Il peso di Washington all’interno dell’Alleanza Atlantica rimarrà importante tanto a livello decisionale, quanto di contributo al dispositivo militare comune, anche se le nuove responsabilità affidate agli alleati europei rappresentano un segnale di cambiamento che non deve essere sottovalutato
Il trasferimento da parte degli Stati Uniti della responsabilità sui comandi Joint Force Command (JFC) NATO di Napoli e Norfolk è una notizia che giunge, per molti aspetti, inattesa. Essa riflette, tuttavia, una serie di trasformazioni che stanno interessando da tempo l’Alleanza Atlantica. Da una parte, il trasferimento della responsabilità su questi comandi è, infatti, un segnale del peso crescente che i Paesi europei stanno assumendo all’interno della struttura NATO. In questo senso, esso è un riflesso diretto del maggiore impegno dell’Europa, sia a livello di forze e assetti messi a disposizione, sia di contributo finanziario offerto alla difesa comune. Dall’altra parte, il trasferimento dei due comandi alla ‘mano europea’ conferma una tendenza al disimpegno dal Vecchio continente che gli Stati Uniti stanno esprimendo da tempo e che con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca sembra avere subito un’accelerazione. In questo senso, il trasferimento dei due comandi, unita alla decisione presa lo scorso giugno al vertice de L’Aja di portare al 5% la soglia del rapporto spesa per la difesa/PIL, pare una conferma dell’intenzione di Washington di spostare sulle spalle degli alleati una fetta crescente degli oneri legati al funzionamento del sistema di sicurezza collettiva.
La situazione si presta, tuttavia, a una lettura più articolata. Il trasferimento degli oneri sui due comandi si lega, infatti, anche a un trasferimento di responsabilità. Da questo punto di vista, la scelta di Washington potrebbe avere come risultato quello di rafforzare le ambizioni dell’Europa di un maggiore protagonismo in campo militare. Il rapporto fra Alleanza Atlantica e autonomia strategica europea è stato sempre problematico. Fin dall’epoca del dibattito sulla costituzione di una Comunità Europea di Difesa (1952-54), gli Stati Uniti hanno guardato all’‘Europa della difesa’ con un misto di attesa e timore. Dopo la fine della guerra fredda, di fronte all’accelerazione del processo di integrazione e alla ricerca di un nuovo ruolo politico da parte di Bruxelles, questo atteggiamento si è rafforzato, portando a più di uno screzio, soprattutto nel corso degli anni Novanta. Con il primo arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, infine, l’ambizione di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti ha assunto una centralità del tutto particolare, anche se, in ambito NATO, lo sforzo è stato volto soprattutto a soddisfare le richieste di Washington in materia di spesa, premendo per un più rapido raggiungimento da parte degli alleati europei delle soglie concordate nel 2014 durante il vertice di Celtic Manor.
Vari interrogativi rimangono, comunque, aperti; interrogativi che riguardano, anzitutto, quelli che potranno essere l’entità e le implicazioni del disimpegno di Washington. Gli Stati Uniti hanno sempre svolto un ruolo–chiave in seno all’Alleanza Atlantica, ruolo–chiave che non si è espresso solo in termini di superiorità militare. Washington ha fornito, fra l’altro, un contributo centrale in termini di indirizzo politico. Essa ha agito da fattore equilibrante di fronte ai molteplici – e spesso contrastanti – interessi degli alleati europei. Essa ha fornito, infine, una garanzia addizionale a quei paesi che, con l’entrata nell’Alleanza atlantica, contavano di stabilire una sorta di rapporto privilegiato con la sua potenza di riferimento. L’eventuale venire meno di queste funzioni è un aspetto del possibile disimpegno statunitense la cui importanza va oltre a quella della ‘semplice’ riduzione del loro contributo di uomini e mezzi. Un altro aspetto da tenere in conto riguarda l’impatto che la decisione di Washington potrà avere sugli altri sistemi di alleanza in cui gli Stati Uniti sono inseriti. Pur non riguardando direttamente l’Europa, esso rischia, infatti, di avere conseguenza rilevanti sulla percezione di quelli che sono oggi il ruolo di Washington e il rapporto fra gli Stati Uniti e i loro competitor.
Quello che è certo è che la decisione di Washington – oltre a confermare come il peso di Atlantico e Mediterraneo nel sistema delle priorità statunitensi stia cambiando – segna un altro passo avanti nel processo di ridefinizione degli equilibri interni all’Alleanza Atlantica. Non a caso, l’amministrazione ne ha parlato come della parte di un percorso verso una “NATO a guida europea” (“Europe-led NATO”), nella quale il peso degli Stati Uniti è destinato inevitabilmente a ridursi. Gli Stati Uniti manterranno, comunque, la guida dei c.d. ‘comandi di componente’, ovvero dei comandi delle forze terrestri, navali e aeree (LANDCOM a Izmir, in Turchia; MARCOM a Northwood, in Gran Bretagna, e AIRCOM a Ramstein, in Germania) da cui i JFC traggono gli assetti e il personale per condurre le loro missioni. Non sarebbe, inoltre, in previsione alcuna riduzione significative delle truppe statunitensi oggi presenti in Europa. Nonostante il ribilanciamento in corso, il peso di Washington all’interno dell’Alleanza Atlantica rimarrà, quindi, importante tanto a livello decisionale, quanto di contributo al dispositivo militare comune, anche se le nuove responsabilità affidate agli alleati europei rappresentano un segnale di cambiamento che non deve essere sottovalutato.
