (a suo insindacabile giudizio, art. 4.1.a: « The Executive Board shall be selected by the Chairman and consist of leaders of global stature»!) sette membri del Comitato Esecutivo, nelle persone di M. Rubio, J. Kushner, S. Witkoff, M Rowan, A. Banga e Tony Blair.
Lo scopo del Board è tanto vago quanto omnicomprensivo, art. 1 Cap.1: «seeks to promote stability, restore dependable and lawfulgovernance, and secure enduring peace … ». al di là della vaghezza, l’idea di reinsediare i governi legittimi e “affidabili”, implica che si decida sia chi sia legittimo e affidabile sia rispetto a chi o a che. L’art. 1 (“Mission”) è seguito dal Capitolo I (Purposes anf Functions), l’art. 2 è seguito dagli articoli 2.1 ecc. I Capp. II, III e IV, sono seguiti da articoli (2, 3, 4 … ), mentre l’art. 5 (Expenses) è seguito dal Cap. V (Finncial Provisions) seguito da un comma non numerato e dall’art. 5,2. Il Cap. VI (Legal Status) è seguito dall’art. 6, mentre l’art. 7 (muto, cioè privo di testo) è seguito dal Cap. VII (Interpretation And Dispute Resolution), cui si accoda il Cap. VIII (sugli emendamenti) con l’art. 8, mentre l’art. 9 (muto) è seguito dal Cap. X, accompagnato dagli artt. 10.1, 10.2 … e così via. Come dire che il testo è un po’ pasticciato e i fini sono a dir poco vaghi.
L’idea generale, non detta nel testo, ma nota da varie fonti, è quella di ricostruire Gaza, per farne, dicono, cose meravigliose. Che è, poi, l’unica motivazione data da Tajani e Meloni: partecipare alla costruzione, affari, insomma.
Neanche una parola è dedicata ai palestinesi che, si suppone, sono lì e sono a dir poco i proprietari del suolo, oltre che, insieme a quelli rimasti in Cisgiordania (proprio oggi Israele ne ha annesso un altro pezzo) i destinatari del principio di autodeterminazione dei popoli, sostenuto sempre a gran voce dalle NU (art. 1.2 e 55), con la risoluzione 2625 del 1970 (una pietra miliare della storia del diritto internazionale) che afferma, tra l’altro: « all peoples bave the right freely to determine,without external interference, their political status… Every State has the duty to promote, through joint and separate action, realization of the principle», per concludere «Every State shall refrain from any action aimed at the partial or total disruption of the national unity and territorial integrity of any other State or country».
Sulla sostanza della questione palestinese ho scritto tante volte che non occorre dire di più.
In altre parole e per dirla molto in fretta, una eventuale partecipazione dell’Italia, anche solo come osservatore, non violerebbe solo l’art. 11 della Costituzione, ma anche l’ancor più fondamentale art. 10 che impone (sì, impone) il pieno e continuativo rispetto del diritto internazionale generale e, grazie all’art. 117.1 anche di quello convenzionale ed europeo.
L’Italia, cioè, già solo andando a sbirciare, sarebbe complice attivamente del crimine di diritto internazionale consistente nell’impedire l’autodeterminazione del popolo palestinese (su cui ben due Pareri Consultivi della Corte internazionale di Giustizia si sono espressi con abbondanza di particolari) e del crimine di massacro dei civili palestinesi e forse di genocidio, dato che parteciperebbe alla sottrazione del loro territorio e delle loro case ai palestinesi che sarebbero abbandonati alla distruzione fisica o, come propone Israele, alla deportazione di massa.
Mi spiace per Tajani (che almeno dichiara di non avere alcuna stima per il diritto internazionale) e per il “Signor Presidente del Consiglio on. le Giorgia Meloni”, ma è proprio con quella dichiarazione che l’Italia si auto–accusa di un crimine di notevole gravità e della volontà deliberata di violare il diritto internazionale vigente, come invece impone la Costituzione. Sulla violazione di varie disposizioni dello Statuto della Corte Penale Internazionale, meglio tacere, faremmo ridere al Masri!
In tempi di referendum gridati così ossessivamente, fa un po’ sorridere amaro dirlo, ma: se ci fosse un giudice a Roma avrebbe di che aprire faldoni a decine.
